"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Un testo di Pier Paolo Pasolini
Amilcar G. Romero
El Escarabajo de Oro
n. 41
novembre 1970
pag. 16-17-18
( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione in italiano, è stata curata da Bruno Esposito )
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Abbiamo registrato il seguente testo di Pasolini sulla base di domande che il lettore potrà dedurre dai sottotitoli. La traduzione, autorizzata dall'autore, è di nostra proprietà.
AMILCAR G. ROMERO
Ho già parlato e scritto di ciò che intendo, a livello semiologico, nel cinema, per piano sequenza. Si tratta di un'azione che si svolge interamente in un'unica inquadratura, con la macchina da presa fissa su un punto, dotata solo di un suo particolare movimento – una panoramica laterale o dall'alto verso il basso – e che ha, a mio avviso, la caratteristica di essere il più naturalistico tra i mezzi tecnici o figure retoriche a cui fa appello il linguaggio cinematografico. Ad esempio, se qualcuno volesse filmare noi adesso, qui, intorno al tavolo di questo hotel, e ricorresse al mezzo più naturalistico, userebbe la ripresa in piano sequenza. Posiziona la telecamera in un punto qualsiasi e riprende interamente questa conversazione, ciò che diciamo e facciamo, senza muoversi, nel senso che quello è il punto fisso da cui si guarderà tutto.
L'unica operazione soggettiva è scegliere il punto di vista. Una volta scelto questo punto di vista, che è quello della telecamera, tutto ciò che lui rappresenterà è la realtà. Ma nel momento in cui Ma nel momento in cui il cameraman elaborasse altri - che siano primi piani di ciascuno di noi, dettagli delle nostre mani, del tavolo e poi li montasse -, allora non sarebbe più un'operazione naturalistica. In questo caso starebbe manipolando la realtà, stilizzandola.


