"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pasolini
da « La ricotta » a « Il Vangelo secondo Matteo »
[Introduzione della Redazione]La faglia del sacro e il corpo a corpo con la forma
Rileggere oggi l'intervento di Virgilio Fantuzzi, pubblicato nel fascicolo speciale di Bianco e Nero a ridosso dell'assassinio di Pasolini, significa sottrarre Il Vangelo secondo Matteo sia all'agiografia cattolica sia alla liquidazione moralistica della sinistra ortodossa dell'epoca. Fantuzzi penetra nel laboratorio più doloroso del regista, cogliendo il biennio 1962-1964 non come una parabola di "ritorno all'ovile" o di pacificazione neocattolica, ma come un corpo a corpo disperato tra ragione marxista e irrazionalismo poetico.
Il saggio svela la traiettoria sotterranea che lega il film mancato su un santo eretico (Bestemmia) all'autocaricatura de La ricotta, fino all'approdo al testo di Matteo. Pasolini non cerca il dogma; compie un'operazione di mimesi eretica. Sceglie di guardare l'evento cristiano attraverso gli occhi di un credente ipotetico per liberare una sacralità arcaica e barbarica, usandola come arma contromoderna contro l'imminente omologazione neocapitalista.
Bruno Esposito
Pasolini, da « La ricotta » a « Il Vangelo secondo Matteo »
di Virgilio Fantuzzi («Bianco e Nero», fascicolo 1/4, gennaio/aprile 1976)
Primavera medioevale. Un Santo eretico
(chiamato Bestemmia, dai compari.
Sarà un magnaccia, al solito. Chiedere
al dolente Leonetti consulenza
su prostituzione Medioevo).
Poi visione. La passione popolare
(una infinita carrellata con Maria
che avanza, chiedendo in umbro
del figlio, cantando in umbro l'agonia) ⁵⁸.
Così Bestemmia vide Cristo — e per forza!
Lo vide com'era lui: un corpo [...].
Aveva la sua stessa natura, e, tacendo, parlava con lui.
Era prossimo suo, figlio d'un'altra madre; ancora giovane;
ma cosa diceva il linguaggio della sua Carne?
Che moriva.
Lo dicevano gli occhi rovesciati,
le guance tese e grige di mummia,
i capelli coperti di un sudore denso come pus,
il piccolo torace d'uomo sapiente squarciato
con le labbra della ferita orlate di marciume,
le braccia disperatamente tese,
e tutto il corpo tirato giù dal suo peso
come una vittima nuda sul trogolo,
le gambe bagnate di orina
gocciolata giù come alle bestie,
finò sui piedi, a mescolarsi col sangue,
le feci incollate alle coscie e puzzolenti,
le nuove sopra le vecchie, già secche,
perdate dal povero ano senza più volontà ⁶⁰.
A proposito di questa vecchia idea di Pasolini, di narrare la vita di un santo eretico immaginario di nome Bestemmia, si può notare che essa si ricollega alla vena della sua ispirazione religiosa friulana, minata dai germi dello scisma e sfiorata dall'inclinazione alla blasfemia ⁶¹. Sarebbe interessante conoscere i motivi per i quali il film Bestemmia non è stato realizzato; ma a tal riguardo non è possibile avanzare che ipotesi. L'operazione si presentava coi caratteri della regressione: un abbandono cioè dei temi sociali e civili coi quali Pasolini si era cimentato nel corso degli anni cinquanta, e un ritorno ai climi che lo avevano affascinato all'inizio degli anni quaranta. La scelta del Medioevo e del dialetto umbro avrebbe dovuto essere rivelatrice in tal senso. Sono queste le suggestioni che Pasolini ha avvertito prima di decidersi a realizzare Il Vangelo secondo Matteo; solo che invece di optare per un ritorno all'eresia friulana, ha preferito compiere un'operazione religiosa ortodossa, approfittando dei sintomi di apertura avvertiti nella Chiesa Cattolica con l'avvento al pontificato di Giovanni XXIII. Mentre si accingeva a girare il Vangelo, Pasolini ha dichiarato:
« Il film mi è venuto in mente in modo totalmente inaspettato, improvviso, irrazionale. Ho letto il Vangelo e, leggendolo, quell'aumento di vitalità, che dà la lettura di una grande opera come appunto il Vangelo, mi ha suggerito l'idea di farci un film. Ripensandoci, ho capito che c'erano delle ragioni profonde, cioè la liberazione dell'ispirazione religiosa in un marxista, dagli elementi spuri che avevano ispirato Accattone, cioè la liberazione della disperazione che era in Accattone e che diventa proprio ispirazione a sé stante. Il san Matteo dovrebbe essere, secondo me, un violento richiamo alla borghesia stupidamente lanciata verso un futuro che è la distruzione dell'uomo, degli elementi antropologicamente umani, classici e religiosi dell'uomo » ⁶².
« E' un'opera di poesia che io voglio fare. Non un'opera religiosa nel senso corrente del termine, né un'opera in qualche modo ideologica [...]. Dico 'poesia': strumento irrazionale per esprimere il mio sentimento irrazionale per Cristo » ⁶⁵.
« Il mio rapporto 'artistico' col Vangelo è abbastanza curioso: come scrittore nato idealmente dalla Resistenza, come marxista ecc., per tutti gli anni cinquanta il mio lavoro ideologico è stato verso la razionalità, in polemica con l'irrazionalismo della letteratura decadente (su cui mi ero formato e che tanto amavo). L'idea di fare un film sul Vangelo, e la sua intuizione tecnica, è invece, devo confessarlo, frutto di una furiosa ondata irrazionalistica. Voglio fare pura opera di poesia, rischiando magari i pericoli dell'esteticità [...]. Tutto questo rimette pericolosamente in ballo tutta la mia carriera di scrittore, lo so. Ma sarebbe bella che, amando così svisceratamente il Cristo di Matteo, temessi poi di rimettere in ballo qualcosa » ⁶⁶.
Se la Chiesa di Dio è una casa chiusa dal di dentro
e lui solo ha le chiavi, anch'io
sono vissuto in una casa chiusa dall'interno:
la casa della ragione sorella della pietà ⁶⁸.
Avrei potuto cercare la pietà,
la resa, in quel momento: negarmi,
rinnegarmi, rifugiarmi in una Chiesa, correre là
dove da secoli si gettano le armi... ⁶⁹.
« Non saprei dirlo; forse avrei saputo farlo con grande precisione un anno o due anni fa; in questo momento non saprei dire a che cosa tendessero realmente queste mie opere perché tutto il mio mondo ideologico in questi due anni è entrato un pochino in crisi, le idee non sono più chiare come erano due anni fa. Le mie opere sono quel che sono, adesso potrei guardarle con occhio di critico distaccato, ma non potrei presumere in questo momento di dare una definizione di quello che volessero essere in quanto opere realistiche » ⁷⁰.
« Il vero Crocifisso — ha detto Luigi Bini —, colui nel quale Cristo, per riprendere il motivo di Pascal, ancora oggi viene immolato, non è il protagonista wellesiano della crocifissione alla Duvivier, ma il morto di fame. Morendo, Stracci comincia a esistere, a essere qualcuno: simbolo del Figlio dell'Uomo soccombente sotto il peso delle ingiustizie dell'iniquità umana e di tutti i dannati della terra » ⁷².
Virgilio Fantuzzi
Sul processo a "La ricotta" e l'equivoco del vilipendioLa condanna per vilipendio inflitta a La ricotta smaschera la cecità teologica della borghesia italiana. Laddove i giudici videro la blasfemia della messinscena, Pasolini stava operando la più radicale delle equazioni sacre: il Santo è Stracci. Il corpo denutrito, subumano e pre-borghese del sottoproletario diventa l'unico vicario possibile del Cristo sul Calvario della periferia romana. La vera empietà, per Pasolini, risiede nell'insincerità dei difensori del cristianesimo ufficiale, definiti "Erodiani impazziti" incapaci di scorgere il sacro laddove esso risiede storicamente: nella carne umiliata degli ultimi.Per un quadro completo sulle vicende censorie dell'opera, rimandiamo alla lettura del saggio Pasolini La Ricotta: La fame come croce e l'imitatio Christi su Le Pagine Corsare.Bruno Esposito
La contaminazione stilistica ne "La ricotta". La ricostruzione feticista dei capolavori di Pontormo e Rosso Fiorentino serve a Pasolini per esorcizzare il pericolo del puro estetismo borghese prima di accingersi a girare il Vangelo.
Questi i Santi?
Questi con le forcine nei capelli, le reti
sulle parrucche, « arrivati » solo perché protetti
con più estetico slancio da Donati
nelle acconciature? ⁷³.« Serpenti, razza di vipere!... » gridava Cristo indignato ai suoi interlocutori, sordi e ciechi, in circostanze analoghe.Il Santo è Stracci. La faccia di antico camuso
che Giotto vide contro tufi e ruderi castrensi,
i fianchi rotondi che Masaccio chiaroscurò
come un panettiere una sacra pagnotta...
Se vi è oscura la bontà con cui egli si toglie di bocca
il cestino, per darlo alla famiglia che lo mastichial suono del Dies Irae; se vi è oscura l'ingenuità
con cui piange sul suo pasto rubato dal cane;
se vi è oscura la tenerezza con cui poi carezza
la colpevole bestia [...];
se vi è oscura la semplicità con cui muore... ⁷⁴.
Dove il Cristianesimo
non rinasce, marcisce. E, contraddizione
mille volte, mille volte allusa
dal mio Cristo irriducibile,
finisce difeso da qualche Erodiano impazzito
macabramente privo di senso del ridicolo ⁷⁵.
« Nulla mi pare più contrario al mondo moderno della figura diCristo come lo vede Matteo: di quel Cristo mite nel cuore, ma 'mai' nella ragione, che non desiste un attimo dalla propria terribile libertà come volontà di verifica continua della propria religione, come disprezzo continuo per la contraddizione e per lo scandalo [...]. La figura di Cristo dovrebbe avere, nel film, la stessa violenza di una resistenza: qualcosa che contraddica radicalmente la vita come si sta configurando all'uomo moderno, la sua grigia orgia di cinismo, ironia, brutalità pratica, compromesso, conformismo, glorificazione della propria identità nei confronti della massa, odio per ogni diversità, rancore teologico senza religione » ⁷⁶.
« Il 'pancinor', non tanto per i suoi movimenti di 'zoom' quanto per il grado del suo obiettivo, da 100 in su, ottiene effetti ancor più cari ai miei occhi di ragazzo di studio masaccesco, schiaccia ancor più le immagini, le rende più calde e grevi. Le lievita come pagnotte, massicce e leggere — se così posso dire usando il mio logoro processo di sineciosi: così com'è leggero il pennello, addirittura spumeggiante nell'inventare i più massicci chiaroscuri del tuttotondo che ha come centro l'uomo e come luce la Luce Universale » ⁷⁷.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d'altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini o le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli [...].
Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno di ogni moderno
a cercare fratelli che non sono più ⁷⁸.
Sul trauma della tecnica e il cinema di poesiaIl nucleo formale del saggio risiede nella "vergogna selvaggia" che Pasolini dichiara di aver provato sul set. L'errore iniziale di applicare al testo sacro la sintassi geratica e frontale di Accattone produceva una retorica intollerabile. La rottura tecnica sul Giordano non è un ripiego experimental, ma un'epifania formale: l'irruzione del magmatico, dell'asimmetrico, ottenuta schiacciando la pittura rinascimentale contro la sporcatura del reportage d'attualità attraverso il teleobiettivo 300. Nasce qui il "cinema di poesia": un linguaggio che opera una destrutturazione radicale della visione borghese.Sulla sacralità intrinseca di questa poetica iniziale, si veda la lettura critica di Pino Bertelli su Accattone di Pasolini - Le Pagine Corsare.
« Contrariamente a quanto avevo presuntuosamente annunciato a un intervistatore di "Paese Sera", ho girato il Vangelo in modo totalmente diverso da come avevo girato Accattone. Ricordo con terrore i primi giorni di lavoro, in cui, appunto, giravo come ero capace di girare, coi miei cari obiettivi, le mie care carrellate. Come ho potuto non rendermene conto subito, prima di cominciare? Era chiaro che la sacralità tecnica, la filiale semplicità che scardinava dalla sua usuale (e convenzionale) semplicità la 'materia' delle borgate romane, diventava di colpo retorica e ovvia se applicata alla 'materia' di per sé sacra che stavo raccontando [...]. Sbagliando così, ho girato, per prima, l'intera scena del Getzemani e dell'arresto. Che poi ho potuto solo in parte rigirare e che quindi porta indelebile il segno di quel mio primo errore: quando, ora, quella scena passa sullo schermo — per quanto corretta e accomodata in montaggio — me ne vergogno selvaggiamente » ⁸⁰.
« Solo girando la scena del battesimo al Giordano, in una notte da innominato in un alberghetto di Viterbo, mi sono reso conto che stavo andando incontro alla più disastrosa bocciatura [...]. Risvegliandomi, quella mattina a Viterbo, avevo addirittura deciso di riprendere l'insieme e i particolari della folla che si battezza da un elicottero. L'elicottero non fu possibile ottenerlo, l'Arco Film non è una casa americana. Ma il torrentello, il Chia, che fungeva da Giordano, era circondato da burrati ariosteschi: mi sono arrampicato, con l'eroico Delli Colli e con l'Arriflex munita di 'pancinor', sopra quei burrati, e da lì, 'zoomando', ho ripreso i gruppi, le figure intere, i primi piani. Ogni frontalità era così sconvolta, ogni ordine, ogni simmetria: irrompevano il magmatico, il casuale, l'asimmetrico: le facce non potevano più essere viste di fronte e al centro dell'inquadratura, ma si presentavano così come capitava, in tutti gli scorci possibili e sempre eccentriche nel fotogramma » ⁸¹.
« L'obiettivo principe era improvvisamente diventato il 300. Che otteneva insieme due effetti: quello di schiacciare e quindi di rendere ancora più pittoriche ('400 e '500) le figure, e nel tempo stesso di dar loro la casualità e l'immediatezza del documentario d'attualità (un arrivo di corsa ciclistica...). Rotte le mie abitudini — pian piano, come sempre avvengono le cose, 'girando e rigirando' — mi son sempre più liberato dai miei schemi di ordine, della sacralità tecnica, e mi son buttato nel magma: al 300 ho aggiunto il suo contrario, il 25: e per i primi piani! Cosa che, prima, mi avrebbe fatto inorridire [...]. Nel montaggio, gli accostamenti di campi lunghi girati col 18 e di primi piani girati col 300, di 'salti' da uno stesso primo piano girato con un obiettivo alto, 75 o 100, e con il 25, ecc. non si contano... » .
« Il Vangelo mi ha posto il problema seguente: non lo potevo raccontare come un racconto classico, perché non sono credente, ma ateo. Nonostante ciò, volevo filmare il Vangelo di san Matteo, cioè raccontare la storia di Cristo figlio di Dio. Dovevo dunque narrare un racconto nel quale non credevo. Non potevo essere io a raccontarlo in prima persona. E' stato così che, senza rendermene conto, ho dovuto capovolgere interamente la mia tecnica cinematografica, ed è nato questo magma stilistico che è proprio del 'cinema di poesia'. Per raccontare il Vangelo, ho dovuto immergermi nell'anima di un ipotetico credente, distinto da me » ⁸³.
« Mentre operavo al Vangelo, sul set, il che significa davanti alle scelte ossessive (anche se preparate vagamente la sera prima, o durante la notte, e nell'ormai preistorica fase della sceneggiatura, resa ridicolmente astratta dalla urgente realtà delle cose), all'aperto, con intorno la ridda dei curiosi, delle macchine, del sole, di quel maledetto imperscrutabile sole, odioso nei suoi misteriosi appostamenti tra le nubi, nelle sue sparizioni, nei suoi prematuri tramonti; posso dire che il demone dolorante che presiedeva a quelle scelte (obiettivi, movimenti di macchina, composizione dei gruppi di comparse, movimenti degli attori ecc.) era un bisogno, inaspettatamente esplicito, di sincerità. Il che poi significa terrore dell'insincerità. E, se gli psicologi hanno ragione nei loro schemi, significa anche desiderio di insincerità. Ma dei processi del mio inconscio lascio la cura agli altri. Io intanto so questo, che ero reso disperato dal bisogno di essere sincero... » ⁸⁷.
Sono pertanto esaurite
le panoramiche sui vicoli di calce pura
e porosa, coi fili di sole ardente sui profili,
e i vuoti d'ombra da grande Impressionista,
ronzante d'azzurro... E quelle
quelle antiche montagne
color di paglia, coi muri del medioevo
come paglia più scura, nella schiuma
secca che fa, della luce, il pancinor,
con profili di visi masacceschi neri,controluce, su fondali castamente ardenti... ⁸⁸.
[Conclusione della Redazione]
La trincea dello stile contro il genocidio culturale
⁵⁹ Si può ricordare, a tal proposito la parodia del Cantico delle creature, inserita, per bocca di Totò, nel film Uccellacci e uccellini.
⁶⁰ Da "Bestemmia", in « Cinema e Film », n. 2, primavera 1967.
⁶¹ Tipico, a tal riguardo, è il dramma « I turchi nel Friuli », scritto da Pasolini in lingua friulana nel maggio del 1944, basato su un confronto di caratteri tra due fratelli: Pauli Colus, di fronte al pericolo dell'invasione dei turchi, invoca Dio con devozione e fiducia; Meni Colus, al contrario, impreca alla divinità e va incontro al nemico; alla notizia della morte del fratello, e davanti al suo cadavere insanguinato, Pauli muta in ira blasfema la sua antica devozione; ma, alle sue imprecazioni, il cielo sembra intenerirsi, e avviene quel miracolo che tante preghiere non avevano saputo ottenere; un vento impetuoso disperde l'esercito dei turchi invasori.
⁶² Una visione del mondo epico-religiosa, cit.
⁶³ Il Vangelo di Matteo, una carica di vitalità, nel volume con la sceneggiatura de Il Vangelo secondo Matteo, Garzanti, Milano 1964.
⁶⁴ Ivi.
⁶⁵ Lettera di P.P. Pasolini al Dott. Lucio S. Caruso della «Pro Civitate Christiana» di Assisi, nel volume con la sceneggiatura de Il Vangelo secondo Matteo, cit.
⁶⁶ Lettera di P.P. Pasolini al produttore Alfredo Bini, ivi.
⁶⁷ « Ho bisogno dell'aiuto vostro — scriveva Pasolini nella già citata lettera al Dott. Lucio S. Caruso — : di Don Giovanni, Suo, dei suoi colleghi. Un appoggio tecnico, filologico, ma anche un appoggio ideale. Le chiederei insomma (e, attraverso lei, con cui ho maggiore confidenza, alla Pro Civitate Christiana) di aiutarmi nel lavoro di preparazione del film, prima, e poi di assistermi durante la regia ».
⁶⁸ Poema su un verso di Shakespeare, in « Poesia in forma di rosa ».
⁶⁹ La persecuzione, ivi.
⁷⁰ Una visione del mondo epico-religiosa, cit.
⁷¹ « In Accattone avevo scelto due o tre motivi da Bach: uno era 'il motivo d'amore' che appariva sempre nei rapporti tra Accattone e Stella; un altro, tratto dalla Passione secondo Matteo, rappresentava il motivo della morte ed era il motivo dominante (una morte più o meno redenta); poi c'era l'Actus tragicus che era il motivo del 'male misterioso' e l'ho impiegato nel momento in cui Accattone ruba la catenella al figlio, nel momento in cui Amore fa la spia in prigione... » (« Mamma Roma » ovvero dalla responsabilità individuale alla responsabilità collettiva, cit.).
⁷² Pier Paolo Pasolini poeta del sottoproletariato, in « Letture » a. XXX, n. 1, gennaio 1975.
⁷³ Pietro II, in « Poesia in forma di rosa ».
⁷⁴ Pietro II, in « Poesia in forma di rosa ».
⁷⁵ Ivi.
⁷⁶ Il Vangelo di Matteo, una carica di vitalità, cit.
⁷⁷ Confessioni tecniche, cit.
⁷⁸ Poesie mondane, cit.
⁷⁹ G.C. Ferretti, « Pasolini: L'universo orrendo », cit. p. 26.
⁸⁰ Confessioni tecniche, cit.
⁸¹ Ivi.
⁸² Confessioni tecniche, cit.
⁸³ Le cinéma selon Pasolini, entretien avec P.P. Pasolini par Bernardo Bertolucci et Jean-Louis Comolli, in « Cahiers du cinéma », n. 169, agosto 1965.
⁸⁴ « Questo film è semplicemente la visualizzazione di un Vangelo particolare, quello di san Matteo; non è una vita di Cristo, non ho messo insieme i Vangeli e fatto una sceneggiatura della Vita di Cristo come si è fatto già altre volte, no, è proprio il Vangelo secondo Matteo rappresentato così come esso è; non ho aggiunto una battuta e non ne ho tolta nessuna, seguo l'ordine del racconto, tale e quale come in san Matteo, con dei tagli narrativi di una violenza e di una epicità quasi magiche, presenti nel testo stesso del Vangelo, per cui questo film sarà stilisticamente una cosa piuttosto strana. Infatti a grandi pezzi da film muto seguono momenti in cui, per venti minuti di seguito, Cristo parla » (Una visione del mondo epico-religiosa, cit.).
⁸⁵ Nel film Sopralluoghi in Terrasanta per il Vangelo, Pasolini spiega al produttore perché non è possibile ambientare il Vangelo in Palestina: i duemila anni trascorsi dall'epoca di Cristo hanno profondamente modificato la scenografia naturale, c'è sempre qualcosa di troppo moderno e industriale; inoltre, i volti dei palestinesi non hanno nulla di cristiano.
⁸⁶ Così per i soldati romani durante la predicazione gerosolimitana di Cristo ho dovuto pensare alla Celere, per i soldati di Erode prima della strage degli innocenti ho dovuto pensare alla teppaglia fascista, Giuseppe e la Madonna profughi mi sono stati suggeriti dai profughi di tanti drammi analoghi nel mondo moderno... » (Confessioni tecniche, cit.).
⁸⁷ Ivi.


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