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mercoledì 25 febbraio 2026

Il Presidente Leone risponde a Pasolini - Tempo, numero 40, 28 settembre 1968, pag, 4

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Il Presidente Leone risponde a Pasolini

Tempo

numero 40

28 settembre 1968

pag, 4

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Qui la Lettera di Pasolini al Presidente del Consiglio Giovanni Leone 

Qui il Presidente Leone, risponde a Pasolini

Qui Pasolini risponde al presidente Leone



Nel numero 39 di Tempo, a pagina 18, Pier Paolo Pasolini, nella rubrica "Il caos", indirizzò una lettera aperta al Presidente del Consiglio. Pubblichiamo ora la risposta del senatore Leone, sulla quale il nostro collaboratore P. P. Pasolini si riserva di tornare nella sua prossima rubrica.

Roma, 18 settembre 1968

Caro Pasolini,

poichè lei mi ricorda - nella sua consueta rubrica pubblicata sul numero 39 di "Tempo" - il nostro incontro in occasione di una visione privata del film "Uccellacci, uccellini" e di essere in grado perciò di rivolgersi a me come amico, è con la stessa franchezza di quell' incontro che rispondo alla sua lettera aperta:

1) In primo luogo devo dirle che il governo non è intervenuto affatto nella vicenda della Mostra del Cinema di Venezia, avendo lasciato - com'era suo dovere - che ogni decisione fosse assunta nella propria autonomia dagli organi responsabili dell'Ente autonomo. Non mi occuperò dello svolgimento dei fatti; mi sarebbe solo facile a tal proposito dirle che non è stato possibile - e non solo a me - comprendere il suo atteggiamento nei confronti della Mostra (può dirsi, senza offenderla, che fu per lo meno contraddittorio o perplesso).

A Venezia non fu inviato alcun rappresentante o portavoce di organi ministeriali. La presenza a Venezia di due alti funzionari era - come lei sa e sanno tutti - in funzione della loro posizione (quali direttori generali dei Ministeri del Turismo e della Pubblica Istruzione) di componenti il consiglio di amministrazione dell'Ente.

Quando ricevetti la delegazione del Consiglio comunale di Venezia accompagnata dal Sindaco, ripetei l'assoluta estraneità del governo alle decisioni relative alla Mostra. In quell'occasione dichiarai - e confermo - che il governo era pronto a presentare un disegno di legge che disciplinasse in maniera nuova e democratica l'Ente. Fui pregato di attendere i risultati del convegno indetto per i primi di ottobre. Non appena saremo in possesso di tali dati, presenteremo al Parlamento l'esame - il disegno di legge, nell'intento di rimuovere per il settembre 1969 le cause della contestazione.

2) Circa l'azione delle forze dell'ordine, non vi è stata alcuna brutalità o violenza. Non posso dare altre indicazioni per riguardo al Parlamento, dovendosi nei prossimi giorni discutere le interrogazioni su tali fatti.

3) Non è esatto infine che il Governo si propone di risolvere repressivamente le dimostrazioni degli studenti. La imminente presentazione al Parlamento del disegno di legge sulla cosiddetta piccola riforma delle università vuole essere l'apertura di un dialogo franco e democratico con tutte le componenti universitarie; e desidero scongiurare tutti a non giudicare tale atto del governo aprioristicamente, rifiutando ogni collaborazione diretta a portare il proprio contributo positivo, pur sulla base dei diversi orientamenti alla elaborazione e approvazione di tale provvedimenti.

Non si può qualificare il dovere del governo di difendere le istituzioni, le libertà e la integrità dei cittadini come intervento repressivo. Sotto questo aspetto ogni italiano responsabile, fedele agli ideali di democrazia e di libertà, dovrebbe evitare l'enunciazione o la diffusione di deformazioni che non giovano allo sviluppo civile e democratico della società italiana. Non parlò un giorno anche lei (o ne è pentito?) di un certo fascismo che qualificò di sinistra? Ebbene, operiamo tutti a sradicare l'istinto della violenza e della sopraffazione da qualsiasi parte venga. Per tale compito vorrei impegnare anche lei.

Per le altre considerazioni contenute nella sua lettera aperta mi consenta di rimandare ad altra occasione il dialogo, limitandomi ad affermare che il mito del centralismo statale non appartiene al mio pensiero ed alla mia azione politica.

Cordialmente,

Giovanni Leone


Curatore, Bruno Esposito

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