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domenica 16 novembre 2025

La lunga strada di sabbia 1959: l’Italia vista da Pasolini - Cronaca poetica di un’estate tra spiagge, volti e inquietudini di un’Italia in trasformazione.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


La lunga strada di sabbia
1959
l’Italia vista da Pasolini


Cronaca poetica di un’estate tra spiagge, volti e inquietudini
di un’Italia in trasformazione.

(Le Immagini del post sono di proprietà: ©Archivio Fotografico Paolo Di Paolo - Tutti i diritti riservati)

La lunga strada di sabbia occupa un posto singolare nell’opera di Pier Paolo Pasolini: non è né un romanzo compiuto né un semplice reportage giornalistico, ma rappresenta un nodo fondamentale nell’evoluzione dello scrittore e nel racconto antropologico di un’Italia in transizione. Scritto nell’estate del 1959 per la rivista Successo, viaggia lungo le coste italiane da Ventimiglia a Trieste, attraversando geografie esterne e interne in uno straordinario dialogo tra paesaggio, corpo e identità collettiva. Oltre all’importanza documentaria del testo, il progetto assume una doppia vita grazie alle fotografie di Paolo Di Paolo, mentre quarant’anni dopo il fotografo Philippe Séclier reinterpreterà quel viaggio, accendendo nuove riflessioni sulla mutazione antropologica e sui paesaggi della memoria. I

Nel giugno-agosto 1959, quando Pasolini compie il viaggio che darà vita a La lunga strada di sabbia, l’Italia è all’inizio del cosiddetto “miracolo economico”. Il paese, dopo la distruzione e la miseria della guerra, conosce un’accelerazione della modernizzazione: industrializzazione, aumento dei consumi, spostamenti di massa interni, la penetrazione della cultura urbana e l’omologazione sociale operata dai nuovi media, in particolare la televisione. Tuttavia, questa trasformazione porta con sé profonde tensioni: il Sud e le aree rurali restano ai margini, la povertà e l’arretratezza emergono accanto ai primi segni della società dei consumi, la crescita del turismo di massa inizia a modificare i costumi e i paesaggi costieri. Queste contraddizioni saranno il cuore pulsante degli sguardi e delle riflessioni di Pasolini.

giovedì 23 dicembre 2021

Pasolini alla sbarra - Tratto da: VERSUS Artisti Contro

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 
 Tratto da:
VERSUS Artisti Contro
Sfide liti censure fra spettacolo e cultura
Biblioteca Fonoteca
CJC Editore 
*
Di  Amedeo Furfaro

 

lunedì 31 maggio 2021

LA LUNGA STRADA DI SABBIA - Pasolini, giro d’Italia in Fiat 1100

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




LA LUNGA STRADA DI SABBIA
Pasolini, Giro d’Italia in Fiat 1100
Di Massimiliano Sardina
Letto e recensito da Amedit


   Quando s’incammina sulla lunga strada di sabbia Pasolini ha da poco compiuto trentasette anni. Siamo alla vigilia dei mitici anni Sessanta, precisamente tra il giugno e l’agosto del 1959, e al volante di un’agile e scattante Fiat 1100 lo scrittore si lancia in un avventuroso tour lungo le coste della penisola italiana, dal confine con la Francia fino a Trieste. Una U che arriva ad abbracciare anche la Sicilia (e che per ragioni logistiche lascia fuori la Sardegna), un’ellisse che risalendo il suo tracciato sulla via del ritorno – quando Pier Paolo rivisita i luoghi e le sabbie della sua infanzia – sembra virare nella geometria simbolica di un cerchio che si chiude. Scopo dell’insolito viaggio è la realizzazione di un ampio reportage per la rivista Successo, un documentario sull’estate degli italiani (dal nord borghese dei moderni stabilimenti attrezzati al sud preumano, incantevole e primitivo); Pasolini ai testi e Paolo di Paolo alle

Pasolini - "Arrivo a Napoli la sera"...

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pasolini - "Arrivo a Napoli la sera"...
(Tratto da: La lunga strada di sabbia)

 La lunga strada di sabbia uscì nel 1959 sulla rivista «Successo»
Oggi in: Pier Paolo Pasolini. Romanzi e racconti 1946-1961, a cura di Walter Siti.

Napoli, luglio

Arrivo a Napoli verso sera: il temporale gira lontano sui monti pagani. Ceno da Ciro, fermato invano dalla Bersagliera in persona che mi trattiene per la camicia, poi dai camerieri della Zi’ Teresa. Passo il ponticello, là dietro la sagoma del castello: un giovane con un mazzo di rose mi ferma, mi offre una rosa.
«La vita è dura, signorì!» 
mi fa. È il primo. Accanto al ristorante ce n’è a frotte, piccoli come insetti, che si lanciano sul forestiero, picchiando come aviogetti, insistendo come vecchie mosche. La ragione è sempre loro. Tutto il porticciolo è in subbuglio: una folla di barche sotto la luna immensa, e mucchi infiniti delle cose più incredibili, sul mare, sulle banchine. I guaglioni si gettano in mare a raccogliere le monete gettate dagli stranieri. Girano intorno ai venditori di ostriche e cozze.

Esco dal ristorante, mi adocchiano ma non si fidano: vesto con una maglietta, i calzoni americani bianchi Lee e ho i capelli tagliati corti: sono incerti. Ma poi il più piccolo di tutti, un mostro, poverino, senza testa senza gambe senza braccia, senza corpo: solo con due scarpe sfondate e con una bocca, mi si mette davanti, in coda alla ganga: mette una mano dietro la schiena, la tende aperta, e chiede:
«Dieci lì, dieci lì!» 
Gliene do cinquanta. È fatta: l’esercito dei poveri pidocchi mi è attorno: riattraverso il ponte seguito da loro: il venditore di rose anche lui, «speruto» (ansioso) di guadagnare qualcosa, ci rifà:
«La vita è dura, signorì!». 
Sotto l’acqua ribolle, vecchia come il mondo: con una puzza di pesce che accora. Via Caracciolo davanti è una carambola. Tutta Napoli intorno al golfo è solo una pioggia di lumi in infinite ghirlande.
 «Dieci lì, dieci lì!» «Cinguanta lì!» 
In capo al ponte, un cocchiere afferra uno dei pidocchietti che, sollevato da terra, dimostra gli anni che ha, cioè ormai sedici diciassette: è un nano. Messo a sedere sul muretto e sbatacchiato a colpi sulla capa, si mette sul tono malandrino, parla come un avvocato, come Marotta:
«Io songo piccolo!» 
Fa la faccia del cinque-e-tre-otto, del mariuole-’e-mezzanotte: la furberia guappa e inespressiva:
«Songo pìccolo!» 
(con un fortissimo accento sulla i)
«Songo nano! Tutti nella famiglia mia siamo nani!» 
Passa lenta per via Caracciolo una scartellata (auto della polizia), seguita subito da una urtulella (jeep). Le facce diventano ilari. Tutti sono lì innocenti a pigliare il fresco. Un nacannella (sfruttatore) lì accanto, davanti al Santa Lucia, fischietta:
’Na frangetella ’e nuvole
’na vranca ’e stelle chiare...
Il piccolissimo delle dieci lire parte a razzo, a testa bassa, pieno di energia come un pazzo, assale una coppia di capitalisti tedeschi, lui in kaki, con cappello a larghe tese, lei con un truce vestito stampato a fiori verdi e celesti, con due gambe che sembrano vasi da fiori: non li lascia finché non gli ha strappato una moneta: con la moneta stretta in pugno, senza vedere se si tratta di un pataccone, di un centone o solo di dieci lire, schizza verso il nano: e gliela dà. Il nano è il capo: gli altri, di sei sette anni, lavorano per lui. Passa, con la gamba corta, il calzone largo alla pulcinella e delle meravigliose magliette, una ganga di paladini (ragazzi di vita): cantano a squarciagola:
’Na frangetella ’e nuvoleee
’na vranca ’e stelle chiare...
Quella notte a Napoli non sono andato a dormire: ho girato come un pazzo: là si poltriva in mezzo ai giardini, qua si inaugurava un nuovo caffè, tutto rosso, il Caffè del Sole, là marinai combinavano con donne, lungo ammassi di barche, qua borghesi si dondolavano alle sdraie dei bar scintillanti. Tre o quattro volte sono andato e tornato da Posillipo. Ho fatto l’aurora, ho visto il Vesuvio, vicino che si poteva toccarlo con la mano, contro un cielo, ormai rosso, avvampante, come nascondesse dietro un paradiso incendiato.



@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare


Curatore, Bruno Esposito

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Pasolini a Ravello

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pasolini a Ravello

E' il 1959, ha appena pubblicato "Una vita violenta" e, con una Millecento, gira l’Italia per il settimanale “Successo” (diretto da Tofanelli) che, dal 4 luglio 1959, pubblicherà a puntate "La lunga strada di sabbia". Partito dalla Liguria, traccia nel suo viaggio una linea continua: scende l’Italia e arrivato a Napoli (“che ebbrezza partire da Napoli”), gira in semicerchio alle falde del Vesuvio

domenica 11 gennaio 2015

" La lunga strada di sabbia" che portò Pasolini ad Ischia

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 
 

" La lunga strada di sabbia" che portò Pasolini ad Ischia

"Sono felice. Era tanto che non potevo dirlo: e cos’è che mi dà questo intimo, previsto senso di gioia, di leggerezza? Niente. O quasi. Un silenzio meraviglioso è intorno a me: la camera del mio albergo in cui mi trovo da cinque minuti, dà su un grosso monte, verde verde, qualche casa modesta...."

A scrivere queste parole è Pier Paolo Pasolini da una stanza d’albergo, sull’isola di Ischia.
E' l’estate 1959. Per la rivista "Successo", Pasolini percorre la costa italiana al volante di una Fiat Millecento per realizzare "La lunga strada di sabbia", un reportage sull'Italia tra cambiamento e tradizione, vacanza borghese e residui di un dopoguerra difficile.
Un testo di grande bellezza che continua a colpire per la sua profondità e poesia. La lunga strada di sabbia, venne pubblicata sul periodico Successo nei numeri del 4 luglio, del 14 agosto, del 5 settembre del 1959.
Il testo poi compare nel 1998 nel volume Pier Paolo Pasolini – Romanzi e Racconti (editore Mondadori).
Recentemente il fotografo Philippe Séclier ha rifatto il percorso di Pasolini documentando le tappe con scatti fotografici e raccogliendo materiale documentario.
Il libro riprende il titolo originale ed è stato pubblicato da Edizioni Contrasto, Roma 2005. Volume originale: La longue route de sable, Editions Xavier Barral – Il resoconto originale del viaggio in Italia di Pasolini (1959).
Philippe Séclier ricompiendo il percorso viene anche sull’isola di Ischia, dove trova nell’albergo ischitano dove aveva soggiornato Pasolini manoscritti autografi del grande scrittore:
 

" A Ischia – scrive Séclier - vado all’albergo (…) dove Pasolini ha soggiornato. L'hotel è in abbandono. Al primo piano, quasi completamente distrutto, vedo una chiave ancora inserita nella serratura di una porta aperta su una stanzetta tutta sfasciata, con i mobili polverosi, dove una valigia e un mucchio di manoscritti sparsi sul pavimento sembrano aspettare me. Quanto alle due pagine manoscritte, portano l’intestazione dell’Albergo ( di Ischia ) dove avevo scovato quei fogli abbandonati... "

Ma facciamo parlare direttamente Pasolini che scrive le sue impressioni ischitane da un albergo di Casamicciola:
" Un silenzio meraviglioso è intorno a me: la camera del mio albergo, in cui mi trovo da cinque minuti, dà su un grosso monte, verde verde, qualche casa modesta.

Piove.

Il rumore della pioggia si mescola con delle voci lontane, fitte, incalcolabili.

La terrazzetta, davanti, è lucida di pioggia, e soffia un’aria fresca. Il senso di pace, di avventura che mi dà l’essere in questo albergo nell’interno di Ischia, è una di quelle cose che ormai la vita dà così raramente. È un posto dove mi pare di essere sempre stato.

Mi sembra il Friuli, la Carnia, l’Emilia. Solo ogni tanto qualche voce vicina mi ricorda che sono nel Sud. Mi aspetta qualcosa di stupendo: quello che si aspetta quando si è ragazzi, il primo giorno di villeggiatura, e si ha davanti un’estate eterna (…)».

Il percorso pasoliniano ad Ischia si svolge lungo tutto il suo circuito ed ha come punto di partenza Casamicciola.

Lo richiama subito Porto d’Ischia, dove si scontra già con una realtà diversa nel pur limitato contesto territoriale dell’isola e amaramente annota:

«La pace di Casamicciola è un sogno. Ma questa è una città! Qui vie, vicoli, lungomari sono scintillanti, la gente è un fiume».

A Lacco Ameno s’informa sulla presenza di personaggi noti («C’è qualche personaggio, qui?») e chiede di Luchino Visconti, che poi lo conduce in giro per l’isola, dicendo con compiacimento: «Sono stato uno dei primi a scoprirla. Vengo qui da quattordici anni!», al che Pasolini non manca di aggiungere:

«Ischia è un posto dolcissimo, dove si vive senza nessuna fatica». […]

Riprendo la corsa – scrive ancora Pasolini da Ischia " Forio: ragazzaglia al sole, un bianco che acceca.

L’interno, con l’Epomeo opaco, informe.

A Panza stanno preparando luminarie, archi di lampadine, tra le bicocche d’un paese senza villeggianti, beduino.

Su ogni muretto c’è qualcuno che dorme, con facce da zingaro. Poi ecco, isolato, fuori dal mondo, Sant’Angelo.

La strada finisce, diventa un sentiero polveroso: su uno spiazzo tutto polvere accecante, un posteggio con le macchine roventi.

Sotto lo strapiombo, una lingua di terra, di sabbia, con un mucchio di casette: in fondo a questa lingua un massiccio, un piccolo mostro, inaccessibile, di scogli e rocce, con una torre in cima.


Fonte:

http://www.isoladischia.net/ospiti-illustri-ischia/pasolini-ad-ischia-resoconto-di-un-viaggio


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