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giovedì 5 febbraio 2026

Epstein e Salò di Pasolini - Potere, élite e mercificazione dei corpi: un paragone possibile

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Epstein e Salò di Pasolini
Potere, élite e mercificazione dei corpi
un paragone possibile

(Il post si basa su quanto si è appreso dai media, sull'inchiesta Epstein)

Ci sono storie che non si incrociano mai, eppure sembrano parlarsi da lontano. Una appartiene alla cronaca del XXI secolo, fatta di jet privati, isole tropicali, contatti altolocati. L’altra è un film del 1975, ambientato in una villa isolata durante gli ultimi giorni della Repubblica di Salò. Eppure, se ci si avvicina abbastanza, si sente un’eco comune: la voce del potere quando nessuno lo guarda.

Immagina due porte che si chiudono. La prima è quella di una villa fortificata sulle colline emiliane, dove Pasolini ambienta il suo inferno laico. Dentro, quattro Signori fascisti hanno creato un mondo a parte, un laboratorio del dominio. La seconda porta è quella di una residenza privata, o di un’isola lontana, dove Epstein riceve ospiti, protegge segreti, costruisce relazioni. Sono epoche diverse, linguaggi diversi, ma la dinamica è simile: chi ha abbastanza potere può costruire un luogo dove la legge non entra.

Nel caso Epstein, secondo molte ricostruzioni giornalistiche e giudiziarie, il potere economico e relazionale avrebbe creato un sistema di sfruttamento e ricatto. In Salò, Pasolini mette in scena un potere assoluto che riduce i corpi a materia da usare, consumare, disciplinare. In entrambi i casi il potere non è un contesto, ma un meccanismo: una struttura che permette ad alcuni di trattare altri come oggetti.

L’accostamento tra il caso Jeffrey Epstein e Salò di Pasolini non riguarda la cronaca, né tantomeno un parallelismo diretto tra eventi reali e rappresentazione artistica. Si tratta invece di un confronto tematico, che permette di interrogare il potere contemporaneo attraverso due forme diverse di discorso: da un lato, un caso giudiziario che ha rivelato dinamiche di sfruttamento e complicità; dall’altro, un’opera cinematografica che, pur ambientata nella Repubblica di Salò, è una parabola sul potere come dispositivo di dominio assoluto.

Nel caso Epstein, secondo molte ricostruzioni giornalistiche e giudiziarie, il potere economico e relazionale avrebbe creato un sistema di sfruttamento fondato sull’oggettivazione dei corpi. In Salò, Pasolini porta all’estremo questa logica: i Signori fascisti trasformano i giovani prigionieri in materia da manipolare, consumare, disciplinare. In entrambi i casi, il corpo non è più un soggetto, ma un territorio di conquista. Il potere si manifesta come capacità di ridurre l’altro a cosa, a funzione, a strumento.

Epstein operava in un ambiente privato, elitario, opaco, dove la ricchezza e le relazioni sociali creavano una sorta di “zona franca”. In Salò, i Signori fascisti si isolano in una villa fortificata, creando un microcosmo dove le leggi comuni non valgono. 

Uno dei punti di contatto più evidenti tra il caso Epstein e Salò di Pasolini è la funzione degli spazi chiusi. Non si tratta solo di luoghi fisici, ma di ambienti sociali costruiti per sottrarsi allo sguardo pubblico. In entrambi i contesti, l’isolamento non è un dettaglio: è la condizione necessaria affinché il potere possa esercitarsi senza limiti.

Nel caso Epstein, l’uso di isole private, residenze blindate e jet personali non rispondeva solo a esigenze logistiche o di lusso. Questi spazi creavano una zona d’eccezione, un territorio dove la presenza di testimoni era controllata, dove le dinamiche di potere potevano dispiegarsi senza interferenze esterne e dove la legge, pur formalmente vigente, diventava di fatto inapplicabile. In Salò, Pasolini costruisce un dispositivo simile: una villa isolata, circondata da guardie, dove i Signori fascisti stabiliscono regole autonome. La villa non è solo un luogo: è un mondo separato, un laboratorio del potere assoluto.

In Salò, la violenza è ritualizzata, amministrata, quasi burocratica. C’è chi ordina, chi esegue, chi osserva, chi racconta. Tutti partecipano, nessuno è innocente. Nel caso Epstein, la complicità è più sfumata: non servono ordini, basta non vedere. Basta non chiedere. Basta lasciar correre. Reti di protezione, omissioni, silenzi. Il potere abusivo non è mai un gesto individuale: è un coro di complicità. La complicità è il vero carburante del potere, ciò che permette a un sistema di durare, espandersi, proteggersi:

Chi vede e non parla.
Chi sospetta e non approfondisce.
Chi intuisce e preferisce non sapere.
Chi potrebbe fermare qualcosa e invece si volta dall’altra parte.
In Salò, questo meccanismo è esplicito: guardie, collaboratori, narratrici, funzionari. Ognuno ha un ruolo, piccolo o grande, e tutti contribuiscono a mantenere in piedi il sistema. Nel caso Epstein, la complicità assume forme più moderne: omissioni, protezioni informali, reti di conoscenze, convenienze reciproche, paura.
paura di perdere un privilegio
paura di essere esclusi
paura di ritorsioni
paura di essere associati allo scandalo
mantenere una relazione utile
proteggere un ambiente che garantisce vantaggi
evitare conflitti con persone potenti
preservare la propria posizione sociale
La paura paralizza. La convenienza anestetizza. Insieme, creano un vuoto morale in cui il potere può agire indisturbato. Il punto più pericoloso arriva quando la paura e la complicità diventano abitudine. Quando ciò che era inaccettabile diventa “normale”. Quando la violenza non scandalizza più, ma viene percepita come parte del sistema. È ciò che accade nella villa di Salò: la crudeltà diventa routine. È ciò che le inchieste hanno suggerito nel caso Epstein: un ambiente dove tutto era possibile perché tutto era già stato normalizzato dal silenzio.

Il fascismo rappresentato da Pasolini è un potere verticale, gerarchico. Il mondo di Epstein è un potere reticolare, privato, transnazionale. Diversi nella forma, simili nella logica: entrambi generano zone d’eccezione dove la legge non entra e l’impunità diventa atmosfera.

Alla fine, il confronto tra Salò e il caso Epstein non è un parallelo, ma un gioco di specchi. Pasolini costruisce un’allegoria del potere moderno, e la cronaca contemporanea sembra restituirgli un riflesso inatteso. Non perché i fatti siano gli stessi, ma perché le strutture profonde del potere cambiano meno di quanto crediamo - il potere, quando si sottrae al controllo democratico, tende a trasformarsi in dominio sui corpi, in consumo dell’altro, in impunità sistemica.

Ringrazio Fabio Verderio, per avermi dato l'idea del post.

Bruno Esposito


Curatore, Bruno Esposito

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