Benvenuto/a nel mio blog

Benvenuto nel blog

Questo blog non ha alcuna finalità di "lucro".
Viene aggiornato di frequente e arricchito sempre di nuovi contenuti, anche se non in forma periodica.
Sono certo che navigando al suo interno potrai trovare ciò che cerchi.
Al momento sono presenti oltre 1700 post e molti altri ne verranno aggiunti.
Ti ringrazio per aver visitato il mio blog e di condividere con me la voglia di conoscere uno dei più grandi intellettuali del trascorso secolo.

domenica 24 agosto 2025

I ragazzi de "La notte brava", intervista con Pier Paolo Pasolini - Vie nuove, numero 36, 12 settembre 1959, da pag. 26 a pag. 29

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


I ragazzi de "La notte brava"
intervista con Pier Paolo Pasolini

Vie nuove

numero 36

12 settembre 1959

da pag. 26 a pag. 29

 ( © trascrizione da cartaceo curata da Bruno Esposito ) 


DOVE SONO I "PERICOLI PER LA SOCIETA' "

A Pier Paolo Pasolini, ideatore e sceneggiatore del film « La notte brava », che il regista Bolognini ha portato a termine in questi giorni, abbiamo rivolto alcune domande sul significato della vicenda, sul carattere dei personaggi e sulla realizzazione del film. Pubblichiamo anche, nelle pagine seguenti, la sceneggiatura di una delle sequenze iniziali.

 



D. -
Il film «La notte brava» è molto importante per te ? 

P.P.P. -  «La notte brava» è il primo film veramente mio. Ho lavorato spesso per il cinema, e nel mio lavoro ho sempre messo qualcosa di mio (anche, mettiamo, in « Marisa la civetta », che è passato come un filmetto volgare, mentre, invece, nella sua estrema esilità, era un elegante prodotto epigono del neorealismo). «La notte brava» è il primo film che ho interamente ideato, scritto e sceneggiato da solo. 

D. - La storia narrata nel film è nata subito, nelle tue intenzioni, come soggetto cinematografico o come racconto dal quale, per caso, è stato tratto un film? 

P.P.P. -  I produttori Cervi e Jacovoni mi hanno chiesto un film di ambiente romano. Ci ho pensato un po' e poi ho capito che l'avevo già in mente da tempo: sia in « Ragazzi di vita » che in « Una vita violenta », c'era già la storia di una notte: una notte ideale, dilatata, violentata. Lo schema dunque era pronto: rientrava nel mio sistema stilistico. Anche il motivo della ricerca della grana, era un motivo mio. Mi ci è voluto poco, dunque: non si trattava che di raccogliere e organizzare degli elementi già fermentati e maturi in me.

D. -
 Hai inteso dipingere personaggi tipicamente romani o piuttosto figure universali, « gioventù perduta», come ne esiste in qualunque paese? 

P.P.P. -  No, no: ho inteso fare dei tipi assolutamente romani, anzi della borgata romana. A Roma non esistono i « teddy-boys » (se non, pallidamente, fiaccamente, nella borghesia). II «teddy-boy » implica infatti, come elemento determinante della sua inquietudine, un ambiente sociale moralmente elevato, duramente conformista, organizzato perfettamente (Londra, Parigi, e... Milano). A Roma non si è avuta che una variante al vecchio ragazzo di vita (juke-box, blue-jeans): un tipico prodotto di una società papalina o borbonica di puro ambiente sottoproletario. Un anarchico, non un ribelle: uno che si arrangia, non uno che si dispera. 

D. - Sappiamo che hai assistito alla proiezione di gran parte del materiale girato. Le immagini che hai visto sono quelle che tu avevi immaginato scrivendo il soggetto 
del film o differiscono in qualcosa? 

P.P.P. -  No, non mi sembrano proprio come le immaginavo scrivendo. Ciò non significa che il film mi sembri migliore o peggiore: semplicemente, come era da prevedersi, Bolognini, di un testo mio (testo puramente indicativo, come è una sceneggiatura), sta facendo un testo suo. Bolognini ed io ci intendiamo in molte cose, e siamo veramente amici. Come formazione e come gusto siamo però molto diversi: io sono politicamente all'opposizione, Bolognini (benchè la sua posizione sia critica ed intelligente) non lo è: io tendo ad un realismo quasi ossessivo, Bolognini tende ad una stilizzazione elegante. 

D. -
 E gli attori, ti sembrano coerenti con i personaggi che tu immaginavi? 
 
P.P.P. -  Straordinariamente: sempre tenendo conto della interpretazione che io già implicavo nel mio primo lavoro — operata da Bolognini. Cosi come il film lo pensa e lo gira Bolognini, certo, sarebbe stato un errore stilistico usare dei ragazzi romani autentici, non attori. Bolognini trasforma la realtà delle borgate, della periferia sottoproletaria romana, in una realtà più vasta, più riconoscibile, più riconducibile a schemi già noti. In questo suo delicato lavoro, egli è aiutato molto bene dagli attori non romani: parigini, addirittura. Ma sia Terzieff che Brialy, pur non scimmiottando i ragazzi che hanno conosciuto e osservato, sono, come romani, attendibilissimi, con quel tanto, insieme di diverso e di rassicurante, che Bolognini ricerca. 

Anche per Interlenghi, il personaggio del Bella-Bella, ch'è forse il più nuovo e originale del racconto, è un archetipo reale ch'egli trasforma e convenzionalizza quel tanto ch'è necessario. Stupende le tre mondane, Supplizia, Anna e Nicoletta, la Lualdi, la Martinelli e la Ferrero. E non ho mai visto, nè immaginato, la Schiaffino cosi a posto. 

D. - Tu credi in coscienza che queste tue storie e questi tuoi personaggi siano un « pericolo per la società » (come sembra adombrare anche la relazione del Premio Viareggio)? 

P.P.P. - Un pericolo per la società è padre Rotondi, che predica, e da che sede, alle ragazze di uscire armate di coltello e di sbudellare il primo ragazzino che le disturba; un pericolo per la società sono alcuni rotocalchi che, facendo di alcune banali imprese giovanili (qualche scazzottata qua e là, in un paese di cinquanta milioni di abitanti, non sono nulla) un mito, deformano, con i mezzi più adatti — la superficialità di giudizio, l'asservimento all'opinione pubblica, la facilità della fama, ecc. — la mentalità dei ragazzi, soprattutto appartenenti alla piccola borghesia, scontenta e annoiata. Io nei miei libri e nelle mie storie rappresento, o cerco di rappresentare, una realtà piena, nuova, contraddittoria: e quindi difficile. E quindi non allettante, non parenetica. Non vi è nulla di meno invitante al reato e al vizio del mio ultimo romanzo, perchè reati e vizi sono visti sotto una luce dolorosa, squallida, agghiacciante. I fascisti dicono che il mio amore per la mia materia è compiacimento: la solita formuletta per specularci sopra, e rinviare i veri problemi. Inoltre io, nel mio ultimo romanzo, indico chiaramente qual è la strada della salvezza; anche se non è certo quella indicata da padre Rotondi. 

 



@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare


Curatore, Bruno Esposito

Grazie per aver visitato il mio blog
 

Nessun commento:

Posta un commento