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giovedì 20 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini: La poesia della tradizione - La tradizione come esperienza, non come museo.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
La poesia della tradizione


La tradizione come esperienza,
non come museo.

Tratta da: Trasumanar e Organizzar 

( Commento e a seguire i versi )

Pier Paolo Pasolini rivolge al suo tempo un rimprovero duro e profondo. La ripetuta esclamazione «Oh generazione sfortunata!» apre un discorso che combina passione morale e analisi politica: non si tratta solo di nostalgia, ma della denuncia di una perdita etica — la perdita della capacità di commuoversi davanti ai segni della tradizione.
Pasolini accusa una generazione (e la nuova classe dirigente che da essa è nata) di non aver saputo ricevere e custodire. La ripetuta esortazione «Oh generazione sfortunata» scandisce la perdita di una predisposizione alla lacrima di fronte al bello e al sacro. Per Pasolini la commozione estetica è un atto morale: chi non piange davanti a un capolavoro compromette la propria umanità.
La tradizione, i libri, i tabernacoli, i battisteri diventano simboli di un patrimonio emozionale e morale rifiutato o frainteso. Tradire la funzione critica della cultura significa consegnare la memoria alla buro­crazia della democrazia organizzata che nulla può restituire dell’esperienza del passato.
Il paradossale tema centrale del poema: la ribellione giovanile indotta. La ribellione giovanile è descritta come il paradosso per eccellenza: si ribella contro il passato seguendo un copione che il presente aveva già predisposto. In questo senso la disobbedienza diventa obbedienza al sistema, e la generazione si trasforma in «Automa in quanto Tutto». 
Il verso libero e i periodi lunghi avvicinano il poema alla prosa argomentativa, trasformando la poesia in sermone civile. Le ripetizioni ritmiche e le enumerazioni di oggetti (cappotti, libri, tabernacoli, ottave) costruiscono un inventario della perdita e accentuano la forza della denuncia.

domenica 9 novembre 2025

“Trasumanar e organizzar”: Pasolini e la materialità del verso - Quando la parola si fa corpo e la poesia si fa gesto politico

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


“Trasumanar e organizzar”
Pasolini e la materialità del verso


Quando la parola si fa corpo e la poesia si fa gesto politico


L’opera "Trasumanar e organizzar", pubblicata nel 1971, rappresenta l’ultima raccolta poetica di Pier Paolo Pasolini, una voce irrinunciabile e controcorrente della letteratura italiana del Novecento. La raccolta segna il culmine di un percorso poetico, ideologico e linguistico iniziato nei versi dialettali friulani e passato per la grandiosa stagione della poesia civile di "Le ceneri di Gramsci", fino ai toni spiazzanti e autocritici di quest’ultimo libro. Con "Trasumanar e organizzar", Pasolini si pone come testimone scettico e dolente dell’Italia post-1968, dialogando con la tradizione e spezzandola, affrontando lo scontro tra ascesa spirituale e realtà organizzativa e ponendo la questione della libertà in modo radicale. L’operazione poetica diventa così resoconto di una crisi e occasione di riflessione sulla società, sulla funzione della poesia e sul destino dell’uomo moderno. La natura di "Trasumanar e organizzar" è profondamente segnata dal contesto storico torrido in cui viene concepita, al punto che la raccolta sembra farsi diario, pamphlet, confessione e documento delle tensioni politiche e culturali dell’Italia a cavallo tra anni Sessanta e Settanta. Numerosi sono i riferimenti ad eventi e figure iconiche del tempo, e centrale risulta la dialettica tra impulso utopico (trasumanar) e necessità pragmatica (organizzar), in una tensione che attraversa ogni pagina del libro e ne determina i toni, i temi e la sperimentazione formale. Con questa raccolta Pasolini chiude la sua parabola poetica consacrandosi definitivamente come poeta civile, eretico rispetto alle mode e alle ideologie dominanti, capace di unire intellettualismo e emozione, critica sociale e dialogo con la tradizione.

sabato 8 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini, Versi dal testamento - da Trasumanar e organizzar (1971) - Con commento

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Carlo Bavagnoli
Pier Paolo Pasolini sullo sfondo dei palazzi della borgata, 1960 ca.
© Collezioni d’Arte
Fondazione Cariparma – Donazione Carlo Bavagnoli


Pier Paolo Pasolini
Versi del testamento

da Trasumanar e organizzar

(1971)


(Prima i versi e a seguire un breve commento)


   La solitudine: bisogna essere molto forti

   per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe

   e una resistenza fuori del comune; non si deve rischiare

   raffreddore, influenza o mal di gola; non si devono temere

   rapinatori o assassini; se tocca camminare

   per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera

venerdì 30 maggio 2025

Pier Paolo Pasolini, Trasumanar e organizzar - 1971, Garzanti.

 

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Trasumanar e organizzar 


Trasumanar e organizzar è l'ultima raccolta di versi di Pasolini. Uscita nel 1971 raccoglie le poesie scritte durante la lavorazione di Medea e alcuni versi precedentemente pubblicati sulla rivista "Nuovi Argomenti".


La fascetta editoriale dell'edizione Garzanti 1971, 
firmata da Pier Paolo Pasolini

Lo devo ammettere: i veri lettori di questo libro sono coloro che gli possono conferire una certa oggettività attraverso un interesse professionale. Ciò, è vero, accade in Italia per tutti i libri di poesia: ma per questo, credo, in modo particolare, perché almeno per la prima metà esso è costituito da "documenti", o privati (a testimoniare una vita) o letterari (a testimoniare una evoluzione linguistica e intellettuale). 
Tuttavia, per quanto privo di illusioni, continuo sempre a credere nell'esistenza almeno ideale di un lettore ingenuo, disposto a prendere come fatti obbiettivi e di consumo non ignobile, anche le cose più intime, stravaganti e personali. Così, è a questo lettore che voglio specialmente dire che non dipende da me se Trasumanar e organizzar può già apparire, nell'aprile del 1971, leggermente anacronistico: le involuzioni sociali sono sempre traumatiche e perciò rapide. 
E' vero che da quasi un anno ho cessato la collaborazione a un rotocalco perché era impubblicabile una mia osservazione riguardante uomini influenti, i quali si dichiaravano "equidistanti" dai gruppi sovversivi di destra e dai gruppi sovversivi di sinistra: e prevedevo dunque con questo che si sarebbe arrivati all'attuale situazione, in cui si è costretti a ricordare il '19 se non addirittura il '22. La dichiarazione di equidistanza dai due corni estremi è oggettivamente un appoggio al corno destro. 

giovedì 8 maggio 2025

L' impossibile dramma dell'ultimo Pasolini - di Gian Carlo Ferretti - Rinascita, 2 luglio 1971, pag.22 e 23

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


L' impossibile dramma dell'ultimo Pasolini 
di Gian Carlo Ferretti
 

Rinascita

2 luglio 1971

pag. 22 e 23

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Pasolini torna (editorialmente) alla poesia, raccogliendo versi editi e inediti scritti e progettati nei sette anni trascorsi dall'uscita di "Poesia in forma di rosa". II nuovo volume (Trasumanar e organizzar, Garzanti, pagg. 205, lire 2.200) appare molto composito, ma è facile cogliervi almeno un motivo fondamentale; le scelte o non scelte (e relativo, costante interrogarsi) del poeta di fronte ai fatti più brucianti della cronaca politica recente (dal movimento studentesco alla strage di piazza Fontana, dalla guerriglia sudamericana alla battaglia delle riforme e così via). 

domenica 23 marzo 2025

Pier Paolo Pasolini, La poesia della tradizione - Trasumanar e organizzar, Garzanti 1971

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
La poesia della tradizione

Trasumanar e organizzar

Garzanti 1971


   Oh generazione sfortunata!

   Cosa succederà domani, se tale classe dirigente –

   quando furono alle prime armi

   non conobbero la poesia della tradizione

   ne fecero un’esperienza infelice perché senza

   sorriso realistico gli fu inaccessibile

   e anche per quel poco che la conobbero, dovevano dimostrare

   di voler conoscerla sì ma con distacco, fuori dal gioco.

venerdì 9 giugno 2023

Le rivoluzioni di Pasolini - Di Enzo Siciliano, 5 Marzo 1971

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



"...io vorrei soltanto vivere . pur essendo poeta - perché la vita si esprime anche solo con se stessa. - Vorrei esprimermi con gli esempi. - Gettare il mio corpo nella lotta. - Ma se le azioni della vita sono espressive, - anche l'espressione è azione...". 

Le rivoluzioni di Pasolini - Di Enzo Siciliano

LA STAMPA
Venerdì 5 Marzo 1971
Anno 105
Numero 54

(Trascrizione curata da Bruno Esposito)

In una intervista concessa venerdì scorso al supplemento letterario de Le Monde, Pier Paolo Pasolini, parlando del suo volume di versi, Trasumanar e organizzar, di prossima pubblicazione, ha detto fra l'altro:

« Non posso più credere alla rivoluzione, ma non posso non stare dalla parte dei giovani che si battono per essa. E' già un'illusione scrivere poesia, eppure continuo a scriverne, pure se la poesia non è più per me quel meraviglioso mito classico che ha esaltato la mia adolescenza... Non credo più nella dialettica e nella contraddizione, ma alle pure opposizioni... Tuttavia sono sempre più affascinato da quell'alleanza esemplare che si compie nei grandi santi, come san Paolo, tra vita attiva e vita contemplativa ».

lunedì 30 gennaio 2023

Pier Paolo Pasolini, A li scopini - Appunti per un romanzo sull'immondizia, 1970.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
A li scopini

Appunti per un romanzo sull'immondizia
Appendice a Trasumanar e organizzar
1970.


Vorrei dirvi di una giornata di sole
che splendette nell’Aprile del 1970 su Roma:
gli scopini stavano a casa loro.
Stiamo qui, a casa nostra, in borgata:
il nostro interprete sa tutto di noi, l’unica
differenza sta nel fatto che lui -
chi parla per noi - si trova davanti al fatto inesprimibile,
ch’esser scopino è un gran mistero.
Nessuno sa né dove né quando
viene ‘sta vocazione.

giovedì 17 marzo 2022

'Come si fa a non amare Pasolini' - Appunti per un romanzo sull'immondizia

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


L'Unità aprile 1970


'Come si fa a non amare Pasolini'
(Mimmo Calopresti)

APPUNTI PER UN ROMANZO SULL'IMMONDIZIA

«Puoi chiamare termovalorizzatore un inceneritore,
operatore ecologico uno spazzino
o diversamente abile un disabile,
ma questo non risolverà i loro problemi.»


Siamo in aprile del 1970 e gli "scopini" decidono di organizzare tre giorni di protesta, per rivendicare condizioni di lavoro meno proibitive. Alla notizia di questa protesta, Pier Paolo Pasolini decide di girare un documentario prodotto dalla Unitelefilm. Ottantacinque minuti girati in mezzo ai netturbini in rivolta. Immagini in bianco del primo sciopero romano della categoria. Materiale grezzo, privo di struttura narrativa, organizzato in tre sequenze: 

sabato 12 marzo 2022

Patmos, l'Apocalisse di Pier Paolo Pasolini

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Ernesto Treccani

Patmos, tra i versi più belli e spontanei di Pier Paolo Pasolini scritti subito dopo la notizia della strage del 12 dicembre 1969 ( i versi li trovi sotto). Patmos è un'isola greca dove la tradizione vuole che l'Apostolo Giovanni, ha scritto l'ultimo libro della Bibbia, l'Apocalisse.
Patmos fa parte della raccolta “Trasumanar e organizzar” (1971) e viene pubblicata per la prima volta nel numero di ottobre/dicembre 1969 della rivista “Nuovi Argomenti” con il titolo "Poemi zoppicanti".

“Secondo una tecnica tipica della neoavanguardia (per esempio Balestrini), il testo è formato da tre diverse “stringhe” che vengono ritagliate e alternate come in un collage, la prima “stringa” è quella dell’Apocalisse di Giovanni (Patmos è il nome dell’isola in cui l’evangelista era esiliato), la seconda è un elenco giornalistico delle vittime, la terza un discorso polemico sulle dichiarazioni del presidente Saragat e dei potenti democristiani.” 
(Pasolini, Tutte le poesie, Mondadori 2003, volume II).

Pasolini girerà anche un film "12 Dicembre" insieme agli attivisti di Lotta Continua: 
Il film lo trovi qui:

“Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12-12-69. Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna […] Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi”. 
(“Corriere della sera” del 14 novembre 1974) 
Qui trovi "Io So"
.
Il grande dipinto ad olio di Ernesto Treccani (cm 394 x 238) è ispirato ai funerali delle vittime della strage di Piazza Fontana.
"I funerali davanti al Duomo di Milano delle vittime della strage di Piazza Fontana sono stati il fatto storico da cui ha preso avvio la lunga esecuzione di questa vastissima tela: una sorta dì opera aperta, dipinta nell'arco di oltre cinque anni come progressiva aggiunta ed elaborazione di nuclei di immagini, di volta in volta suggeriti da incontri, luoghi, occasioni pubbliche e private, esperienze politiche e di lavoro. Si tratta di una monumentale galleria di ritratti – tutti i volti sono di persone conosciute dall'artista: amici, famigliari, compagni del Nord e del Sud – che si configura, complessivamente, come tentativo d'individuazione e caratterizzazione psicologica attraverso il colore. L'occasione prima del dipinto (esistono anche bozzetti e disegni da un altro punto di vista, da cui si vede il Duomo) ne fa un fondamentale e affascinante esempio di impegno civile" 
(www.ernestotreccani.net).

venerdì 11 marzo 2022

Pier Paolo Pasolini - Trasumanar e organizzar.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Trasumanar e organizzar 


Trasumanar e organizzar è l'ultima raccolta di versi di Pasolini. Uscita nel 1971 raccoglie le poesie scritte durante la lavorazione di Medea e alcuni versi precedentemente pubblicati sulla rivista "Nuovi Argomenti".


La fascetta editoriale dell'edizione Garzanti 1971, 
firmata da Pier Paolo Pasolini

Lo devo ammettere: i veri lettori di questo libro sono coloro che gli possono conferire una certa oggettività attraverso un interesse professionale. Ciò, è vero, accade in Italia per tutti i libri di poesia: ma per questo, credo, in modo particolare, perché almeno per la prima metà esso è costituito da "documenti", o privati (a testimoniare una vita) o letterari (a testimoniare una evoluzione linguistica e intellettuale). 

venerdì 7 maggio 2021

Pier Paolo Pasolini, Charta ( sporca )

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Ringrazio Barbara Croce per avermi inviato le immagini del volume.


Charta  ( sporca )


Bisogna assentarsi ogni tanto dai luoghi dei Doveri,
per il mondo Occidentale - tornare ricoperti
degli allori della Integrazione
allora si è utili alla Riv...
altrimenti se egli fa il monaco ( per protesta, rigore e

lunedì 22 marzo 2021

Un affetto e la vita . Pier Paolo Pasolini, Trasumanar e organizzar.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 

"Smetto di essere poeta originale, costa mancanza
di libertà: un sistema stilistico è troppo esclusivo.
Adotto schemi letterari collaudati, per essere più libero.
Naturalmente per ragioni pratiche".

 
Un affetto e la vita di P. P. Pasolini



Ho un affetto più grande di qualsiasi amore
su cui esporre inutilizzabili deduzioni -
Tutte le esperienze dell’amore
sono infatti rese misteriose da quell’affetto
in cui si ripetono identiche.
Sono legato ad esso
perché me ne impedisce altri.

domenica 7 febbraio 2021

Pier Paolo Pasolini - GERARCHIA

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 

 
 
Pier Paolo Pasolini
Da Trasumanar e organizzar (1971)
"Gerarchia" 
 
 
 
Se arrivo in una città
oltre l'oceano
Molto spesso arrivo in una nuova città, portato dal dubbio.
Divenuto da un giorno all'altro pellegrino
di una fede in cui non credo;
rappresentante di una merce da tempo svalutata,
ma è grande, sempre, una strana speranza -
Scendo dall'aeroplano col passo del colpevole,
la coda tra le gambe, e un eterno bisogno di pisciare,
che mi fa incamminare un po' ripiegato con un sorriso incerto -
C'è da sbrigare la dogana, e, molto spesso, i fotografi:
comune amministrazione che ognuno cura come un'eccezione.
Poi l'ignoto.
Chi passeggia alle quattro del pomeriggio
sulle aiuole piene di alberi
e i boulevards d'una disperata città dove europei poveri
sono venuti a ricreare un mondo a immagine e somiglianza del loro, spinti dalla povertà a fare di un esilio una vita?
Con un occhio alle mie faccende, ai miei obblighi -
Poi, nelle ore libere,
comincia la mia ricerca, come se anch'essa fosse una colpa -
La gerarchia però è ben chiara nella mia testa.
Non c'è Oceano che tenga.
Di questa gerarchia gli ultimi sono i vecchi.
Sì, i vecchi alla cui categoria comincio ad appartenere
(non parlo del fotografo Saderman che con la moglie
già amica della morte mi accoglie sorridendo
nello studiolo di tutta la loro vita)
Sì, c'è qualche vecchio intellettuale
che nella Gerarchia
si pone all'altezza dei più bei marchettari
i primi che si trovano nei punti subito indovinati
e che come Virgili conducono con popolare delicatezza
qualche vecchio è degno dell'Empireo,
è degno di star accanto al primo ragazzo del popolo
che si dà per mille cruzeiros a Copacabana
ambedue son lo mio duca
che tenendomi per mano con delicatezza,
la delicatezza dell'intellettuale e quella dell'operaio
(per lo più disoccupato)
la scoperta dell'invariabilità della vita
ha bisogno di intelligenza e di amore
Vista dall'hotel di Rua Resende Rio -
l'ascesi ha bisogno del sesso, del cazzo -
quella finestrella dell'hotel dove si paga la stanzetta -
si guarda dentro Rio, in un aspetto dell'eternità,
la notte di pioggia che non porta il fresco,
e bagna le strade miserabili e le macerie,
e gli ultimi cornicioni del liberty dei portoghesi poveri
sublime miracolo!
E dunque José Carrea è il Primo nella Gerarchia,
e con lui Harudo, sceso bambino da Bahia, e Joaquim.
La Favela era come Cafarnao sotto il sole -
Percorsa dai rigagnoli delle fogne
le baracche una sull'altra
ventimila famiglie
(egli sulla spiaggia chiedendomi la sigaretta come un prostituto)
Non sapevamo che a poco a poco ci saremmo rivelati,
prudentemente, una parola dopo l'altra
detta quasi distrattamente:
io sono comunista, e: io sono sovversivo;
faccio il soldato in un reparto appositamente addestrato
per lottare contro i sovversivi e torturarli;
ma loro non lo sanno;
la gente non si rende conto di nulla;
essi pensano a vivere
(mi parla del sottoproletariato)
La Favela, fatalmente, ci attendeva
io gran conoscitor, egli duca -
i suoi genitori ci accolsero, e il fratellino nudo
appena uscito di dietro la tela cerata -
eh sì, invariabilità della vita, la madre
mi parlò come Lìmardi Maria, preparandomi la limonata
sacra all'ospite; la madre bianca ma ancor giovane di carne;
invecchiata come invecchiano le povere, eppur ragazza;
la sua gentilezza con quella del suo compagno,
fraterno al figlio che solo per sua volontà
era ora come un messo della Città -
Ah, sovversivi, ricerco l'amore e trovo voi.
Ricerco la perdizione e trovo la sete di giustizia.
Brasile, mia terra,
terra dei miei veri amici,
che non si occupano di nulla
oppure diventano sovversivi e come santi vengono accecati.
Nel cerchio più basso della Gerarchia di una città
immagine del mondo che da vecchio si fa nuovo,
colloco i vecchi, i vecchi borghesi
ché un vecchio popolano di città resta ragazzo
non ha da difendere niente -
va vestito in canottiera e calzonacci come Joaquim il figlio.
I vecchi, la mia categoria,
che vogliano o non vogliano -
Non si può sfuggire al destino di possedere il Potere,
esso si mette da solo
lentamente e fatalmente in mano ai vecchi,
anche se essi hanno le mani bucate
e sorridono umilmente come martiri satiri -
Accuso i vecchi di avere comunque vissuto,
accuso i vecchi di avere accettato la vita
(e non potevano non accettarla, ma non ci sono
vittime innocenti)
la vita accumulandosi ha dato ciò che essa voleva -
accuso i vecchi di avere fatto la volontà della vita.
Torniamo alla Favela
dove non si pensa nulla
o si vuole diventare messi della Città
là dove i vecchi sono filo-americani -
Tra i giovani che giocano biechi al pallone
di fronte a cucuzzoli fatati sul freddo Oceano,
chi vuole qualcosa e lo sa, è stato scelto a sorte -
inesperti di imperialismo classico
di ogni delicatezza verso il vecchio Impero da sfruttare
gli Americani dividono tra loro i fratelli superstiziosi
sempre scaldati dal loro sesso come banditi da un fuoco di sterpi -
E' così per puro caso che un brasiliano è fascista e un altro sovversivo;
colui che cava gli occhi
può essere scambiato con colui cui gli occhi sono cavati.
Joaquim non avrebbe potuto mai essere distinti da un sicario.
Perché dunque non amarlo se lo fosse stato?
Anche il sicario è al vertice della Gerarchia,
coi suoi semplici lineamenti appena sbozzati
col suo semplice occhio
senz'altra luce che quella della carne
Così in cima alla Gerarchia,
trovo l'ambiguità, il nodo inestricabile.
O Brasile, mia disgraziata patria,
votata senza scelta alla felicità,
(di tutto son padroni il denaro e la carne,
mentre tu sei così poetico)
dentro ogni tuo abitante mio concittadino,
c'è un angelo che non sa nulla,
sempre chino sul suo sesso,
e si muove, vecchio o giovane,
a prendere le armi e lottare, indifferentemente,
per il fascismo o la libertà -
Oh, Brasile, mia terra natale, dove
le vecchie lotte - bene o male già vinte -
per noi vecchi riacquistano significato -
rispondendo alla grazia di delinquenti o soldati
alla grazia brutale


 
Fonte:


 
@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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Panagulis, da "Trasumanar e organizzar" di Pier Paolo Pasolini

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Panagulis, da "Trasumanar e organizzar" di Pier Paolo Pasolini
"Pagine corsare"

Domenica 11 marzo 2011 - Alekos Panagulis fa ancora paura: nessun rappresentante del Governo e dei partiti di maggioranza all'inaugurazione della sua statua ad Atene! Di fronte ad una folla numerosissima, presenti Manolis Glezos, Gianni Dimaras, Alexis Tsipras, Basilio Basilikos, Sofia Voultepsis, Naso Athanasiou, Pavlos Alepi. Theodorakis ha inviato un saluto.

Alexandros (Alekos) Panagulis
... e Pier Paolo Pasolini

Alekos Panagulis, simbolo della resistenza contro il regime dei colonnelli in Grecia, fondatore e leader del movimento Resistenza Ellenica, fu incarcerato e condannato a morte dopo un attentato fallito contro il dittatore Papadopoulos nell'agosto del '68. Dopo la sospensione della condanna a morte trascorse cinque anni in carcere in condizioni durissime. Tornato in libertà in seguito a un'amnistia venne in esilio in Italia e si occupò di documentare i rapporti fra il governo della nuova Grecia democratica e il passato regime. Morì in un incidente d'auto appena due giorni prima della presentazione dei documenti in parlamento. La sua storia è magistralmente raccontata nel libro Un uomo di Oriana Fallaci che gli fu compagna negli ultimi anni della sua vita. Negli anni di prigionia scrisse molte poesie che furono pubblicate nelle raccolte Altri seguiranno (1972) e Vi scrivo da un carcere in Grecia (1974).


Versi prigionieri.
Intervista con Alekandros Panagulis di Oriana Fallaci

Grecia, 12 aprile 1964. I colonnelli dell'esercito greco guidati da Georgios Papadopoulos, effettuano un colpo di stato. Tanks per le strade di Atene e si instaura la dittatura, dal 1967 al 1974, il cui primo argomento utilizzato per giustificare l'uso della forza è l'avanzata comunista che si sta verificando in alcune regioni del paese.
L'intransigenza di Papadopoulos e degli altri membri della giunta militare è nota: incarcerazione di massa degli oppositori e sospensione delle libertà individuali. Né il veto da parte del Consiglio d'Europa né le manifestazioni di rifiuto del regime all'estero sono sufficienti a convincere i colonnelli. Malgrado tutto, la resistenza non è prevista e un uomo, in particolare, rifiuta di conformarsi all'oppressione imposta nella cosiddetta culla della democrazia: è Alekandros Panagulis, Alekos, nato nel 1939 e discendente di una famiglia con ideali ben precisi. Fonda la resistenza greca e viene catturato il 13 agosto 1967 dopo un attacco pianificato ed eseguito contro Papadopoulos. Il dittatore è illeso, ma la vita di Alekos da quel momento diventa un inferno. Condannato alla reclusione è vittima di torture, che non solo cambiano il suo aspetto fisico, ma anche la sua personalità. Nonostante ciò, conserva una lucidità che è in grado di sfidare l'autorità dei colonnelli.
Panagulis viene rilasciato il 23 agosto 1973, pur mantenendo la sua diffidenza verso l'amnistia concessa dalla giunta militare. E' un altro uomo, e nonostante il rispetto e l'ammirazione che il popolo greco per lui mantiene, sono evidenti i segni del dolore accumulato in tutti gli anni di isolamento. 
È Oriana Fallaci che ascolta e prende atto dell'esperienza di Panagulis registrandola nel suo famoso libro Intervista con la storia, dove oltre al leader greco, appaiono altri personaggi cruciali dei nostri tempi, come il leader dell'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) Yasser Arafat o il segretario di Stato degli Stati Uniti sotto la presidenza di Richard Nixon, Henry Kissinger, che svela come combattono per i loro scopi o per la pianificazione del mondo guidati da una logica senza scrupoli.
"È incredibile come si può cambiare un uomo, ed è meraviglioso come un uomo può rivelarsi in grado di sopportare l'insopportabile.", ha detto Panagulis alla Fallaci in una stanza della casa di lei, mentre i due sono lontani dagli echi succedutisi al suo rilascio. Oriana Fallaci ascolta la testimonianza straziante e osserva le tracce delle torture subite, anche se lei intuisce quelle ferite dolorose che affliggono il corpo, e la rabbia di Panagulis, anche soltanto attraverso il tono di voce freddo, distante, sfinito. 
Più che una semplice intervista, dove lui racconta fatti specifici, è una confessione. Panagulis rivela la sua insoddisfazione davanti a un contesto contraddittorio, e il suo desiderio di cambiarlo perché sia coerente con i suoi ideali, nonostante il prezzo che comporta. Non è una martirizzazione del dolore, è la storia narrata ad alta voce di un'esperienza che indubbiamente ha segnato il suo viaggio convulso attraverso un periodo che culminerà nel 1976, quando sarà assassinato dai suoi detrattori.
Prova di ciò è una delle poesie che Alekos aveva scritto in carcere, "... usando il suo sangue come inchiostro", dice la Fallaci nell'introduzione al colloquio e riesce a trasmettere quella esperienza poetica: "Un fiammifero come penna /sangue colato sul pavimento come inchiostro /l'involucro dimenticato di una benda come pagina bianca /Ma cosa scrivo? /Forse ho solo tempo per il mio Indirizzo /Strano, l'inchiostro si è rappreso /Vi scrivo da un carcere /in Grecia (giugno 1971)

Felipe Sanchez Enfasi
[tradotto dallo spagnolo]

*   *   *

1970, Mikis Theodorakis ed Ernesto Treccani. Libertà per Panagulis, un'opera nata dall'incontro fra due maestri, da una composizione di musica e pittura, è legata a un momento particolare della storia della Grecia, alla restrizione della libertà e dell'esilio. 

Panagulis occupò a lungo l'interesse di Pier Paolo Pasolini, che ne scrisse sul "Caos", ne recensì i versi e ne parlò su "l'Unità" il 29 giugno 1972 (Il simbolo Panagulis). Qui di seguito, la poesia Panagulis inclusa nella raccolta Trasumanar e organizzar.

Pier Paolo Pasolini
Panagulis (*)

Questa volta no. Non deve succedere.
Siamo sopravvissuti ormai tante volte a cose simili.
Ma eravamo ragazzi: il diavolo ci tentava.
Essere dalla parte degli uccisi significava sperare.
Una fucilazione aumentava la vitalità: si cantava.
I martiri erano comodi: il PCI non era in crisi.
La garrota e il cappio erano buoni argomenti
dovuti alla stupidità del nemico.
Ma ora non siamo più ragazzi.
L'URSS è uno stato piccolo-borghese.
Non ci sono più speranze; non ci sono buone ragioni per sopravvivere.
L'avere ragione non rende più innocentemente ricattatori.
Non vogliamo fare alcun uso della morte di Panagulis.
Vogliamo che Panagulis non muoia, come il ragazzo Meneceo.
Gli Dei dicono che occorre un sacrificio umano
per la buona riuscita di qualcosa che riguarda l'intera città?
E il ragazzo indicato per il sacrificio, lo accetta?
Niente affatto, niente affatto. L'Inferno non è reale.
Tu, Meneceo, resterai qui con noi. La tua sete di morte
non deve essere accontentata. I tiranni non dovranno commettere
questo errore, e noi non dobbiamo sfruttarlo.
Dobbiamo piangere la tua morte prima che tu muoia.
Perché? Perché i duemila veri comunisti impiccati a Praga
non hanno più nulla da dire: e quindi nessuno ne dice nulla.
Perché Panagulis non vale sei milioni di Ebrei
del cui silenzio tutti approfittiamo per non parlarne.
E' andata a finire che il ragazzo Meneceo è morto;
Tebe ha vinto; e al potere è restato chi c'era.
Siamo impotenti, è vero. Ma le parole valgono pure qualcosa.
Se tu morirai, noi ammazzeremo. Sceglieremo una vittoria significativa:
che non vuole morire, conoscendo la dolcezza di prima della rivoluzione! (1)
Non ci limiteremo ai digiuni come Danilo Dolci.
Sono passati i tempi dei bivacchi coi morti o dei digiuni.
Se non nei fatti, almeno nelle intenzioni, è l'ora della violenza.
Della violenza, aggiungo, senza speranza, arida, impaziente.
Ci hanno deluso tutti: chi ha torto e chi ha ragione.
Tuttavia siamo con chi ha ragione: ma senza illuderci.
Amici che non sventolate bandiere, ma siete diventati seri
come gente che rimugina senza dolore l'idea del suicidio,
non ci sono argomenti: l'unico argomento
è negli occhi neri di Panagulis, che rinuncia alla vita.

(*) La poesia fu pubblicata per la prima volta in "Il Tempo" del 30 novembre 1968, con notevoli varianti e intitolata Panagulis: questa volta no. Vi si leggono numerose varianti. Ora è in Trasumanar e organizzar (pubblicato da Garzanti nel 1971). (1) Al contrario di Meneceo che non aveva una lira, benché figlio dello zio del Re. Quando si è al verde e si possiede solo ciò che si ha addosso, allora si è eroi: Euripide lo sapeva, e sapeva anche che mai nessuno avrebbe riso delle sue tirate retoriche attribuite agli eroi- ragazzi che volevano obbedire all'oracolo e morire. Nelle Fenicie di Euripide, Meneceo è il giovane eroe, figlio di Creonte, che decide di sacrificarsi perché solo così, secondo una profezia di Tiresia, Tebe si salverà.

*   *   *

Alekos Panagulis dal carcere di Boyati, Grecia, ottobre 1970, Vi scrivo da un carcere in Grecia (Rizzoli,1974). Uno stralcio dall'Introduzione di Pasolini al libro di Panagulis.

"Scrivo con la speranza che il contenuto di questa mia lettera raggiunga ogni uomo che considera suo dovere indignarsi contro il crimine e contemporaneamente lottare per la sua abolizione. Scrivo affinché la solidarietà dell' opinione pubblica mondiale alla lotta del nostro popolo per la Libertà, la Democrazia, la Giustizia ed il Progresso, si faccia più concreta".
Pasolini scrisse una Introduzione al libro di Panagulis: qui di seguito, alcuni passaggi di tale Intoduzione.


«[...] Panagulis è stato trasformato in poeta attraverso la tortura [...] La grande poesia di Panagulis è quella che si è espressa attraverso la sua azione, o meglio, attraverso il suo corpo. Col suo corpo come strumento, egli ha scritto poemi non solo perfetti, ma altissimi. [...]
Si tratta nel caso di Panagulis di una "scrittura" o "parola" atroce. Le sevizie, gli anni di prigionia dentro un cubo di cemento, i polsi stretti giorno e notte dalle manette, eccetera; ma anche - per quella forza vitale o gioia che c'è sempre in ogni espressività altamente riuscita- anche l'irrisione dei carnefici, gli spavaldi tentativi di fuga, le trionfanti evasioni, le guasconate, l'irriducibile calcolo dell'estremismo, l'accettazione provocatoria (e sublime) della morte [...]. 
[...] Questo è il grande poema che ha "scritto" Panagulis col suo corpo. Che egli sia ora anche poeta che scrive con gli strumenti della letteratura retorica e testimoniale - è quasi in più. E' una sua nuova vittoria [...] Nella sua lotta per la libertà (cioè la democrazia formale) a essere fortemente e oggettivamente razionale è stato proprio il suo irrazionalismo. La sua ispirazione nel difendere una conditio sine qua non tanto ovvia quanto assoluta.
[...] Chi ha vissuto i giorni della Resistenza in Italia conosce questa forma di irriducibile certezza, che rende tutto prezioso quello che tocca. La fede, o idea fissa, fondata su una logica non dialettica, di Panagulis, è una di quelle "forme" di esistenza e di lotta che è la storia stessa a modellare in una perfezione elementare con le sue proprie mani».

*   *   *

A sua volta Panagulis dedicò una poesia a Pasolini, orrendamente assassinato a Ostia il 2 novembre 1975.

Alexandros Panagulis
A Pier Paolo Pasolini

Voce umana 
Vestita di bellezza 
Era quella che ci davi 
Umana e bella 
Anche se duramente accusava

Amore semplice umano 
La tua vita 
Amore e paura per l’uomo 
Per il progresso fede 
E lo sviluppo insopportabile per te

V’erano momenti in cui ascoltando 
Le parole scorrere dalle tua labbra 
Riudivo i versi di Rimbaud 
“Sono nato troppo presto o troppo tardi? 
Cosa sto a fare qui? 
Ah, tutti voi, 
pregate Iddio per l’infelice”

No Pier Paolo 
Non sei nato né presto né tardi 
Ma peccato che tu sia partito 
Mentre la verità si combatte 
Mentre tanti si scontrano 
Senza sapere perché 
Senza sapere dove vanno

Mentre le religioni cambiano faccia 
E le ideologie diventano religioni 
E molti vestono paraocchi di nuovo 
Tu non dovevi andar via.

Da: AA.VV., Dedicato a Pier Paolo Pasolini, Gammalibri, Milano 1976, 
già nel n. 7 della rivista letteraria «Salvo imprevisti» 
(per gentile concessione di Gammalibri, Milano).

*   *   *

Due brani dal libro Un uomo di Oriana Fallaci 
(Rizzoli, 1979). 


Oriana Fallaci e Alekos Panagulis
"L'abitudine è la più infame delle malattie perché ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte. (...) La sera in cui avevi rinunciato a tentare di nuovo la fuga era successo ben questo. Era successo cioè quel che non avresti mai creduto possibile: gli spazi aperti e il verde e l'azzurro e la gente non ti mancavano più. (...) E tuttavia esisteva qualcosa che l'abitudine al buio, alla mancanza di spazio, alla monotonia non avevano spento: la tua capacità di sognare, di fantasticare, e di tradurre in versi il dolore, la rabbia, i pensieri. Più il tuo corpo si adeguava, si atrofizzava nella pigrizia, più la tua mente resisteva e la tua immaginazione si scatenava per partorire poesie. Avevi sempre scritto poesie, fin da ragazzo, ma fu in quel periodo che la tua vena creativa esplose: incontenibile. Decine e decine di poesie. Quasi ogni giorno una poesia, magari breve. Le scrivevi anche se Zakarakis ti sequestrava la carta e la penna, perché allora afferravi una lametta che tenevi da parte per questo, ti incidevi il polso sinistro, inzuppavi nella ferita un fiammifero o uno stecchino, e scrivevi col sangue su ciò che capitava: l'involucro di una garza, un pezzetto di stoffa, una scatola vuota di sigarette. Poi aspettavi che Zakarakis ti restituisse la carta, la penna, copiavi con calligrafia minutissima, attento a non sprecare un millimetro di spazio, piegavi il foglio ricavandone strisce sottili, e lo mandavi nel mondo a raccontare la fiaba di un uomo che neanche nell'abitudine cede. Gli stratagemmi erano vari: buttare i nastrini di carta nella spazzatura perché una guardia amica li raccogliesse, infilarli nelle cuciture dei pantaloni che mandavi a casa per lavare, farli scivolare addosso a tua madre quando veniva a trovarti. Prima però imparavi i versi a memoria, onde prevenirne lo smarrimento o la distruzione, e che battibecchi quando Zakarakis pretendeva di leggerli per censurarli o approvarli. "Dove li hai messi? Dammeli! Non lo sai che in carcere il direttore deve censurare qualsiasi scritto?" "Lo so ma non posso darteli, Zakarakis. Li ho chiusi nel mio magazzino." "Quale magazzino?! Voglio vedere il magazzino!" "Eccolo qui, Zakarakis" E indicavi la testa. " Non ci credo, fottuto bugiardo, non ci credo!" Avrebbe dovuto, al contrario, perché in quel magazzino avremmo trovato, anni dopo, tutte le poesie perdute o distrutte: per pubblicarle in un libro che molti pensavano fosse l'inizio di una carriera letteraria."
"Ogni tuo gesto è un ingenuo trasporto d'amore, una goffa preghiera di essere amato, e la spavalderia di prima s'è dileguata. Ti cade la forchetta, ti cade il cucchiaio, e d'un tratto arrossisci come un bambino, mi porgi il regalo tenuto da parte per il mio ritorno: un foglio spiegazzato, coperto da una calligrafia minutissima. "Alekos! Cos'è?" "La poesia che preferisco, Viaggio. Te l'ho dedicata, guarda: c'è il tuo nome ora per titolo." Poi me la traduci con quella voce che sventra l'anima. (...) Qui ti interrompi, mi spieghi che il viaggio è la vita, che la nave sei tu, una nave che non ha mai gettato l'ancora, che non la getterà mai, né l'ancora degli affetti, né l'ancora dei desideri, né l'ancora di un meritato riposo. Perché non ti rassegnerai mai, non ti stancherai mai di inseguire il sogno. E se ti chiedessi che sogno non sapresti rispondermi: oggi è un sogno cui dai nome libertà, domani potrebb'essere un sogno cui dare nome verità; non conta che siano o non siano obiettivi reali, conta rincorrerne il miraggio, la luce."



*  *  *
Un uomo di Oriana Fallaci, l’incorreggibile Panagulis.  
Recensione di Vincenzo Marino


Se oggi pronunci il nome del poeta e rivoluzionario greco Alekos Panagulis, probabilmente in tanti si chiederanno “Ma chi è costui?”, sbeffeggiando la memoria della storia.
Mi sono imbattuto, qualche anno fa per la prima volta, in questo eroe ormai leggendario, quando mi fu recapitata una mail, il cui mittente usava come pseudonimo proprio Alekos Panagulis. Lì per lì non mi sono certo preoccupato di cosa potesse rappresentare o perché il mio amico avesse scelto proprio quell’alias, ma dopo qualche tempo, come spesso mi accade, mi sono sentito incuriosito e attratto dalla sua scelta. Ho provato a chiedergli spiegazioni, ma mi sono sentito rispondere con tono ironico: “Perché la sua storia e la sua vita sono piuttosto incorreggibili!”.
Incorreggibile? Ma cosa voleva dire con quell’aggettivo buttato lì, forse senza nemmeno averci riflettuto tanto? È a questo punto che mi è venuto in mente di riprendere a leggere Un uomo di Oriana Fallaci, che da troppo tempo giaceva su uno dei tanti scaffali della mia libreria. La figura di Alekos Panagulis, il fiero oppositore della dittatura greca, trova, nella narrazione della Fallaci, la sua celebrazione come eroe pronto a pagare, con una tragica e lunga carcerazione, il fallito tentativo di sovvertire il regime. La Fallaci riesce a regalare a colui, che è apparentemente sconfitto, il dono dell’eternità eroica.
Un uomo è la celebrazione postuma di Alekos Panagulis, scritta da chi per tanto tempo è stata al suo fianco come amica e compagna, prima di sentirsi addirittura un’estranea, incapace di riconoscere in lui l’uomo che aveva amato, rimpicciolita nel proprio ego di fronte ad un eroe la cui libertà coincideva con la convinzione che tutto fosse stato inutile. Panagulis sentiva che il suo sacrificio e la sua scarcerazione non avevano condotto la Grecia alla reale libertà, ma solo ad un altro regime camuffato da governo libero, che rappresentava l’esatta prosecuzione del precedente.
Non si tratta di una biografia, ma piuttosto di un racconto, in cui l’autrice si pone come narratore interno, laddove è lei stessa a vivere le esperienze raccontate; diventa, invece, narratore esterno, quando il suo punto di vista prescinde dal racconto della vita del suo uomo e diventa, così, tentativo di comprenderlo.
Non appena ho iniziato a leggere Un uomo, per un attimo Oriana Fallaci non mi è apparsa più tremebonda come ne La rabbia e l’orgoglio, addirittura troppo snob e antipatica, ma l’ho vista nella sua dimensione di donna. Non mi meraviglio affatto che, alla sua uscita nel 1979, sia seguito un così largo successo di pubblico. Oriana Fallaci e Panagulis, mai connubio più strano o, forse, sarebbe meglio dire più affascinante in quanto a stranezze. Entrambi rappresentano l’apice di un periodo e di una storia che non ha eguali. In quello stesso periodo, quando, durante le lezioni di epica con i miei studenti, mi sono trovato a riprendere alcuni passi dell’Iliade e dell’Odissea, ho avuto sempre l’impressione che prima o poi sarebbe spuntato un Panagulis intento a organizzare uno dei suoi tanti tentativi di lotta e di scontro. Non è un caso, infatti, che Alekos in Un uomo abbia i connotati caratteriali ed emotivi dell’eroe classico e la stessa struttura narrativa abbia una netta impronta mitopoietica. Lo scorrere della vicenda segue, infatti, il disegno classico dell’epopea. Sembra che non ci sia un luogo o un tempo definito, ma vi sono i protagonisti, Panagulis e l’opposizione al regime, poi gli antagonisti, il regime stesso, e, infine, una morale.
Oriana Fallaci è riuscita a costruire il mito di un eroe moderno, che, come Don Chisciotte, aveva un nemico dai contorni opachi e non delineati: ora il regime, ora i suoi carcerieri, ora i servi del potere. A volte si fa persino fatica a capire perché, per esempio, Panagulis sia arrivato a scagionare i suoi carcerieri, non riconoscendo più un legame tra la sua battaglia ideale e quella dei giudici, che prima erano stati succubi della dittatura greca al punto da rappresentarne lo strumento più importante, e poi si erano fatti garanti del cambiamento.
Incorreggibile, appunto: mai aggettivo fu più appropriato per un uomo che non si è voluto arrendere nemmeno di fronte alle sue paure. I mulini a vento, Panagulis li aveva di fronte e li aveva dentro e, dunque, la sua lotta era contro tutto; solo la sua misteriosa morte lo ha sollevato. La sua prigionia è stata più libera della sua vita da libero, sentendosi sempre incarcerato nel suo donchisciottismo. Un eroe moderno, però, di cui le cronache stentano a trovare eredi. La Fallaci racconta del suo amore per lui, riconoscendogli tutte le caratteristiche che aveva trovato affascinanti e incorreggibili nei tanti eroi che aveva intervistato.
Oggi, oltre che in una mail dove troviamo Panagulis? Dove le sue grandi battaglie trovano compimento? Belle domande che danno il senso di una vita e di un uomo veramente incorreggibile che purtroppo spesso viene dimenticato. Il suo sacrificio, la sua carcerazione e, infine, la sua morte non sarebbe il caso di rivederli e di inquadrarli in una dimensione nuova?


*  *  *

Alekos Panagulis
TRE POESIE


DEVI VIVERE

Se per vivere, o Libertà
chiedi come cibo la nostra carne
e per bere
vuoi il nostro sangue e le nostre lacrime,
te li daremo
Devi vivere

Dicembre 1971


RICORDA

Cella che i tuoi muri
Sono scritti con le scritte della Lotta
a quanti verranno dopo di me
ricorda
tutti gli istanti che ho vissuto qui dentro

Se i miei pugni adesso non piegano le sbarre
e se il sangue che gocciola è il mio sangue
Non è questo che mi fa vergognare
Non hanno sangue le sbarre
Diglielo tu
Le sbarre erano dure
deboli i miei pugni

E per i giorni che mi hai visto soffrire la fame
Tanti giorni
E per i miei occhi che hai visto piangere
e le mani contratte

E per quanto ho lottato contro la morte
(ospite così subdola nella mia cella)

E per le ore di solitudine infinita
E i giorni gelati dell'Inverno

E per gli scatti d'Ira
e soprusi e il dolore

E per i tanti sforzi
e i bruciori incessanti della febbre

E per il mio disprezzo
Che così evidente dimostro ai tiranni
Ricorda
Non c'è istante che voglio che si dimentichi
E non c'è un istante che mi vergogni

Giugno 1971
  

SCENE - MEMORIE

Legato mani e piedi
a un letto di ferro
e le catene
costringono il corpo all'immobilità

Corvi attorno a me
vogliono straziarmi
Sono schiavi dei tiranni
e hanno sembianze umane

Con legni percuotono le piante dei miei piedi
mi spengono sigarette sul corpo
sul mio viso insanguinato
appoggiano le canne delle loro pistole
e urlano senza fine
Mi insultano e gridano minacce

Loro che hanno disertato
chiamano me disertore
Loro che hanno tradito
dicono a me traditore
Loro su cui il Popolo sputerà domani
sputano su di me
Mi chiamano puttana
incapaci di vedere
la forza interiore e la verità
nelle ingiurie e nell'ira di me incatenato
Mi chiamano puttana
e la frusta
lascia segni sul mio corpo
ferite nuove
ferite che si spalancano incredule

Sulla camicia di carne
i rivoli di sangue
cambiano colore
Ma continuano a picchiare
e ogni tanto
con nuove torture cercano
di gonfiare il dolore

Le mani che mi tappavano
il naso e la bocca
le mordevo
Ma adesso
che una coperta mi avvolge la testa
il cielo
scende sui miei occhi
colmo di stelle
E sul mio petto
crollano montagne
sirene allucinanti
fischiano nelle orecchie.

Il corpo sussulta senza speranza
per un po' d'aria
Immerso nel sudore
Per un po' d'aria
Per un po' d'aria
un po' d'aria soltanto...

suoni e risate
insulti miserabili e vili
Ma perché?
Palpano i coglioni dell'Incatenato
Senza avere fretta...

Mi spiegano cosa faranno
senza avere fretta...

Aprono cassetti
ne estraggono aghi
senza avere fretta...

Qualcuno di loro
(come sempre)
mi... consiglia
(recita la parte da buono)
Ma ormai non lo ascolto neanche
e così cominciano

Mi infilano dentro l'uretra un ago
(sottilissimo, di ferro)
Brividi in tutto il corpo
l'altro estremo dell'ago
ora lo riscaldano...

I lamenti
le risate sommesse
Le risate ascoltate
le loro risate...

Senza voce, stanchi, sudati
incapaci di inventarsi altro
Tutti insieme
mi colpiscono gridando...

Una macchina vicino muggisce
e solo una voce umana
s'ascolta nel tumulto
Una radio

Come impazziti mi percuotono
con le mani e con i piedi
Tutti insieme...

Sui muri e sul pavimento
si proiettano fiori di fuoco
Fiamme di un altro mondo
Ballano ritmi sfrenati
tutto gira
e presto si perde...

Mi ritrovo in un'altra stanza
piccolo il cambiamento
le catene mi fanno ancora compagnia
Le facce sfocate
spine d'odio
si piegano verso di me
Cresce il tono delle loro voci

E nuove facce con quelli
Ma tutte uguali le espressioni
E uguali le uniformi
cos'è che si trova
sul risvolto dell'uniforme
qualche antico simbolo?
Di Ippocrate
Hanno dimenticato il giuramento....

Scene di vita
Ombre nere
scene che ho vissuto
Ma quale ricordare per prima?
La memoria dolore
La solitudine?
Dolore anch'essa
Dolore compagno del dolore
È la nostra vita

Dicembre 1971

Pagine corsare", blog dedicato a Pier Paolo Pasolini
Autori e curatori: Angela Molteni, Bruno Esposito.

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Curatore, Bruno Esposito

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