"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
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| Biblioteca nazionale centrale Roma |
Pasolini: «C’è un abisso tra Nehru e gli indiani»
di Adolfo Chiesa
Paese Sera
25-26 febbraio 1961.
Biblioteca nazionale centrale Roma
(Trascrizione curata da Bruno Esposito)
Un particolare interesse ci ha spinto ad intervistare Pier Paolo Pasolini, tornato in questi giorni a Roma, dopo un breve soggiorno in India e in Africa, come ha reagito l’autore di << Ragazzi di vita >>, il poeta delle << Ceneri di Gramsci >>, alle suggestioni umane e sociali dell’India, al dramma della miseria, dell’analfabetismo, della disoccupazione? Lo scrittore è riuscito a vedere in tanta degradazione collettiva lo spiraglio di una luce, il filo di una speranza per i quattrocento milioni di individui travolti dalla fame? << Nehru, dico più o meno a Pasolini, parla di una linea della speranza all’altezza della quale mantenere il popolo indiano durante questi anni, in attesa di riforme e di concreti miglioramenti…>> ma lo scrittore mi interrompe:
<< Se la linea della speranza è quella che ho visto io nel mio viaggio, Nehru ha una ben disperata visione del suo paese. A me pare che gli indiani vivano non solo molto sotto la linea della speranza, ma addirittura molto sotto la linea della sopportabilità umana. Ora, io non so quali siano le ricchezze dell’India, ho solo visto che l’agricoltura nel Sud è abbastanza fiorente, e così la pastorizia. Ma industrie praticamente non ce n’è. L’India consiste in un enorme sottoproletariato agricolo di tipo feudale, con una borghesia che si sta appena formando, ed ha l’aria atterrita e quasi istupidita per il caos che le vortica intorno e di cui non è possibile stabilire proporzioni umane. I piccoli, poveri, miserandi, dolcissimi indiani si moltiplicano a ritmo disperato. Moravia, con rapida coordinazione dice che "crescono di un Belgio all’anno". Il disastro è tutto qui: è da questa crescita mostruosa della popolazione che nasce la mancanza di proporzioni, l’impossibilità a fare preventivi.L’intelligentissimo socialdemocratico empirico che è Nehru non può fare nulla. Tra lui e il suo paese si ha l’impressione che ci sia un abisso. Del resto, che cosa fare? Io scherzando dicevo a Moravia che ci sarebbe un rimedio, tassare i figli dal terzo in poi. La idealistica propaganda antidemografica cade nel nulla, in un paese che del resto non ha su questo punto una casistica cattolica, ed è quindi ricettivo: ma è enorme. con l’ottanta per cento di analfabeti: non è certo in grado di percepire un motivo così moderno, così scomodo e così antisentimentale. Gli indiani adorano i bambini. Sono tutti un po’ "mammaroli". E in fondo, millenni di miseria li hanno abituati alla miseria: ne sono vaccinati, come contro l’ameba. Non pare per loro un problema così urgente. Bisogna vedere la dolcezza, la naturalezza, la pace con cui muoiono. L’unica cosa consolante e rassicurante nell’atroce vita indiana sono i roghi dei morti >>.
