Benvenuto/a nel mio blog

Benvenuto nel blog

Questo blog non ha alcuna finalità di "lucro".
Viene aggiornato di frequente e arricchito sempre di nuovi contenuti, anche se non in forma periodica.
Sono certo che navigando al suo interno potrai trovare ciò che cerchi.
Al momento sono presenti oltre 1700 post e molti altri ne verranno aggiunti.
Ti ringrazio per aver visitato il mio blog e di condividere con me la voglia di conoscere uno dei più grandi intellettuali del trascorso secolo.

giovedì 20 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini: La poesia della tradizione - La tradizione come esperienza, non come museo.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
La poesia della tradizione


La tradizione come esperienza,
non come museo.

Tratta da: Trasumanar e Organizzar 

( Commento e a seguire i versi )

Pier Paolo Pasolini rivolge al suo tempo un rimprovero duro e profondo. La ripetuta esclamazione «Oh generazione sfortunata!» apre un discorso che combina passione morale e analisi politica: non si tratta solo di nostalgia, ma della denuncia di una perdita etica — la perdita della capacità di commuoversi davanti ai segni della tradizione.
Pasolini accusa una generazione (e la nuova classe dirigente che da essa è nata) di non aver saputo ricevere e custodire. La ripetuta esortazione «Oh generazione sfortunata» scandisce la perdita di una predisposizione alla lacrima di fronte al bello e al sacro. Per Pasolini la commozione estetica è un atto morale: chi non piange davanti a un capolavoro compromette la propria umanità.
La tradizione, i libri, i tabernacoli, i battisteri diventano simboli di un patrimonio emozionale e morale rifiutato o frainteso. Tradire la funzione critica della cultura significa consegnare la memoria alla buro­crazia della democrazia organizzata che nulla può restituire dell’esperienza del passato.
Il paradossale tema centrale del poema: la ribellione giovanile indotta. La ribellione giovanile è descritta come il paradosso per eccellenza: si ribella contro il passato seguendo un copione che il presente aveva già predisposto. In questo senso la disobbedienza diventa obbedienza al sistema, e la generazione si trasforma in «Automa in quanto Tutto». 
Il verso libero e i periodi lunghi avvicinano il poema alla prosa argomentativa, trasformando la poesia in sermone civile. Le ripetizioni ritmiche e le enumerazioni di oggetti (cappotti, libri, tabernacoli, ottave) costruiscono un inventario della perdita e accentuano la forza della denuncia.
Pasolini mescola termini popolari e riferimenti al canone culturale. Il tono è spesso didascalico ma attraversato da immagini liriche che riemergono, per contrasto, con forte pathos:
Libri e vecchi libri come segni di una continuità rifiutata.
Tabernacoli e Battistero a rappresentare il legame tra memoria religiosa, arte e vita quotidiana.
Automa in quanto Tutto come simbolo dell’alienazione di una ribellione che si fa strumento del potere.
Pasolini mette in relazione estetica e politica: non esiste impegno autentico privo di formazione affettiva e storica. La critica all’“organizzazione” come falsa salvezza richiama la necessità di una pratica politica che non riduca la cultura a mera tecnica amministrativa. L’accusa contro l’organizzazione e la «democrazia burocratica» sottolinea la sua sfiducia nelle soluzioni puramente tecniche o procedurali: la salvezza non è nell’organizzazione, ma nella trasformazione etica ed estetica dell’uomo.

Il rischio denunciato da Pasolini — che la protesta sia incorporata dalla logica consumistica o burocratica e perda la sua capacità trasformativa — resta attuale.  La critica all’organizzazione come «salvezza» che genera solo altra organizzazione sollecita una riflessione sulle forme di impegno autentico e sulla necessità di mantenere una relazione viva con la tradizione culturale.

“La poesia della tradizione” è un monito e una lacerazione: monito contro l’oblio volontario e l’adattamento servile; lacerazione per la perdita di quella capacità di commozione e di coscienza storica che costituisce il fondamento di una resistenza autentica. Pasolini non chiede il ritorno a un passato immobile, ma la riattivazione di una sensibilità capace di trasformare il sapere storico in esperienza etica. Senza questa commozione non c’è vera resistenza possibile.

Bruno Esposito

La poesia della tradizione


Oh generazione sfortunata!
Cosa succederà domani, se tale classe dirigente –
quando furono alle prime armi
non conobbero la poesia della tradizione
ne fecero un’esperienza infelice perché senza
sorriso realistico gli fu inaccessibile
e anche per quel poco che la conobbero, dovevano dimostrare
di voler conoscerla sì ma con distacco, fuori dal gioco.
Oh generazione sfortunata!
che nell’inverno del ’70 usasti cappotti e scialli fantasiosi
e fosti viziata
chi ti insegnò a non sentirti inferiore –
rimuovesti le tue incertezze divinamente infantili –
chi non è aggressivo è nemico del popolo! Ah!
I libri, i vecchi libri passarono sotto i tuoi occhi
come oggetti di un vecchio nemico
sentisti l’obbligo di non cedere
davanti alla bellezza nata da ingiustizie dimenticate
fosti in fondo votata ai buoni sentimenti
da cui ti difendevi come dalla bellezza
con l’odio razziale contro la passione;
venisti al mondo, che è grande eppure così semplice,
e vi trovasti chi rideva della tradizione,
e tu prendesti alla lettera tale ironia fintamente ribalda,
erigendo barriere giovanili contro la classe dominante del passato
la gioventù passa presto; oh generazione sfortunata,
arriverai alla mezza età e poi alla vecchiaia
senza aver goduto ciò che avevi diritto di godere
e che non si gode senza ansia e umiltà
e così capirai di aver servito il mondo
contro cui con zelo «portasti avanti la lotta»:
era esso che voleva gettar discredito sopra la storia – la sua;
era esso che voleva far piazza pulita del passato – il suo;
oh generazione sfortunata, e tu obbedisti disobbedendo!
Era quel mondo a chiedere ai suoi nuovi figli di aiutarlo
a contraddirsi, per continuare;
vi troverete vecchi senza l’amore per i libri e la vita:
perfetti abitanti di quel mondo rinnovato
attraverso le sue reazioni e repressioni, sì, sì, è vero,
ma soprattutto attraverso voi, che vi siete ribellati
proprio come esso voleva, Automa in quanto Tutto;
non vi si riempirono gli occhi di lacrime
contro un Battistero con caporioni e garzoni
intenti di stagione in stagione
né lacrime aveste per un’ottava del Cinquecento,
né lacrime (intellettuali, dovute alla pura ragione)
non conosceste o non riconosceste i tabernacoli degli antenati
né le sedi dei padri padroni, dipinte da
– e tutte le altre sublimi cose
non vi farà trasalire (con quelle lacrime brucianti)
il verso di un anonimo poeta simbolista morto nel
la lotta di classe vi cullò e vi impedì di piangere:
irrigiditi contro tutto ciò che non sapesse di buoni sentimenti
e di aggressività disperata
passaste una giovinezza
e, se eravate intellettuali,
non voleste dunque esserlo fino in fondo,
mentre questo era poi fra i tanti il vostro vero dovere,
e perché compiste questo tradimento?
per amore dell’operaio: ma nessuno chiede a un operaio
di non essere operaio fino in fondo
gli operai non piansero davanti ai capolavori
ma non perpetrarono tradimenti che portano al ricatto
e quindi all’infelicità
oh sfortunata generazione
piangerai, ma di lacrime senza vita
perché forse non saprai neanche riandare
a ciò che non avendo avuto non hai neanche perduto;
povera generazione calvinista come alle origini della borghesia
fanciullescamente pragmatica, puerilmente attiva
tu hai cercato salvezza nell’organizzazione
(che non può altro produrre che altra organizzazione)
e hai passato i giorni della gioventù
parlando il linguaggio della democrazia burocratica
non uscendo mai dalla ripetizione delle formule,
ché organizzar significar per verba non si poria,
ma per formule sì,
ti troverai a usare l’autorità paterna in balia del potere
imparlabile che ti ha voluta contro il potere,
generazione sfortunata!
Io invecchiando vidi le vostre teste piene di dolore
dove vorticava un’idea confusa, un’assoluta certezza,
una presunzione di eroi destinati a non morire –
oh ragazzi sfortunati, che avete visto a portata di mano
una meravigliosa vittoria che non esisteva!

Pier Paolo Pasolini

Curatore, Bruno Esposito

Grazie per aver visitato il mio blog


Nessun commento:

Posta un commento