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Biografia, lavori in corso - a breve anche il 1974 e il 1975

venerdì 25 febbraio 2022

Pasolini andrà al Festival pur di non ottenere premi - La Stampa, giovedì 15 agosto 1968

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini andrà al Festival pur di non ottenere premi

La Stampa, giovedì 15 agosto 1968

Anno 102 - Numero 184

(Trascrizione curata da Bruno Fraccaroli)

Ha accettato di presentare il suo film « Teorema » dichiarando in partenza che non ritirerà un eventuale riconoscimento - La stessa posizione è condivisa da Liliana Cavani, autrice di « Galileo », e Bernardo Bertolucci, presente con « Partner » - Pier Paolo Pasolini polemizza con i nemici della rassegna e attacca il terrorismo ideologico dei « fascisti di sinistra ».


(Dal nostro inviato speciale) Venezia, 14 agosto


Il Leone d’oro, premio della Mostra cinematografica di Venezia al miglior film della rassegna, quest’anno corre un rischio che gli anni passati non corse: il rischio di essere lasciato lì, a ruggire davanti alla poltrona di Luigi Chiarini, direttore del Festival. Una lunga giornata di discussioni tra Chiarini e alcuni tra i possibili candidati al premio (Pasolini per Teorema, Liliana Cavani per Galileo, Bertolucci per Partner) avrebbe maturato questa conclusione. I registi di cui si discorre appartengono all’Anac, l'associazione degli autori cinematografici che ufficialmente si è schierata contro il festival veneziano. Luigi Chiarini, nel difendere le sue posizioni, ha cercato di convincere i tre autori ad accettare senza storie la regola del gioco. Ma è riuscito a piegare soltanto a metà i suoi interlocutori. Infine hanno trovato l’accordo: ciascuno faccia la sua parte, il festival assegni pure il suo Leon d’oro, le sue coppe e i suoi bucintori. Se questi premi toccheranno a qualcuno dei contestatori, pazienza: essi non diranno di no, ma lasceranno la coppa, il leone e ogni altro suppellettile decorativa nelle mani di chi gliela vorrebbe assegnare. Soluzione di compromesso, dunque.

Si contesta sì, ma con giudizio.

Domando a Pier Paolo Pasolini, che incontro al Lido nell’atrio dell’Excelsior, perché mai l’anno scorso egli fosse pronto a ricevere il Leone d’oro e oggi è pronto invece a lasciarlo perdere. Quel che l’anno scorso andava bene, quest’anno non va più?

«Questo festival dovrebbe essere la prefigurazione di quello che il festival dovrà essere nel prossimo futuro, cioè un libero incontro di artisti del cinema, senza lo sfondo competitivo che ha avuto finora. Di nuovo quest’anno c’è stata la protesta dei giovani: per merito degli studenti certe posizioni sono venute a maturazione. Noi stiamo passando dalla democrazia formale alla democrazia sostanziale, e ciò avviene senza scossoni ».

Lei allora è contro il festival di Venezia perché condivide le tesi dei contestatori?

«Ho sempre detto che il Festival di Venezia è un fatto molto marginale; nella nostra società c’è ben altro da contestare! C’è per esempio il Codice penale che contempla il “plagio” in base al quale è stato condannato Aldo Braibanti; ci sono altri articoli che tutelano la bandiera, la religione, la patria, la nazione, l’esercito. In Italia l’artista non può toccare liberamente nessuno dei grandi temi che riguardano così da vicino la nostra vita senza senza rischiare di sentirsi incriminato per vilipendio… Questa sì è una situazione degna di essere contestata. Ma, visto che ci troviamo in mezzo, contestiamo pure anche il Festival di Venezia! »

Lei contesta globalmente?

« Un momento, prego: un giovane dei paesi dove non è ammesso il partito comunista o dove non è ammesso il libero confronto delle idee, è giusto che contesti globalmente il sistema. Per noi l’atteggiamento dev’essere diverso. Io, per mio conto, mi considero un rivoluzionario, non un contestatore ».

Pier Paolo Pasolini è rimasto molto sorpreso, stamattina, nel leggere sui giornali il telegramma che Michelangelo Antonioni ha spedito da Los Angeles per dirsi « nettamente contrario ai festival non liberi come Cannes e Venezia » .

«Pochi giorni fa, - mi dice Pasolini - parlando con me, Antonioni si diceva d’accordo nel condannare ogni estremismo nella contestazione. Finché sono estremisti i giovani, nulla di male: c’è un atteggiamento di purezza nella loro protesta che non può essere discusso. Ma noi, autori di cinema, carichi di un passato comune, noi che abbiamo usato, sì, del capitale per fare film commerciali, che bisogno abbiamo di rifarci una verginità attraverso la contestazione? Antonioni ha vinto a Venezia un Leone d’oro e a Cannes un altro primo premio. Lo sa bene Antonioni quanto è importante per un giovane autore di cinema essere presente a un festival! Per chi non è un “arrivato” è assai difficile fare un film, e un festival, anche brutto, è sempre utile a chi incomincia. Con quel suo telegramma Antonioni non ha fatto sicuramente un piacere agli autori di cinema che cercano di imporre dei film che abbiano un serio contenuto ideologico e artistico! Antonioni si è lasciato suggestionare dall’estremismo contestativo, per timore dell’impopolarità. Lo scriva, la prego, Antonioni è rimasto vittima del terrorismo ideologico che i “fascisti di sinistra” spargono intorno a sé! ».

Pier Paolo Pasolini per « fascismo di sinistra » intende il disordinato accavallamento di motivi politici a motivi dell’irrazionalismo qualunquistico?

« Ho lottato tutta la vita per dare la prevalenza alla ragione sull’irrazionalità ».

A dieci giorni dalla sua inaugurazione, il Festival di Venezia si trova dunque nel centro della polemica ideologica: Chiarini è fermo nel suo intransigente ottimismo.

« Il Festival ad ogni costo si farà: chi lo contesta con argomenti, troverà argomenti; chi lo contesta con la forza, troverà la forza! ».

Quanto alle ultime bordate polemiche che arrivano dal suo (fino a ieri) partito, egli dice

soltanto: 

« Chi ha buon senso, può giudicare da che parte sta la ragione e da che parte sta il torto ».

Gigi Ghirotti



Curatore, Bruno Esposito

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