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martedì 14 luglio 2026

J. C. De Brasi, interviste a Pier Paolo Pasolini - El Porteño, novembre 1983, da pag. 38 a pag. 43

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

J. C. De Brasi

interviste a Pier Paolo Pasolini

El Porteño

novembre 1983

da pag. 38 a pag. 43

( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione, è stata curata da Bruno Esposito )

Nota critica all'intervista di Juan Carlos De Brasi a Pier Paolo Pasolini (El Porteño, 1983)

Pubblicati postumi nel novembre del 1983 sulla rivista argentina El Porteño, i "Dialoghi" curati da Juan Carlos De Brasi offrono una delle testimonianze più lucide, drammatiche e teoricamente dense dell'ultimo periodo di Pier Paolo Pasolini. Strutturato in due tempi — tra il Festival di Mar del Plata del 1970 e i mesi immediatamente precedenti al tragico 2 novembre 1975 nei pressi di Bologna — il colloquio si configura come un vero e proprio testamento intellettuale, attraversato da una profonda "furiosa dissolvenza" e da una radicale urgenza di resistenza culturale.
Sul piano teorico, l'intervista si rivela di straordinario interesse semiologico e filosofico. Pasolini anticipa e approfondisce la sua celebre intuizione del cinema come "lingua scritta della realtà", dove il segno filmico non simboleggia l'esistente (come fa la parola), ma si manifesta attraverso la mediazione della realtà stessa, fino a ipotizzare in modo quasi sacrale che la realtà stessa sia strutturata come un linguaggio. A questa rigorosa impalcatura semiotica, influenzata dal pensiero di Roland Barthes e Roman Jakobson, l'autore affianca una serrata decostruzione dell'ideologia borghese, riletta attraverso una duplice lente: la razionalità lucida del marxismo gramsciano e le dinamiche pulsionali della psicoanalisi freudiana.

mercoledì 12 marzo 2025

Pasolini: Tutto il mio lavoro è nostalgia. Intervista a Juan Carlos De Brasi - Pubblicato sulla rivista dell'Università del Messico, agosto 1980

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo  Pasolini
Tutto il mio lavoro è nostalgia

Intervista a Juan Carlos De Brasi

Pubblicata sulla rivista dell'Università del Messico

agosto 1980

da pag. 7 a pag. 13

( Questa intervista è stata tradotta dallo spagnolo -

quindi confido nella vostra clemenza)


Ho incontrato Pasolini durante una conferenza stampa all'Hotel Hermitage di Mar del Plata. Si stava tenendo il 10° Festival Internazionale del Cinema. In quell'occasione presentò Medea. Di fronte agli approcci frivoli e distorti al suo lavoro, Pasolini mi disse: 

"Parliamo camminando, senza maschere, quei giornalisti cinematografici amano troppo i cosmetici". 

Sul suo volto si leggevano mille controversie e ancora più incomprensioni. I suoi gesti avvolgevano il dialogo, tracciando al tempo stesso un limite invalicabile. L'interlocutore sapeva fin dall'inizio che sarebbe stato trattato come un semplice membro dei tanti tribunali anonimi che lo avevano condannato in via preliminare prima di capirlo.

Quando lo rincontrai nei pressi di Bologna, i suoi gesti erano già addormentati in un linguaggio più pacato, ritirato - come amava dire - in quella "nostalgia del tempo passato", costantemente superata nei possibili futuri che la sua opera pone; particolare presa di coscienza del pessimista teorico e dell'ottimista pratico che era Pasolini.

Le conversazioni (tenute nel 1970 e nel 1974) sono orientate attorno a due assi di interesse. Il primo si riferisce alla situazione filmico-ideologica di Pasolini e alla notevole influenza della psicoanalisi sulla sua produzione. La seconda indica la possibilità del cinema come linguaggio.

Una parte di essi fu pubblicata sulla rivista ARTINF, Buenos Aires, maggio 1971, ma, nel complesso, sono rimasti inediti fino ad oggi.

Il modo tematico e condensato in cui li ho raggruppati mira a offrire il nucleo della riflessione di Pasolini. Ho tralasciato i racconti sulla sua vita, le difficoltà e le incomprensioni da lui subite, perché appartengono al nucleo delle decisioni intime di Pasolini.