"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Il Teorema del Palazzo e il Processo Necessario:
La Solitudine Profetica di Pasolini
di Bruno Esposito
Rileggere oggi l'apparato critico, giornalistico e saggistico di Pier Paolo Pasolini – e in particolare la densa traiettoria che si snoda tra gli Scritti Corsari e le Lettere Luterane – significa fare i conti con un trauma intellettuale ancora aperto. La forza d’impatto della sua parola non risiede in una vaga intuizione poetica, ma in un paradosso metodologico unico nel panorama del Novecento italiano: la capacità di fondere la meticolosa, quasi scientifica, razionalità del "teorema" con l'urgenza carnale di chi sceglie deliberatamente di «gettare il proprio corpo nella lotta». Pasolini non analizza la realtà da una cattedra distaccata o da un recinto ideologico precostituito; la sua scrittura si alimenta di una linfa empirica, di un'osservazione diretta e viscerale condotta sul campo, dove il dato sociologico diventa immediatamente esperienza esistenziale e ferita morale.
Tutti i suoi interventi pubblici, a partire dalle colonne del Corriere della Sera e del Mondo, si configurano come rigorosi impianti geometrici. Essi muovono da un'ipotesi razionale che poggia su dati raccolti con meticolosità senza risparmio di constatazioni personali, sorrette da una puntuale documentazione. Ma Pasolini è uno scrittore, un poeta e un regista cinematografico; per questo non può e non vuole circoscrivere le sue analisi nel solo ambito giornalistico. Ogni qualvolta affronta una tematica, i rimandi a tutta la sua produzione artistica si fanno fitti, densi di segni che richiedono una decodificazione filologica complessa da parte del lettore, chiamato a rimettere insieme i frammenti di un'opera dispersa e incompleta. È uno sperimentatore di metodo, costantemente in rapporto diretto con la materia magmatica della realtà analizzata, pronto al cambiamento e persino all'abiura pur di non fossilizzarsi in preconcetti stabiliti una volta per tutte.
