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Biografia, lavori in corso - a breve anche il 1974 e il 1975

mercoledì 17 gennaio 2024

Pasolini, Le connivenze - L'osservatore Romano della domenica, 20 ottobre 1974

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

© JAN E CARLSSON / TT News Agency / Afp 
- Pier Paolo Pasolini 



Pasolini
Le connivenze

L'osservatore Romano

20 ottobre 1974

L’accenno  alle  «connivenze»  recla­ma  un  discorso  più  lungo  anche  per­chè,  in  definitiva,  l’animo  di  «Panora­ma»  ripiglia motivi e argomentazioni di altri  che  in  questi  ultimi  tempi  si  sono occupati,  con  intenzioni  diverse,  della Chiesa e  dei  suoi  problemi.  Tra questi è  Pier  Paolo  Pasolini,  il  quale  in  un articolo  venuto  a  luce  sulla  «tribuna aperta»  del Corriere della Sera  tempo fa  scrisse  sul discorso  tenuto da Paolo VI nell’udienza generale dell’11  settem­bre per dire,  in sostanza, che la Chiesa potrebbe  salvarsi  dalla rovina  totale,  - paventata,  secondo  la  sua  interpreta­zione  molto  parziale,  nel  discorso  ri­cordato - col farsi « guida grandiosa ma non  autoritaria di tutti coloro che rifiu­tano  (e  parla  un  marxista)  il  nuovo potere  consumistico  che  è  certamente irreligioso;  totalitario;  violento;  falsa­mente  tollerante,  anzi  più  repressivo che mai...» e così via, per concludere: « —   O  fare  questo o accettare un po­tere  che  non  la  vuole  più:  ossia  suici­darsi. .. ».

L'Osservatore Romano  rispose  allo scritto  di  Pasolini,  il quale  ha replicato sempre  dalle  colonne  del Corriere  il  6 ottobre  per  ribadire  le  sue  opinioni: «...  Ora,  di  colpo,  la  campagna  ha cessato di essere religiosa.  Ma, in compenso,  comincia  a  essere  religiosa  la città.  Il  cristianesimo  da  agricolo  si  fa urbano; caratteristica di  tutte le religio­ni  urbane - e quindi delle «élites» delle classi  dominanti  -  è  la  sostituzione (cristiana)  del  fine al  ritorno:  del misticismo  soteriologico  alla  «pietas»  rusti­ca.  Dunque,  una  religione  urbana,  co­me  schema,  è  infinitamente più  capace di  accogliere  il  modello  di  Cristo  che qualsiasi  religione  contadina. 

Il  consumismo  e  la  proliferazione delle  industrie  terziarie  ha  distrutto  in Italia  il  mondo campestre e sta distrug­gendolo  in  tutto  il  mondo  (il  futuro dell’agricoltura   è   anch'esso   indu­striale):  non ci saranno dunque più preti, o,  se ci saranno, saranno idealmente nati  in  città.  Ma  questi  preti  «nati  in città», evidentemente,  non vorranno in alcun  modo  saperne  di  stare  insieme a poliziotti  e  militari,  a  burocrati  o  a grandi  industriali:  infatti  essi  non  potranno  che  essere  degli  uomini  colti, formatisi in un mondo che anziché avere  alle  spalle  Adone  e  Proserpina,  si fonda  sui grandi  testi della cultura moderna.  Se  vuol  sopravvivere  in  quanto Chiesa,  la  Chiesa  non  può dunque che abbandonare  il  potere  e  abbracciare quella cultura - da  lei  sempre odiata - che  è  per  sua  stessa  natura  libera,  an­tiautoritaria,  in  continuo divenire,  con­traddittoria,  collettiva,  scandalosa.

E  poi,  infine,  è  proprio detto  che  la Chiesa debba  coincidere  col Vaticano? Se - facendo una donazione della gran­de  scenografia  (folcloristica)  dell’attua­le  sede  vaticana  allo  Stato  italiano,  e regalando  il  ciarpame  (folcloristico)  di stole  e  gabbane,  di  flabelli  e  sedie  }gestatorie  agli  operai  di  Cinecittà  -  il Papa  andasse  a  sistemarsi  in  clergy­man,  coi  suoi  collaboratori,  in  qualche scantinato di Tormarancio o del Tuscolano,  non  lontano  dalle  catacombe  di San  Damiano  o  Santa  Priscilla  -  la Chiesa  cesserebbe  forse  di  essere Chiesa?...».

Rimandando  a  miglior  occasione  il discorso  sulle  presunte  origini  contadi­ne del cristianesimo che si affermò nel­le  città  mentre  le  campagne - i  «pagi» -  restavano  pagane,  si  può  anche con­cedere  che  gli  scritti  di  Pasolini  sono suscettibili  di  due  letture;  una secondo la  lettera,  l’altra  tra  le  righe.  E  si  può anche  pensare  che  egli,  come  altri, scriva sulla Chiesa,  spinto da una sorta di  odio-amore,  alimentato  da  nostalgie per  un  passato che sembra essere parte integrante  della  sua  vita:  una  sorta  di ricerca  del  tempo  perduto  e  forse  rim­pianto.  Ciò  detto,  però,  bisogna  anche aggiungere  che  Pasolini  dovrebbe  integrare 

(continua a  pag.30)

Il Sinodo e il coraggio

(continuazione  dalla  pag.  11)

le  sue  meditazioni  con  una cono­scenza  più  approfondita  della  storia della  Chiesa.

E'  una  storia contrassegnata,  in Occidente,  da  una  serie  pressoché  ininterrotta  di  contrasti  e  di  conflitti  col  «potere».  Le  ’’concordiae” non furono mai di  lunga durata e sullo sfondo di questa vicenda  è  la libertà della coscienza cristiana,  fondamento  di  tutta  la  libertà umana.

E  anche oggi,  perchè i giornali e altri mezzi  della  comunicazione  sociale  si fanno  volentieri  tribune  del  dissenso cattolico  o  cattolicheggiante?  Perchè  il Corriere milanese  chiama  a  discettare di  religione  ‘‘esperti’’  quali  il  comuni­sta  Lombardo  Radice  o  il già  ‘‘piccolo Lenin  ’,  Basso, e Pier Paolo Pasolini  se non  per far un  "dispetto” alla Chiesa e ai  cattolici?

Non  è  da  oggi  però che la comunica­zione  sociale  preferisce  ai  cattolici  di stretta  osservanza  quelli  che  poco  o tanto le  sembrano  ereticheggianti o che praticano  il  conformismo  al  non  conformismo.  Caro  Pasolini,  sappiamo  be­ne  che  il  «potere»  rifiuta  la  Chiesa  se questa  non  è  pronta  a  servirlo.  E  se oggi  rifiuta  come  la  rifiuta,  nei  modi  e nelle  forme  che  descriviamo,  è  perchè la  sente  libera  protesa  all’avvenire mentre  esso  è  il  passato.

E'  qui  il  discorso  torna al  Sinodo:  chi ha  la  pazienza di  scorrere  i  comunicati che  dicono  tutto,  e  sono  lunghissimi, riferendo  l’essenziale  di  tutti  gli  inter­venti,  si  accorge  di  un  fatto  singolare. Il  mondo  «costituito»  odierno  è  con­trassegnato  dalla  immobilità:  Nazioni  e Stati  sono  in  crisi  e  manifestano  chia­ramente  l’incapacità  di  rinnovarsi,  di adeguarsi  all’evoluzione  tumultuosa  di un’umanità  in  cammino,  anzi  in  corsa: in  questo  panorama  tempestoso  la  sola Istituzione  che  ancora  una  volta  nella sua  lunga storia  vada  rinnovandosi  è la Chiesa  cattolica.

Ella  si  apre  alle  culture  più  diverse per  esprimere  la  stessa  fede  in  modo comprensibile  alle  diverse  mentalità  e culture:  è ciò  non avviene solo in paesi lontani,  ma  anche  qui  vicino  a  noi presso di  noi.  La Chiesa  è  attentissima all’evoluzione in atto, alla gestazione di una  nuova  cultura  perchè,  come  ha detto  al  Sinodo  il  9 ottobre  il  cardinale Poma  presidente  della  conferenza  epi­scopale  italiana,  la  diffusione  del  Van­gelo  avviene  a  contatto  con  le  culture, non  solo  nel  contesto di  civiltà antiche ma  anche  nello  sviluppo  della  società tecnologica,  spesso  secolarizzata  e  lai­cista.  Sono  necessari coraggio e  sereni­tà  -  ha proseguito  l’arcivescovo di  Bo­logna  -  per discernere  i  valori  suscitati da  Dio e  i  non  valori,  frutto dei  vaneg­giamenti  umani,  inserire  in  un  contesto d’ideologie  spesso  agnostiche,  chiuse, repulsive,  e  al  limite  estremo  antiuma­nistiche,  lo  "scandalo  della  croce” .

Quanto  alle  periferie,  la  Chiesa  c’è sempre  stata e  c’è;  e  nonostante  il  clamore  di  chi  ama far  parlare  di  se, .sans phrases.

a  cura  di  LECTOR 


Curatore, Bruno Esposito

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