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lunedì 26 ottobre 2026

Pier Paolo Pasolini, Capodanno in cella: I fatti di Chioggia e la genesi della persecuzione giudiziaria.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Il Capodanno in cella: 
i "fatti di Chioggia" 
e la genesi del calvario giudiziario 
di Pasolini

Gennaio 1951. Pier Paolo Pasolini è a Roma da appena un anno. È fuggito dal Friuli insieme alla madre Susanna, travolto dallo scandalo di San Vito al Tagliamento: un’accusa di atti osceni in luogo pubblico che gli è costata l’espulsione dal PCI e il licenziamento dall'insegnamento. A Roma vive mesi difficili, di assoluta indigenza, cercando faticosamente di ricostruire la sua vita letteraria e professionale.
È in questo limbo che si collocano i cosiddetti "fatti di Chioggia", una delle primissime, assurde tappe di quel «martirologio giudiziario» (oltre 33 procedimenti in tutta la vita) volto a colpire sistematicamente l'intellettuale per la sua radicale "diversità".
La trappola di Capodanno: dal furto al fermo
Per festeggiare il Capodanno del 1951, Pasolini decide di raggiungere in vaporetto lo scrittore e amico Giovanni Comisso a Chioggia. Durante la serata, uscendo per le calli insieme al cugino Nico Naldini, il poeta familiarizza con un gruppo di giovani pescatori del posto. Quella che per Pasolini è una naturale immersione nel mondo popolare si trasforma in una trappola: i ragazzi ne approfittano per derubarlo del portafogli. 
Grazie alla mediazione di Bruno Pagan (un conoscente legato a Comisso), il gruppo viene rintracciato, ma il denaro è ormai svanito. A quel punto, Pasolini compie l'errore di credere nella giustizia istituzionale e si reca alla locale caserma dei Carabinieri per sporgere formale denuncia. 
Lì dentro si consuma il paradosso. Snervato dalle ore di attesa e dall'indifferenza burocratica, Pasolini si lascia sfuggire una battuta amara e polemica, facendo riferimento proprio alle sue recenti vicissitudini friulane. L'appuntato di turno, sentendosi provocato o insospettito dall'atteggiamento fiero e non allineato del poeta, decide di capovolgere la realtà: la vittima diventa il colpevole. Viene chiamato il superiore e Pasolini viene trattenuto in cella con l'accusa pretestuosa di ubriachezza molesta. Passerà la prima notte dell'anno dietro le sbarre.
Il rilascio e la nota filologica sui quotidiani dell'epoca
Solo l'intervento tempestivo di Giovanni Comisso il mattino seguente permetterà il rilascio dello scrittore. Ma la macchina burocratica non si ferma: il rapporto finisce sul tavolo del Pretore e ad aprile si tramuta in un decreto penale di condanna (convertito in sanzione pecuniaria).
Una nota per i lettori di "Le Pagine corsare" circa i quotidiani dell'epoca: 
Se cercate le pagine dei grandi giornali nazionali del gennaio 1951 (come il Corriere della Sera, La Stampa o Il Gazzettino), noterete un dettaglio storico fondamentale: la notizia non esiste.
A differenza dei clamorosi processi degli anni '60 (da Accattone a Teorema), nel 1951 Pasolini non è ancora il "nemico pubblico numero uno" della borghesia italiana. I "fatti di Chioggia" rimasero confinati nei registri di protocollo della Pretura e dell'Arma. La stampa dell'epoca ignorò l'episodio, che venne ricostruito solo anni dopo grazie ai carteggi privati e alle biografie (come in Cronache dalla colonna o nei diari di Comisso e Naldini). Fu un sopruso silenzioso, una prova generale della persecuzione che sarebbe arrivata. 

Cronologia dei Fatti di Chioggia (Gennaio - Aprile 1951)

DataEventoStato del Procedimento / Dettagli
01.01.1951
Fermo di polizia dell'imputato
Pasolini viene derubato, va in caserma per denunciare e viene arrestato per presunta ubriachezza.
02.01.1951
Rilascio per contestazione
Viene scarcerato grazie a Comisso; gli viene notificata la contravvenzione.
03.01.1951
Invio del rapporto al Pretore
I Carabinieri trasmettono formalmente gli atti alla Pretura di Chioggia per la convalida.
03.04.1951
Emissione del decreto penale
Il Pretore emette il decreto di condanna definitiva, commutato in multa pecuniaria.

Bruno Esposito

 

Curatore, Bruno Esposito

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