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domenica 7 febbraio 2021

Pasolini, LA RESISTENZA E LA SUA LUCE - Con traduzione di Brandon Brown

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

I contributi dei visitatori

Salvatore Fittipaldi
 
 
 
Pasolini, LA RESISTENZA E LA SUA LUCE
Con traduzione di Brandon Brown
 

L’uomo non è niente altro che quello che progetta di essere.
Jean Paul Sartre


Questa «pura luce», irradiata dal gesto politico, riaccendeva il ricordo di un’altra luce intravista qualche anno prima sulle colline bolognesi di Paderno.È questa la luce originaria, la luminosità Re-esistente, che orienterà l’impegno artistico e civile del poeta, proteso a percorrere una vita che afferma la centralità di quella primigenia fonte luminosa, nella quale egli si era immerso, ancora giovane, per sortirne uomo:

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un’alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l’alba nascente fu una luce
fuori dall’eternità dello stile….
Nella storia la giustizia fu coscienza
d’una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.

LA RESISTENZA E LA SUA LUCE
da La religione del mio tempo, in Pier Paolo Pasolini, Bestemmia.
Tutte le poesie, vol. I, Garzanti, Milano 1993.


Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l’Europa tremò nella più morta vigilia.
Fuggimmo con le masserizie su un carro
da Casarsa a un villaggio perduto
tra rogge e viti: ed era pura luce.
Mio fratello partì, in un mattino muto
di marzo, su un treno, clandestino,
la pistola in un libro: ed era pura luce.
Nella soffitta del casolare mia madre
guardava sempre perdutamente quei monti,
già conscia del destino: ed era pura luce.
Coi pochi contadini intorno
vivevo una gloriosa vita di perseguitato
dagli atroci editti: ed era pura luce.
Venne il giorno della morte
e della libertà, il mondo martoriato
si riconobbe di nuovo nella luce…
Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce divenne incerta alba,
un’alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano…
Così l’alba nascente fu una luce
fuori dell’eternità dello stile…
Nella storia la giustizia fu coscienza
d’una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.
Pier Paolo Pasolini

 
 
The Resistance and Its Light

Pier Paolo Pasolini
translated by Brandon Brown
 

so I came to the days of the Resistance
I didn’t know anything but style
it was a style made totally of light
memorable recognition
of sun. It could never fade
not even for an instant
even as Europe trembled
on its deadliest evening
we escaped from Casarsa
with our stuff in a cart
to a ruined village
among canals and vineyards it was pure light
my brother left, it was a mute morning
March, in a train, disguised
his pistol in a book it was pure light
he lived a long time in the mountains
which shone like paradise in the blue gloom
of Friulian plains it was pure light
in the attic of our farmhouse my mother
always stared at those mountains
hopeless, she saw the future it was pure light
with a few poor people I lived
a glorious life, persecuted
by despicable rhetoric it was pure light
the day of death came
Independence Day, the martyred world
knew itself again in the light…
the light was the thought of justice
I didn’t know what kind of justice
all light equal to all other light
then it changed, the light like an uncertain morning
a waxing dawn that spread all over
Friulian fields and canals
struggling workers in the light
the rising dawn was a light I mean
beyond the eternity of style
in history, justice has been
the realization of a humane
distribution of money, hope
maybe, brighter than that
new light

Fonte:http://www.poets.org/poetsorg/poem-day?utm_medium=email&utm_campaign=Poem-a-Day%20%20March%204%202015&utm_content=Poem-a-Day%20%20March%204%202015%20CID_05d7b32742832c9f3ff459fb32eef64a


Pier Paolo Pasolini rievoca in una lettera la morte del fratello Guido, iscritto a "Giustizia e libertà", ucciso in un agguato da un gruppo di partigiani di diverso orientamento ideale, comunisti vicini a Tito. Lo scrittore friulano si sente erede degli ideali civili libertari per i quali il fratello è morto.
Nel gennaio del ’45 era con Bolla e Enea a Porzùs, dove gli osovani si stavano riorganizzando dopo il disastroso rastrellamento del novembre. Frattanto Guido si era iscritto al Partito d’Azione. Il giorno in cui Bolla e Enea furono ammazzati egli si trovava a Musi con l’amico D’Orlandi per non so che missione; e stavano tornando insieme verso Porzùs. Ed ecco che alcuni loro compagni (i quali, dislocati in una malga sottostante, si erano accorti del tradimento, e si stavano ritirando), avvisarono i due ragazzi del pericolo. Ma essi non vollero saperne di tornare sui loro passi, e anzi si slanciarono di corsa verso Porzùs per portare aiuto agli amici! […] Spesso penso al tratto di strada tra Musi e Porzùs percorso da mio fratello in quel giorno tremendo; e la mia immaginazione è fatta radiosa da non so che candore ardente di nevi, da che purezza di cielo. E la persona di Guido è così viva. "

Il 21 agosto 1945 così scrisse a Luciano Serra:

"Bisognerebbe essere capaci di piangerlo sempre senza fine, perché solo questo potrebbe essere un poco pari all’ingiustizia che lo ha colpito. Eppure la nostra natura umana è tale che ci permette di vivere ancora, di risollevarci, perfino, in qualche momento. Perciò l’unico pensiero che mi conforta è che io non sono immortale; che Guido non ha fatto altro che precedermi generosamente di pochi anni in quel nulla verso il quale io mi avvio. E che ora mi è così famigliare; la terribile oscura lontananza o disumanità della morte mi si è così schiarita da quando Guido vi è entrato. Quell’infinito, quel nulla, quell’assoluto contrario ora hanno un aspetto domestico; c’è Guido, mio fratello, capisci, che è stato per vent’anni sempre vicino a me, a dormire nella stessa stanza, a mangiare nella stessa tavola. Non è dunque così innaturale entrare in quella dimensione così a noi inconcepibile. E Guido è stato così buono così generoso da dimostrarmelo, sacrificandosi pel suo fratello maggiore, forse a cui voleva troppo bene a cui credeva troppo."

Pier Paolo Pasolini
 
@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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sabato 9 maggio 2020

Pasolini - L'uomo dal fiore in bocca [di Marc Bellocchio, 1993]

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


L'uomo dal fiore in bocca [di Marc Bellocchio, 1993]


“Ti chiedo però di parlare, scriverete tornare in mezzo a noi calabresi. Scusa se la mia parola non è facile: sono un operaio”.
Ulisse – Crotone


"Un giudizio netto,interamente indignato".
Pier Paolo Pasolini



Un contributo segnalato da un lettore del blog, che ringrazio:
Luigi Mittiga

Pasolini e la Calabria [e Corrado Alvaro]

di Gaetanina Sicari Ruffo

Il giudizio di Pier Paolo Pasolini contenuto nel libro Le belle Bandiere - Editori Riuniti, 1991 – appare un po’ datato, ma essenziale e denso di significato, di forte e chiara denunzia oltre che veritiero. In effetti si riferisce al 1960, anno in cui Pasolini fece un viaggio nella regione e ricevette anche il rifiuto di parlare in un Circolo di Reggio in Calabria che l’aveva prima invitato.
Lo scrittore risponde ad un lettore che gli chiedeva dei suoi rapporti con la Calabria: “Tra tutte le regioni italiane, la Calabria è forse la più povera: povera di ogni cosa: anche, in fondo, di bellezze naturali. Per duemila anni è stata sottogovernata: ma sottogovernata ancora peggio che la Sicilia o il Napoletano, o le Puglie, che, in molti periodi storici sono state delle vere piccole nazioni, dei centri di civiltà, in cui i dominatori risiedevano, almeno, ed avevano rapporti diretti con la popolazione: gli Arabi in Sicilia, i Normanni in Puglia ecc. La Calabria è stata sempre periferica, e quindi, oltre che bestialmente sfruttata, anche abbandonata. Da questa vicenda storica millenaria non può che risultare una popolazione molto complessa, o per dir meglio, con linguaggio tecnico, «complessata››. Un millenario complesso di inferiorità, una millenaria angoscia pesa nelle anime dei calabresi, ossessionate dalla necessità, dall'abbandono, dalla miseria.
Nel popolo questi «complessi» psicologici di carattere storico, possono dare, nei casi estremi, i risultati più opposti: la più grande bontà - una bontà quasi angelica - e una furia disperata e sanguinaria (la cronaca purtroppo ne parla ogni giorno). Una popolazione esteriormente umile, depressa, internamente drammatica.
Tu forse sai che i «complessi›› psicologici impediscono uno sviluppo normale della personalità: così i calabresi sono molto infantili e ingenui - e questo è del resto il loro grande fascino, la loro più bella virtù. E quel tanto di contorto che c'è in loro è, in fondo, infantilmente semplice.”
Fermiamoci a considerare questa prima parte del suo giudizio che in generale riguarda il tracciato identificativo e storico della popolazione e della terra calabrese all’epoca.
Potrebbe sorprendere l'espressione dello scrittore sul fatto che la Calabria sia povera di bellezze naturali. Penso che intendesse che le sue bellezze, innegabili per altro, fossero trascurare: discariche a cielo aperto, vie di comunicazione precarie, scarsa cura del territorio, nessuna strategia per rilanciare il turismo. Oggi dovremmo aggiungere pure il giallo dei rifiuti tossici, versati in alcune località costiere e montane. Non è un delitto che pesa, a carico di chi amministra, non certo della natura che non e stata generosamente protetta?

È una verità bensì che nell’aspetto dei luoghi resti la traccia profonda di tanti secoli di abbandono e di malgogoverno. E’ una traccia che dura pure nelle menti e ne condiziona i comportamenti.
In questo Pasolini rivela d’essere attento conoscitore dei moti d’animo popolari anche quando parla del carattere dei calabresi che sono egli dice in fondo molto infantili ed ingenui e quel tanto di contorto che è in loro è in fondo infantilmente semplice. Ma creduto ancora in questa semplicità se solo avesse potuto conoscere i numerosi delitti delle famiglie di 'ndranghetista e la rovinosa diffusione del malaffare in mezzo mondo? Non credo si possa parlare di fascino della semplicità della gente Calabra che o era una favola malcelata o s’è definitivamente persa.
S’è detto tante volte da voci diverse dell’immobilismo meridionale, del senso di stanchezza che sembra opprimere le popolazioni. Su queste componenti egli ha una sua diagnosi: l’abitudine ad essere dominati ed asserviti ai tanti dominatori che si sono susseguiti nel passato non ha certo creato stimoli ed incoraggiato la ripresa in senso dinamico. E’ vero, ma questo retaggio non si cancella mai? La natura spontanea o acquisita non può essere corretta e modificata? Verrebbe da rispondere: sì, con la cultura. Ma questa non è una voce vincente e preponderante.

L'unico autore calabrese menzionato è Alvaro che tuttavia serve solo a confermare l’arretratezza degli abitanti. Pasolini aggiunge: “La borghesia Calabrese, come tu sai, è di formazione molto recente. Corrado Alvaro dice addirittura, con una boutade che contiene però molta verità, che essa è nata in quest'ultima guerra, con la «borsa nera››. E' una borghesia recentissima, dunque, e quantitativamente scarsa. Le forme più moderne di questa borghesia, mi pare si riscontrino a Crotone: nelle altre grosse città calabresi, la borghesia è forse la peggiore d'Italia: appunto perché in essa c'è un fondo di disperazione che la irrigidisce, la mantiene, come per autodifesa, arroccata su posizioni dolorosamente antidemocratiche, convenzionali, servili. Non è possibilista, scettica, elastica come in altre regioni del Meridione, dove ciò che la salva, è proprio la sua corruzione, cioè la sua antica esperienza. In Calabria, ripeto, è rigida, moralistica: e perciò faziosa.
Sarà forse un caso, ma tutti i giovani che ho incontrato casualmente o che mi sono stati presentati in Calabria sono fascisti: dico, naturalmente, gli adolescenti di classe borghese. Questo mi ha costernato. È un problema, quindi, che passo ai dirigenti politici: esso mi sembra realmente grave, e da affrontarsi risolutamente. Da tutto quello che ho detto qui sopra può risultare, infatti, storicamente chiaro che la borghesia calabrese tende agli estremismi di destra.
Naturalmente c'è il Crotonese che fa eccezione. Ed è per questo - per questa possibilità, per questa speranza che il Crotonese autorizza ad avere - che io continuo ad appassionarmi a questo problema, come se fosse mio, e non perderò certo mai occasione per parlarne: e dire - sia essa gradevole
o no - quella che a me sembra la verità.”
I problemi suggeriti da questa seconda parte di considerazioni di Pasolini riguardano la borghesia, una classe che a sud ha attirato su di sé prevalentemente le colpe del degrado e dell’arretratezza, non essendo riuscita, dopo l’Unità, a rivelare autonomia e slancio di iniziative. Si e invece vincolata con la prestazione dei voti, pur di essere privilegiata, ai gruppi parlamentari che la sostenevano di volta in volta, senza avere a cuore i veri interessi dei cittadini. Tutti sanno che l'annosa questione meridionale è cominciata da qui e inutili sono stati i suggerimenti dei vari economisti e sociologi perché la situazione mutasse. “La borghesia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole e le ha ridotte a colonie di sfruttamento”, questa l'accusa di Gramsci per sottolineare l’inerzia di questa classe a sud, mentre per Dorso la debolezza di tutto il sistema è venuta dall’assenza di una classe media libertaria capace di risollevare le sorti compromesse dall’impasse di tutta l’area. La classe operaia, che pure era stata protagonista di memorabili lotte contro le prevaricazioni feudali negli anni prima e dopo il fascismo, non ha avuto l'energia e i mezzi necessari per attuare quella rivoluzione proletaria che era negli auspici del partito comunista.
Alle accuse di ieri si sommano quelle odierne che riguardano il generale superamento della distinzione delle classi, ma non una pacificazione sociale promotrice di progresso e di sviluppo. Ancor oggi l’economia è stagnante e l’industria del turismo, che pure con successo potrebbe essere impiantata, è solo una pia vocazione astratta. Mancano strumenti bancari adeguati e mezzi di comunicazione rapidi ed efficienti.

Neppure i giovani che sempre lo scrittore ha considerato come promessa del futuro spingono a ridenti speranze. Il motivo non nasce solo dalla loro appartenenza a partiti di destra, com'è detto nella risposta pasoliniana, quanto dalla dispersione che è intervenuta nei loro progetti, dalla demotivazione che li caratterizza per carenza di lavoro e per necessità d’espatrio.
A ben vedere quindi il quadro prospettico calabrese, a distanza di decenni è mutato, ma solo superficialmente. La grande utopia d’un partito comunista che risana le piaghe e che dà vigore alla classe operaia per renderla matura e responsabile è pur essa tramontata dopo la caduta del muro di Berlino. Si e generata una confusione di ruoli e la nuova classe capitalistica ha fallito nelle sue mire ed una generale grigia ed amorfa gora di sopravvivenza è subentrata. Il privato ha avuto un gioco più libero di quello pubblico, ma non sempre schietto e onesto. Si sono infiltrati gruppi di potere malavitoso cui si attribuisce in maggior parte la stagnante e pericolosa deriva.

Calabria Sconosciuta n. 132 Anno XXVIV ottobre - dicembre 2011.


NOTA La risposta di Pasolini al lettore che lo interrogava era apparsa sul settimanale di attualità “Vie Nuove”, n. 49 a. XV, 10 dicembre 1960, fondato nel 1946 da Luigi Longo, Pasolini collaborò con una sua rubrica dal 1960 al 1965.

Fonte:



Curatore, Bruno Esposito

Collaboratori:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi

sabato 7 novembre 2015

Pier Paolo Pasolini - Profezie di un Poeta di Periferia

"ERETICO & CORSARO"
Notizie
 
Pier Paolo Pasolini - Profezie di un Poeta di Periferia
Contributo dei visitatori
Fano Stefano Dall'Igna


In occasione del quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, proponiamo, nel territorio della provincia di Vicenza, una serie di eventi finalizzati alla scoperta e all'approfondimento di questo poeta, "tra i pochissimi che contano", come ha gridato Moravia all'indomani della morte del letterato friulano.

Supportati dalla partecipazione del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa Della Delizia, presentiamo mostre fotografiche, convegni che approfondiscano la figura di Pasolini e alcuni aspetti della sua vita e delle sue opere, alcuni suoi film, film riguardanti la sua figura o ispirati dalla sua produzione cinematografica, spettacoli, messi in atto da artisti contemporanei, dedicati allo scrittore.

Il filo conduttore della rassegna è la "periferia", tema caro a Pasolini uomo e letterato: la periferia friulana l'ha visto crescere, quella romana lo ha accolto e inghiottito, fino a portarselo via.

Lo stesso pensiero pasoliniano è stato relegato al margine dei poteri politici e istituzionali dell'Italia dell'epoca, come le sue opere rifiutate perchè non pienamente comprese.

Ma proprio scavando ai margini della società Pasolini ritrova la sacralità, la genuinità e la vitalità che il "centro" ha perduto.


Di seguito gli eventi che compongono la rassegna:
 

11 novembre 2015 ore 20.30
Un uomo fioriva
Un film di Enzo Lavagnini. Con Andrea David Quinzi, Anna Macci.
Documentario, b/n durata 70 minuti. Italia 1993.
Sarà ospite il regista Enzo Lavagnini.
Ingresso 3 euro.
Presso Cinema Campana, via Vittorio Veneto 2, Marano Vicentino.

15 novembre 2015 ore 17.00
Pasolini
Presentazione del fumetto di Davide Toffolo.
Presso l’auditorium comunale di Marano Vicentino, via Marconi.

18 novembre 2015 ore 20.30
Accattone
Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Franco Citti, Franca Pasut, Adriana Asti, Silvana Corsini, Paola Guidi.
Drammatico, b/n durata 116 min. Italia 1961.
Ingresso 3 euro.
Presso Cinema Campana, via Vittorio Veneto 2, Marano Vicentino.

25 novembre 2015 ore 20.30
Pasolini
Un film di Abel Ferrara. Con Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana Asti.
Biografico, durata 86 min. Belgio, Italia, Francia 2014.
Sarà ospite l’attore Ninetto Davoli.
Ingresso 10 euro, prevendita disponibile a breve.
Presso Cinema Campana, via Vittorio Veneto 2, Marano Vicentino.

13 dicembre 2015 ore 20.30
La religione del mio tempo
Reading di Pierpaolo Capovilla.
Ingresso 10 euro.
Presso CSA Arcadia, via lago di Tovel, Schio.

Giovedì 28 gennaio alle ore 18.00
Pasolini e il territorio
Diattito con Angela Felice del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia (PN).
Presso la biblioteca civica di Santorso.

30 gennaio 2016 ore 20.30
Comizi d’amore
Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Alberto Moravia, Antonella Lualdi, Graziella Granata, Susanna Pasolini.
Documentario, b/n durata 90 min. Italia 1964.
Presso il teatro San Sebastiano di Valli del Pasubio.

Dal 6 febbraio al 13 marzo 2016
Dalla casa della madre
Mostra fotografica, Pasolini negli scatti di Letizia Battaglia.
Presso la Galleria Civica di Villa Valle, Valdagno.
Eventi orgnizzati da:
Cinema Campana di Marano Vicentino;
Comune di Marao Vicentino;
Comune di Santorso;
Comune di Valdagno;
Comune di Valli del Pasubio;
C.S.A. Arcadia di Schio.
 



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Curatore, Bruno Esposito

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