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mercoledì 23 settembre 2026

Pier Paolo Pasolini: "La mia vita la mia carne..." - Epoca, n. 1310, 15 novembre 1975, pag. 24 e 25

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


FOTO DI VITTORIANO RASTELLI
Epoca, n. 1310, 15 novembre 1975
 
È un pezzo dal valore inestimabile e toccante, poiché funge da vero e proprio testamento autobiografico spirituale. Pasolini ripercorre i nodi cruciali della sua esistenza: la scoperta della poesia tramite la madre, il legame viscerale con la terra e il dialetto friulano, la tragica morte del fratello partigiano Guido e il traumatico ma fecondo impatto con le borgate romane. Il testo evidenzia la sua costante scissione interiore tra il rigore della lingua colta e l'amore per l'autenticità popolare.

Bruno Esposito 

Creazione lirica e angoscia esistenziale in una testimonianza autobiografica
 

Pier Paolo Pasolini

La mia vita la mia carne...

Epoca
numero 1310
15 novembre 1975
pag. 24 e 25

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Gli anni di Casarsa, dove visse da ragazzo, la morte del fratello partigiano, la fuga a Roma e i primi incontri con i ragazzi di vita
DI PIER PAOLO PASOLINI:
Misteriosamente, un bel giorno, mia madre... mi presentò un sonetto, composto da lei, in cui esprimeva il suo amore per me (non so per quali costrizioni di rima la poesia finiva con le parole «di bene te ne voglio un sacco»). Qualche giorno dopo scrissi i miei primi versi: dove si parlava di «rosignolo» e di «verzura». Credo che non avrei saputo distinguere allora un rosignolo da un fringuello, come del resto un pioppo da un olmo: e del resto a scuola (ad opera della signora Ada Costella, toscana, mia maestra in quarta, indimenticabile seconda elementare) Petrarca certo non si leggeva. Dunque non so dove avessi imparato il codice classicistico dell'elezione e della scissione linguistica. Forse sia che, non vivendo conto dell'abbondanza corale di mia mamma, ho cominciato, come rigidamente «selettivo» ed «eletto».