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martedì 24 febbraio 2026

Pier Paolo Pasolini: Una lettera sgradevole - Tempo, numero 36, 3 settembre 1968, pag. 68

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pie Paolo Pasolini
Una lettera sgradevole

Tempo

numero 36

3 settembre 1968

pag. 68

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Naturalmente comincio a ricevere delle lettere dai lettori di "Tempo". Non lo vorrei, perché ogni lettera costituisce un peccato di omissione, cioè una mancata risposta. In genere, devo dire, si tratta di lettere gradevoli: qualcuna di esse mi dà anche una profonda gioia (benché breve come un lampo). A scrivere sono quasi sempre delle persone "ingenue": la categoria di persone che più amo. E talvolta questa ingenuità ha la goffaggine e la chiarezza della grazia.

É una sola la lettera sgradevole che ho ricevuto. Viene da un paese del Napoletano, ed è firmata da un comunista: egli mi rimprovera di essere passato da "Vie nuove" a "Tempo", traendo da questo la conclusione che finirò prima o poi al "Corriere della Sera", secondo il destino di tutti gli scrittori arrivisti (si dice così?). Nella sua amarezza, offensiva e, appunto, sgradevole, tale lettera di per sé è tuttavia "ingenua": quindi non ce l'ho col suo autore. L'essere comunisti non è palingenetico. C'è un destino "italiano" che è inevitabile: esso resta nei sentimenti, nel corpo, nell'essere, anche quando si appartiene a un partito che supera, nelle idee, la nazionalità, in quanto tale nazionalità, come fatto storico, è determinata nei suoi caratteri dalla grande borghesia al potere e dalla piccola borghesia conservatrice.

Ma purtroppo, la critica formulata secondo uno schema provinciale e piccolo-borghese contro di me dal lettore napoletano, è certamente condivisa, in termini più articolati e complessi, da molti altri comunisti o uomini di sinistra. Essi forse dunque non giungono ad accusarmi volgarmente di carrierismo, ma, se mai, di una debolezza morale per cui io mi offrirei all'assimilazione del sistema.

Ci risiamo. Ho già preventivamente risposto a questa accusa nel pezzo inaugurale della rubrica. Non credo nella buona volontà e nella memoria di certi lettori. Perciò dovrei ripetermi (dato che la cosa, naturalmente, mi angoscia). Non mi ripeterò, per rispetto ai lettori di buona volontà e di buona memoria.

Dirò soltanto questo: che il sistema (sineddoche per indicare il sistema capitalistico) ha, è vero, dei meccanismi per cui automaticamente tutto ciò che è diverso e contrario viene assimilato, tuttavia se questo è vero in astratto, in concreto l'assimilazione avviene attraverso i singoli: i cittadini. Ora, solo ciò che è concreto è autentico. E a un autore importa solo ciò che è concreto e autentico. Se un solo lettore assimila ciò che egli dice, e in questa assimilazione si compie un atto di sia pur confusa e incerta verità, uno scambio democratico di sapere, allora l'autore ha il dovere di far di tutto per raggiungere questo lettore. Ciò che è male in astratto (l'assimilazione del sistema) è bene in concreto (il rapporto col singolo).

Tuttavia, anche al di là di questa esigenza di concreto e di autentico, al di là di questa gelosia della propria libertà, anche a chi mi dicesse: "Ma il sistema, assimilando ciò che gli si oppone e gli è diverso, si migliora, e quindi si rafforza", risponderei: "Tanto meglio. É dalla democrazia che nasce la democrazia. Il sistema si dichiara democratico, ma lo è falsamente. Bisogna lottare per una democrazia reale: e questa si ottiene anche attraverso una serie di assimilazioni, da parte del sistema, delle idee e delle opere di chi lotta per la democrazia. E solo sulla democrazia si può fondare il socialismo. Bisogna lottare contemporaneamente per queste due cose (purché non si lotti per la socialdemocrazia, che è la cosa peggiore di tutte)".

Pier Paolo Pasolini


Curatore, Bruno Esposito

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