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giovedì 8 gennaio 2026

Esclusiva intervista a Pier Paolo Pasolini: Una lucida passione - "Sette giorni in Italia e nel mondo", Numero 11, 27 Agosto 1967, pag. 31 a pag. 33

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Esclusiva intervista a Pier Paolo Pasolini:
Una lucida passione

Gaetano Stucchi

"Sette giorni in Italia e nel mondo"

Numero 11

27 Agosto 1967

pag. 31 a pag. 33

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Ce n'è voluto perché ci decidessimo a prenderlo sul serio come cineasta Pasolini sempre agli onori della cronaca, letterato — bersaglio per le destre, regista di sorpresa, apparentemente intento solo a tradurre il suo repertorio verbale — narrativo — ideologico nel potente megafono del cinema. Invece, eccolo qui, applicato e diligente come un universitario dall'entusiasmo facile, eccolo che sta lavorando e sgobbando (a realizzare « Edipo ») con vero fanatismo professionale sotto il cielo di piombo incolore di Sant'Angelo Lodigiano, nell'attivissima Lombardia, così risentita un tempo "nei suoi confronti, cosi pronta a rimbeccargli le parolacce, il vernacolo, le superfici veriste della sua narrativa, offesa nel suo moralismo ( il più solido e refrattario di tutta la borghesia italiana). Va bene, è un lavoratore. Addirittura troppo impegnato. Chi vorrebbe salutarlo innocuo drammaturgo popolare dell'Italia '60 si scontra con l'ideologia, la lucida volontà dei suoi film, da « Accattone » ad « Edipo ».- e... in "Uccellacci e uccellini" 1'ideologia è il tema e il contenuto del film, quindi è esplicita; mentre in "Accattone' era implicita, e talmente implicita da essere sprofondata nello stile o nella storia, da non essere riconoscibile. Ma anche "Accattone" era profondamente ideologico, anzi era più disperatamente ideologico, in fondo, di "Uccellacci e uccellini", 

«quando io racconto una storia del sottoproletariato rimanendo immerso nel sottoproletariato, escludendone la borghesia, e quindi le sue problematiche, compio un atto estremamente ideologico. Una scelta tale che non può che essere ideologica: facendo "Accattone" ho dichiarato il mio odio verso la borghesia tale da non potermi nemmeno mettere dal suo punto di vista e accettarne i problemi; tale da riconoscere il mondo in una piccola sezione del mondo, a Roma, un mondo che però è enorme nel globo terrestre, cioè il Terzo Mondo, sottoproletariati, urbani o agricoli, ecc... sì, forse anche in "Edipo" l'ideologia fa parte del contenuto esplicito del film, cioè quello che si vede realmente passare sullo schermo, più che in "Accattone", ma in modo diverso sia da "Accattone" che da "Uccellacci e uccellini"».

lunedì 5 gennaio 2026

Pasolini: estratto della conferenza stampa che ha tenuto, insieme a Maria Callas, al Festival del Mar del Plata (1970)- Amilcar Romero, Primer Plano , vol. I, n. 3, inverno 1972

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Pasolini
estratto della conferenza stampa che ha tenuto, insieme a Maria Callas
Festival del Mar del Plata

(1970)

Amilcar Romero

Primer Plano
(Ediciones Universitarias Valparaíso (Cile))

vol. I

n. 3

inverno 1972

da pag. 29 a pag. 39

( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione, è stata curata da Bruno Esposito ) - (La traduzione, anche se non è precisa nella forma, lo è certamente nei contenuti)

Pier Paolo Pasolini
El mundo unico de un autor

Questa nota è la sintesi di tre dibattiti e interviste consecutive tenute da Pasolini: la conferenza stampa che ha tenuto, insieme a Maria Callas, a tutti i giornalisti del Festival del Mar del Plata (1970); una conversazione piuttosto informale il giorno successivo, nelle sale da pranzo dell'Hermitage Hotel, con diversi critici argentini e alla quale ho preso parte; e, infine, un faccia a faccia, 36 ore dopo, in cui abbiamo trattato nuovamente tutti gli argomenti affrontati, chiarendone alcuni, commentandone altri, confermandone altri ancora. Per ovvie ragioni ho riassunto le tre in una sola, come se fosse l'ultima. O forse sarebbe meglio dire: ho completato e modificato quest'ultima, aggiungendo ciò che era stato lasciato in sospeso o sottinteso e che ho ritenuto importante aggiungere.  Ma alcuni degli argomenti trattati - a dire il vero - hanno avuto origine da domande sollevate dai partecipanti alle precedenti. Non ho ritenuto necessario specificare quali mi appartengono e quali no: mi è sembrato un personalismo stupido, oltre al fatto che, ad eccezione dei nomi di due o tre amici, degli altri non mi ricordo nemmeno. E per di più: Pasolini in nessuna di queste conversazioni, dato che ero presente a tutte, ha parlato in segreto o rivolgendosi a qualcuno in particolare. Pertanto, ciò che mi sembra più corretto specificare che l'interlocutore che dialoga con il regista italiano può essere chiunque, compreso lei, che ora ci leggerà.

Un'altra cosa. Come alcuni avranno notato, l'argomento della sua opinione personale sul marxismo e sul cristianesimo non è stato toccato nell'ultima conversazione. Ho ritenuto preferibile che Pasolini, prima di definire se stesso, lo facesse attraverso le sue opinioni su questioni che riguardano direttamente il cinema come mezzo di espressione e tutte le implicazioni che questo comporta. Per il resto, credo che attraverso le sue risposte questo sia ben chiaro. L'onestà e la sincerità con cui in tutto Il modo in cui ha gestito il momento, la sua provata modestia, il suo atteggiamento indagatore, le sue contraddizioni e, infine, il suo approccio alla vita - non solo all'arte in particolare, il che sarebbe un'aberrazione - la sua opera, in definitiva, parlano più delle normali e banali frasi pompose e magniloquenti in cui spesso si rifugiano i personaggi famosi intervistati quando vengono colpiti da domande dello stesso calibro. Per concludere, resta da dire - anche se è ovvio - che le conclusioni, le definizioni e la loro utilità sono lasciate ai lettori, che in realtà sono i veri destinatari. Se così fosse, e credo che Pasolini la penserebbe allo stesso modo, la funzione di questo lavoro sarebbe più che soddisfatta.



– Durante la sua conferenza stampa di due giorni fa, la discussione si è concentrata quasi esclusivamente sulla mitologia. E non è stata colpa sua, ma piuttosto di chi le ha fatto le domande. Ma credo che questo sia piuttosto significativo. Cosa la interessa?

– Ripeto quello che ho detto ai giornalisti argentini: il mito o la leggenda hanno attualità. Ed è questo che cerco.

– Beh, ma perché insistere a parlare di questo argomento?

– Insistere? Non mi limito a quel campo.


- "Va bene. Hai girato altro; pensa ai tuoi primi film. Ma queste domande ripetute sono dovute al fatto che ultimamente non ti sei allontanato molto da lì. Voglio parlare di Medea . Hai preso la tragedia di Euripide e, quando arrivi a un certo punto, è come se qualcosa si rompesse: reinterpreti tutto. Non so se sbaglio o se sto semplificando troppo, ma sembra una tacita proposta tra il mondo sacro, antico, religioso e quello attuale, essenzialmente laico e tecnologicamente avanzato. È così?"

- (Annuisce lentamente)


– Ma allontanandosi dalle leggi della tragedia, non crolla forse la tesi che sembra alla base del film?

(Sorridendo). – Mi sono basato solo su Euripide, su un testo per cercare di creare un ponte, un collegamento, una continuità tra il mondo antico e quello moderno. Niente di più. È tutto ciò che ho voluto.

–  Hai indicato che non ti interessa il mondo biblico o classico per ciò che significano in sé, ma come riferimento al mondo che rappresentano, mostrano e descrivono, per poi fare riferimenti da lì al presente, sia del Terzo Mondo che del neocapitalismo.

sabato 3 gennaio 2026

Intervista a Pasolini il regista dissidente tra la mamma e la Callas - La Stampa, 31 agosto 1969, pag. 7

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Eretico e Corsaro


Pasolini il regista dissidente tra la mamma e la Callas 
L'autore presenta la pellicola nell'isola dove ha girato «Medea» 

La Stampa

31 agosto 1969

pag. 7

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

(Dal nostro inviato speciale) 

Grado, 30 agosto. 

E' toccato a Grado, isola « borghese » e sotto certi aspetti legata ancora a una tradizione absburgica, il ruolo di contraltare alla Mostra di Venezia, la più celebrata della cinematografia europea. Qui, forse, sono nati i germi di una scissione che potrebbe ripetersi in avvenire. 

Pier Paolo Pasolini ha dunque presentato il suo Porcile a Grado, un'isola che sta diventando un po' il suo feudo artistico e « studio » in Adriatico per la realizzazione e la presentazione delle sue opere. Infatti, mentre si presenta Porcile, si tiene un occhio su Medea, buona parte della quale e stata realizzata qui, fra le isole di questa laguna una delle quali, chiamata il « Safon » appartiene allo stesso Pasolini, donatogli dalla municipalità locale. « Complice » simpaticissimo in questo originale programma, il pittore e professore d'arte Giuseppe Zigaina. 

Pasolini voleva completamente snobbare Venezia: lo prova il fatto che ha fatto assistere all'odierna presentazione di Porcile anche Maria Callas, personaggio che «fa notizia » in qualsiasi parte del mondo si trovi. Infatti, «la brava Maria », come la chiama il regista, è giunta ieri sera all'aeroporto di Ronchi da Parigi per dare a questa « prima assoluta » un rilievo ancor più notevole. Si è presentata a fianco di Pasolini, il suo primo regista cinematografico, in un completo azzurro, capelli a coda di cavallo trattenuti da un fiocco blu scuro. Era sorridente e serena, non sembrava più la donna nervosa e irritabile vista durante la più recente lavorazione di « Medea ». 

C'era una folla di giornalisti arrivati da Venezia su un pullman zeppo o con autovetture personali. Tutti in morbosa attesa per questa misteriosa pellicola. Finalmente buio in sala e Porcile si è svelato agli occhi attentissimi degli spettatori. 

Al termine della proiezione Pasolini ha parlato lungamente della sua « creatura ». 

« Nel film — ha detto il regista — ci sono i porci veri e quelli metafisici. I più. simpatici sono i primi, ma tutti finiscono per divorare, come fa la società moderna, sia colui che obbedisce sia colui che disobbedisce e combatte inutilmente ». 

« Porcile — ha detto ancora Pasolini — vuole essere una protesta contro la cultura di massa, per cui un autore impegnato deve creare prodotti più difficili da consumare ». 

Nessun cenno, invece, a un tentativo di contestazione avvenuto prima della proiezione. Il « Fronte d'azione studentesca» del centro provinciale di « Ordine Nuovo » di Udine, come si firmano gli autori del messaggio, aveva, fatto distribuire alcuni fogli ciclostilati contenenti una serie di critiche e anche qualche insulto al regista. Dopo tante polemiche è venuta una simpatica colazione con Pasolini, la Callas e Ninetto Davoli, uno degli interpreti del film, offerta in un ristorante del luogo. Molto euforica mamma Pasolini, soddisfatta della luminosa giornata del figlio. Maria Callas ha detto di Porcile: 

«E' l'espressione più poetica di un periodo di violenza che la cinematografia mondiale abbia mai fornito». 

Italo Soncìnì


Curatore, Bruno Esposito

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venerdì 2 gennaio 2026

Pasolini-Magnani un'accoppiata da Gran Premio: l'autore ci parla di Mamma Roma - Telecineriz, anno III, numero 8, agosto 1962, pag.3-4

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Eretico e Corsaro


Pasolini-Magnani un'accoppiata da Gran Premio
l'autore ci parla di Mamma Roma

Telecineriz

anno III

numero 8

agosto 1962

pag.3-4

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Dopo due anni di volontaria assenza la Magnani torna sullo schermo con un personaggio vivo, inquieto, esuberante, disperata << Mamma Roma >>. Il cinema l'aveva delusa, ma Pasolini, costruendole una sceneggiatura su misura, l'ha riconquistata, ed il cinema le è di nuovo entrato nelle vene. Il privilegio di averla di nuovo attratta davanti alla macchina da presa spetta per metà al produttore Alfredo Bini e per l'altra metà a Pier Paolo Pasolini. Il binomio Bini-Pasolini era una garanzia per Anna Magnani e << l'aventiniana >>  attrice si è fatta convincere.

Anna Magnani in Mamma Roma è una matura prostituta che, per amore del figlio, passa dall'infame commercio notturno ad un più rispettabile commercio di frutta e verdura in un mercato rionale. Mamma Roma (nome di << battaglia >> della prostituta) è una povera donna piena di buone intenzioni che cerca di creare un avvenire al figlio e una nuova reputazione per se stessa. Ma sbaglia tutto, per ignoranza e per colpa dell'ambiente. Che ne sa Mamma Roma della vita? Corre dal parroco e gli chiede aiuto. Ma che aiuto può chiedergli? Non lo sa nemmeno lei. Il suo ideale è un ideale piccolo-borghese di vita per bene, ma questo ideale si sovrappone a una vita le cui esperienze sono tutte atroci, volgari, sbagliate. E quando il prete le consiglia di fare imparare al figlio un mestiere, mandandolo magari in un cantiere, Mamma Roma si ribella

Pasolini intervistato da Gigi Ghirotti: andrà al Festival pur di non ottenere premi - La Stampa, 15 agosto 1968, pag 7

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Pasolini andrà al Festival pur di non ottenere premi

La Stampa

15 agosto 1968

pag 7

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


La difficile preparazione della Mostra di Venezia Pasolini andrà al Festival pur di non ottenere premi Ha accettato di presentare il suo film « Teorema » dichiarando in partenza che non ritirerà un eventuale riconoscimento - La stessa posizione è condivisa da Liliana Cavani, autrice di «Galileo», e Bernardo Bertolucci, presente con «Partner» - Pier Paolo Pasolini polemizza con i nemici della rassegna e attacca il terrorismo ideologico dei « fascisti di sinistra » 

(Dal nostro inviato speciale) 

Venezia, 14 agosto. 

Il Leone d'oro, premio della Mostra cinematografica di Venezia al miglior film della rassegna, quest'anno corre un rischio che gli anni passati non corse: il rischio di essere lasciato lì, a ruggire davanti la poltrona di Luigi Chiarini, direttore del Festival. Una lunga giornata di discussioni tra Chiarini e alcuni tra i possibili candidati al premio (Pasolini, per Teorema, Liliana Cavani per Galileo, Bertolucci per Partner) avrebbe maturato questa conclusione. 

I registi dì cui si discorre appartengono all'Anac, la associazione degli autori cinematografici che ufficialmente si è schierata contro il festival veneziano. Luigi Chiarini, nel difendere le sue posizioni, ha cercato di convincere l tre autori ad accettare senza storie la regola del gioco. Ma è riuscito a piegare soltanto a metà i suoi interlocutori. Infine hanno trovato l'accordo: ciascuno faccia la sua parte, il festival assegni pure il suo Leon d'oro, le sue coppe e i suoi bucintori. Se questi premi toccheranno a qualcuno dei contestatori, pazienza: essi non diranno di no, ma lasceranno la coppa, il leone e ogni altra suppellettile decorativa nelle mani di chi gliela vorrebbe assegnare. Soluzione di compromesso, dunque. Si contesta, sì, ma con giudizio. 

Domando a Pier Paolo Pasolini, che incontro al Lido nell'atrio dell'Excelsior, perché mai l'anno scorso egli fosse pronto a ricevere il Leone d'oro e oggi è pronto invece a lasciarlo perdere. Quel che l'anno scorso andava bene, quest'anno non va più? 

« Questo festival dovrebbe essere la prefigurazione di quello che il festival dovrà essere nel prossimo futuro, cioè un libero incontro di artisti del cinema, senza lo sfondo competitivo che ha avuto finora. Di nuovo quest'anno c'è stata la protesta dei giovani: per merito degli studenti certe posizioni sono venute a maturazione. Noi stiamo passando dalla democrazia formale alla democrazia sostanziale, e ciò non avviene senza scossoni ». 

Pasolini: Autopresentazione - Pubblicato in Nuestro Cine , n. 46, Madrid, 1965

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Eretico e Corsaro


Pasolini
Autopresentazione

Pubblicato in Nuestro Cine

n. 46

Madrid

1965

pag.13

( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione, è stata curata da Bruno Esposito )


 Non sono entrato nell'industria cinematografica subito dopo la fine della guerra, in parte perché ero molto giovane, ma anche perché non avevo la formazione necessaria. Le mie opere letterarie erano state pubblicate durante quello che potremmo definire un "secondo dopoguerra". In seguito, come conseguenza del sentimento antifascista prevalente, emerse quello che potremmo chiamare "nuovo realismo", e questo sentimento ha guidato il mio lavoro.

Motivi personali mi hanno avvicinato al cinema, prima come sceneggiatore e ora come regista. Le mie esperienze passate da studente – anni trascorsi a guardare film di Chaplin, Eisenstein e Dreyer – non sono state dimenticate quando ho iniziato a dirigere il mio primo lungometraggio. Questi registi, e altri di quell'epoca, come Renoir e Clair, hanno contribuito notevolmente a plasmare i miei gusti iniziali.

Da bambino sognavo già di fare il regista. Poi me ne sono dimenticato... è arrivata la guerra, e tante altre cose. Quella prima vocazione è rimasta, a cui ho rinunciato con il passare degli anni. Più tardi, essendo tornato al cinema per caso, la mia prima passione è rinata, e sono riuscito a realizzarla... È successo anche che scrivessi sceneggiature che non sono venute come le avevo immaginate: erano bei film, come La notte brava e Morte de un amico , ma non erano quello che volevo.

martedì 23 dicembre 2025

Pasolini: Non c'è più la luce di Natale - versi dedicati a S. M. Cassola e Giuliano Brambilla - Vie nuove, 21 gennaio 1961, pag. 6

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Eretico e Corsaro

Pasolini
Non c'è più la luce di Natale

versi dedicati a S. M. Cassola e Giuliano Brambilla

Vie nuove

21 gennaio 1961

pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )





Sono un giovane operaio di 17 anni. Data la mia età posso iscrivermi al Partito comunista? Voglio inoltre raccontarle un episodio. Ho visto in un cinema di Bassano del Grappa, il film «Rocco e i suoi fratelli». Ne sono rimasto entusiasta. Ho deciso allora di recarmi a Castelfranco Veneto a rivederlo. Ma quello non era più «Rocco e i suoi fratelli». Era mutilato delle sue parti più impegnative. Chi è che fa scempio delle opere d’arte: i censori del paese oppure i gestori delle sale cinematografiche? Le invio i più calorosi auguri. Continui così. 

S. M. Cassola

Se vuoi iscriverti al PCI, credo che la cosa sia molto semplice: comincia intanto con l’iscriverti alla Federazione Giovanile Comunista. Entri, chiedi di avere la tessera, paghi la piccolissima quota e la cosa è fatta.

Quanto a Rocco, condivido la tua indignazione. E quanto «a continuare così» prendo i tuoi auguri per i più cari che mi sian giunti per l’anno nuovo.

Pier Paolo Pasolini 





Sono uno studente di 17 anni. In classe ebbi un aspro scontro con un collega per motivi politici. Io persi la pazienza e lo insultai. Mi pentii sinceramente di ciò e fui contento allorché gli altri compagni ci fecero fare la pace. Continuammo a discutere di politica appassionatamente ma cordialmente. Io sono il solo ad avere idee comuniste. Tutti mi sono contrari. Ma io non disarmo. Mi batto con vigore e mi documento molto per tener testa alla totalità dei compagni di classe i quali, ripeto, sono di idee nettamente contrarie alle mie. Ultimamente, ho raccolto un po’ di frutti. Alcuni miei amici si stanno spostando sulle mie posizioni. Altri cominciano a nutrire forti dubbi sulla validità delle idee che hanno sostenuto fino ad ora. 

Giuliano Brambilla – Concesio (Brescia)

Dalla tua lettera mi sembra sinceramente che tu ragioni con molta lucidità e precisione: un po’ schematicamente, forse, data la tua giovanissima età: ma i tuoi schemi sono fondamentalmente giusti, e resi vivi dalla tua reale passione. Non scoraggiarti mai, davanti al grigiore in cui sono immersi i tuoi compagni di scuola; sono appena adolescenti, la colpa non è loro: gli adolescenti sentono una forte attrazione verso il conformismo. Cerca di capirli caso per caso, ma con amore: con l’amore di Gramsci.

Al giovane operaio S. M. Cassola, e al giovane studente Giuliano Brambilla, vorrei dedicare questi versi, che ho scritto nei giorni di Natale, e che hanno preceduto la poesia Luglio, pubblicata poi sull’Unità del 29 Dic. 1960. S. M. e Brambilla sono idealmente tra i protagonisti di quella «luce» di cui in questi versi si parla: mai dedica è stata dunque più interna all’argomento.

sabato 20 dicembre 2025

La nuova gioventù di Pier Paolo Pasolini: La forma che parla - versi come fotografie che il tempo ha ingiallito.

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La nuova gioventù di Pier Paolo Pasolini
La forma che parla
versi come fotografie che il tempo ha ingiallito.

È un libro che lavora come una ferita riaperta e riscritta: una memoria dialettale che diventa autocritica, elegia, poi controcanto politico. 

Il volume raccoglie le poesie friulane di Pasolini in tre momenti: “La meglio gioventù” (1941–1953), “La seconda forma de ‘La meglio gioventù’” (1974) come riscrittura/controtesto, e “Tetro entusiasmo” (1973–1974).

La nuova gioventù arriva in libreria nel 1975, è un libro di risposte a se stesso. Il montaggio tra vecchio e nuovo produce una dialettica interna — non un semplice volume di poesie, ma l’ultimo porto in cui la sua voce inquieta decide di fermarsi un momento, prima di riprendere il cammino.

Il volume sembra portare con sé un presagio. Pasolini cammina per Roma, osserva il suo paese trasformarsi, e intanto questo libro gli nasce tra le mani come un oggetto inquieto, un frammento di memoria che non vuole restare fermo. È il suo ultimo approdo poetico, ma lui non lo sa. 

giovedì 18 dicembre 2025

Pasolini: Il mio Accattone in Tv dopo il genocidio - Corriere della Sera, 8 ottobre 1975, pag. 13

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Eretico e Corsaro

Pasolini
Il mio Accattone in Tv dopo il genocidio

Corriere della Sera

8 ottobre 1975

pag. 13

Accattone può essere visto anche, in laboratorio, come il prelievo di un modo di vita, cioè di una cultura. Se visto così, può essere un fenomeno interessante per un ricercatore, ma è un fenomeno tragico per chi ne è direttamente interessato: per esempio per me, che ne sono l'autore.

Quando Accattone è uscito, benché fossimo agli inizi di quello che veniva chiamato boom (parola che ci fa già sorridere come belle époque o «stile aerodinamico»), eravamo in un'altra età.

Un'età repressiva. Niente era in realtà cambiato — attraverso tutti gli anni Cinquanta — di ciò che aveva caratterizzato l'Italia negli anni Quaranta e prima. La continuità tra il Regime fascista e il Regime democristiano era ancora perfetta. In Accattone due fenomeni di tale continuità sono impressionanti: primo, la segregazione del sottoproletariato in una marginalità dove tutto era diverso; secondo, la spietata, criminaloide, insindacabile violenza della polizia.

mercoledì 17 dicembre 2025

Pasolini contro Bertolucci: Novecento contro Centoventi - Tratto da: Valerio Curcio "Il calcio secondo Pasolini", Compagnia Editoriale Aliberti

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Eretico e Corsaro

Pasolini contro Bertolucci
Novecento contro Centoventi

Tratto da:

Valerio Curcio
Il calcio secondo Pasolini

Prefazione di Antonio Padellaro 

Con un’intervista a Dacia Maraini

Compagnia Editoriale Aliberti


C’è una partita giocata da Pasolini che, più delle altre, è rimasta nella storia. Si è giocata il 16 marzo 1975 a Parma, sul campo della “Cittadella”, sede degli allenamenti della squadra cittadina. L’occasione fu il trentaquattresimo compleanno di Bernardo Bertolucci, ormai regista affermato, peraltro lanciato da Pasolini come aiuto-regia in Accattone. È stata di certo la partita più famosa mai giocata da Pasolini, sia per i significati di cui si caricò sin dall’inizio, sia per le dispute “filologiche” che suscitò.

Pasolini si trovava a Mantova per le riprese di Salò o le 120 giornate di Sodoma, la sua ultima opera cinematografica. Bernardo Bertolucci era invece sul set di Novecento, nei dintorni della sua Parma. Laura Betti, che recitava in Novecento nelle vesti di Regina (cugina del protagonista Alfredo, interpretato da Robert De Niro), fece da madrina all’atipica festa di compleanno organizzata per rompere la tensione provocata, nei mesi precedenti, da alcune critiche di Pasolini a Ultimo tango a Parigi. La partita è rimasta negli annali come “Novecento contro Centoventi” e vide sfidarsi i cast dei due film. I registi però non si affrontarono in campo: Pasolini giocò con la fascia di capitano al braccio, ma Bertolucci si limitò a sostenere da fuori campo i suoi, guidati per l’occasione dal microfonista Decio Trani.

Ugo De Rossi, montatore di Centoventi, ricorda così la tensione anche “classista” che, nonostante le finalità della partita, aleggiava tra i due cast: 

«I due film erano della stessa produzione, la pea. C’era rivalità, perché avevano due tipi diversi di budget e produzione. Erano soprannominati “Novelento”, perché non finiva mai, e “Salò bleve”. Il nostro era un film di proletari, l’altro era di personaggi col cappello, quelli che chiamavamo i “cappelloni”. Pier Paolo ci teneva molto a vincere, perché era la partita contro il film ricco» (31)