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Biografia, lavori in corso - a breve anche il 1974 e il 1975

Interrogatorio di Pino Pelosi

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Omicidio Pasolini: interrogatorio
Pino Pelosi, incontro a Stazione Termini


Ore 22.30: piazza dei Cinquecento, Stazione Termini Roma. Pino Pelosi è fermo con alcuni suoi amici davanti a un chiosco bar. Si avvicina un’Alfa 2000 grigio metallizzata. E’ Pier Paolo Pasolini, che propone a Pelosi di fare un giro con lui. Il ragazzo accetta, e sale in macchina: i due si dirigono verso via Nazionale.


«Mi trovavo con gli amici Salvatore, Claudio e Adolfo detto "Lo Sburacchione" perché ha il viso pieno di forungoli, di cui non conosco i cognomi e che però sono in grado di rintracciare, alla Stazione Termini verso le ore 22; ci si è avvicinato un signore con gli occhiali sui 35-50 anni, col volto magro, di media statura, a bordo di un'autovettura. Il signore era a bordo dell'auto "Alfa Romeo GT" sulla quale sono stato poi trovato e arrestato questa mattina.”
Interrogatorio del 2 novembre 1975

Sceso dall'auto venne incontro a un mio amico. In particolare quel signore ha parlato con l'amico Adolfo e ho sentito che gli diceva: "Ci facciamo un giro". Il mio amico rideva e io ho capito che quel signore era un "frocio".
Interrogatorio del 2 novembre 1975

lo mi sono allontanato e sono andato al chiosco-bar di piazza dei Cinquecento all'angolo con piazza Esedra. Dopo pochi minuti quel signore è arrivato in macchina davanti al bar, è sceso dall'auto e mi è venuto incontro. Io mi trovavo sulla porta. Ha fatto anche a me la proposta di fare un giro in macchina dicendo che mi avrebbe fatto un bel regalo. Non mi ha fatto proposte concrete anche se io avevo più o meno capito che cosa volesse da me.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

Uscito dal bar, per dieci minuti mi son messo a conversare con Claudio Seminara, e mentre conversavo ho notato un gruppo di tre o quattro ragazzi, tra cui vi era anche uno dei miei tre amici, e del quale non so specificare l’identità, che parlavano con un uomo che se ne stava dentro un’autovettura “GT’ di colore metallizzato. Non ricordo precisamente l’ora in cui ho notato il gruppo di persone conversare con lo sconosciuto che se ne stava dentro la macchina e col quale conversava anche il mio amico.
Interrogatorio del 5 novembre 1975

Sono rientrato di nuovo nel bar, da solo, per consumare un altro the, e quando sono uscito sul marciapiedi ho notato che l’autovettura metallizzata con l’uomo al posto di guida, che avevo visto prima, rasentando il marciapiedi si avvicinava verso di me. Quindi, facendomi un gesto con la mano per farmi avvicinare, mi diceva le testuali parole: “Vuoi venire con me a fare un giro che poi ti faccio un regalo?”. Io, aderendo all’invito, sono entrato in macchina mettendomi a sedere al suo fianco.
Interrogatorio del 5 novembre 1975

L’uomo mi ha chiesto: “Dove vogliamo andare?”. Io gli ho risposto: “Dove vuoi”. Infatti la macchina si è avviata in direzione di via Nazionale. Lungo il percorso mi ha interpellato dicendomi: “Che cosa vogliamo fare? Che programmi hai?”. Io risposi che avevo fame e volevo mangiare. Al che lui replicò che conosceva un trattoria: anche se era tardi, lui era cliente, e si poteva andare a mangiare anche a quell’ora.
Interrogatorio del 5 novembre 1975

Ho proposto all’uomo di ritornare al bar per prendere le chiavi di casa e della mia macchina che avevo affidate al mio amico Claudio. Lui è rimasto contrariato dalla mia richiesta, dato che eravamo un poco distanti dalla Stazione e dovevamo tornare indietro fino al bar. L’ho convinto però, e siamo ritornati al bar. Ho chiesto allora le chiavi di casa e dell’auto al Seminara, dicendogli che andavo in compagnia dell’uomo con la macchina metallizzata, senza dirgli dove andavo e aggiungendo altresì che se avessi fatto tardi poteva prendere la macchina, dato che aveva altre chiavi, e che poteva lasciarla sotto casa sua dove io l’avrei presa.
Interrogatorio del 5 novembre 1975

Ho sentito una persona che ad alta voce mi avvertiva di non andare con l’uomo della macchina. Dal timbro della voce però non si trattava di uno dei miei tre amici, che mi dava l’avvertimento. Intanto l’uomo dall’interno dell’autovettura, che si trovava distante dai miei amici circa una quindicina di metri, mi faceva segno con la mano di affrettarmi.»
A domanda risponde: «Per la verità ho sentito anche un’altra voce, che incrociandosi con la prima, e sovrapponendosi alla stessa, non mi ha dato l’opportunità di seguire il senso delle parole. Questa voce, però, apparteneva a uno dei miei amici. Non mi sono girato per dare una risposta alle voci che mi giungevano alle spalle e mi sono affrettato a raggiungere l’uomo che mi aspettava.
Interrogatorio del 5 novembre 1975

«Quando sono uscito dal bar ho visto la macchina del Pasolini muoversi lentamente e quando ha superato la svolta che esiste vicino al bar, si è girato, ha rallentato e si è fermato, facendomi il gesto con la mano per farmi avvicinare. Quando mi sono accostato all’autovettura, l’uomo mi ha proposto di fare un giro con lui. lo gli ho chiesto dove si doveva andare e l’uomo replicando mi ha detto: “Andiamo a fare un giro che poi ti regalo 20.000 lire”. Sono salito in macchina e la macchina si è diretta verso via Nazionale».
Interrogatorio del 13 novembre 1975

A domanda risponde: «Ribadisco ancora che prima di quella sera io non avevo mai visto e conosciuto il Pasolini. Non so se qualcuno dei miei tre amici l’avesse conosciuto prima. Ritengo però che se qualcuno dei miei tre amici l’avesse conosciuto, non sarebbe certamente venuto a dirlo a me».
A domanda della difesa risponde: «Salvatore Deidda, mi pare, quando entrò nel bar non mi disse che l’uomo che si trovava nella autovettura metallizzata - e che aveva proposto di fare un giro a uno degli altri due miei amici rimasti fuori e che poi ripensandoci non aveva più insistito dicendo di avere già un appuntamento - fosse il regista Pasolini».
Interrogatorio del 13 novembre 1975.




Omicidio Pasolini: interrogatorio
Pino Pelosi, la cena in trattoria


Pier Paolo Pasolini e Pelosi si indirizzano verso la trattoria Biondo Tevere, dalle parti della basilica di San Paolo, dove l’uomo è conosciuto: ma Pino non lo conosce, dice di non averlo mai visto. Pino Pelosi mangia, spaghetti aglio, olio e peperoncino e petto di pollo, Pasolini non ordina nulla, fa solo domande. Restano nella trattoria fino alle 23,30, poi escono. Si fermano a fare benzina in un self-service e poi imboccano una strada alberata, verso Ostia, la via Ostiense.

Mi ha portato in una trattoria vicino alla Basilica di San Paolo, e precisamente sul raccordo che conduce sul viale Marconi e sullo svincolo per Ostia Lido. Mi ha detto che era un cliente della trattoria, infatti lì lo salutavano tutti. La trattoria era deserta ma il personale proprio perché era cliente (...) di questo signore che diceva di chiamarsi Paolo. Io ho mangiato perché avevo fame, lui ha soltanto bevuto una birra. Nell'osteria non mi ha fatto proposte, ma mi ha parlato amichevolmente, ha voluto sapere del mio lavoro. Siamo stati insieme dalle ore 23 alle 23.20 nella trattoria, poi siamo risaliti in macchina. Il signore ha fatto benzina presso un Selv Serv (sic!) e poi ha preso una strada, anzi precisamente l'Ostiense, e cioè quella alberata e con reticolati.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

L’uomo mi ha chiesto: “Dove vogliamo andare?”. Io gli ho risposto: “Dove vuoi”. Infatti la macchina si è avviata in direzione di via Nazionale. Lungo il percorso mi ha interpellato dicendomi: “Che cosa vogliamo fare? Che programmi hai?”. Io risposi che avevo fame e volevo mangiare. Al che lui replicò che conosceva un trattoria: anche se era tardi, lui era cliente, e si poteva andare a mangiare anche a quell’ora.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

L’uomo mi ha portato in una trattoria sita nei pressi della Basilica di San Paolo e dove non ero mai stato prima di allora, né la conoscevo per sentito dire. Ricordo che l’uomo, mentre si avviava con la macchina verso la trattoria, mi ha detto che era un po’ tardino, dato che erano le 23. Non ricordo però se nell’indicare l’ora ha guardato l’orologio.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

Durante il percorso dalla Stazione alla trattoria l’individuo mi ha chiesto se lavoravo e che genere di lavoro facessi. Alla mia risposta che dovevo andare a lavorare il prossimo lunedì in una salumeria, che dovevo alzarmi presto per raggiungere il posto di lavoro da “Setteville” alla “Storta”, l’uomo ha ammesso che si trattava di un lavoro faticoso, date le ore scomode di partenza e di arrivo e la distanza da percorrere. Contemporaneamente mi toccava con la mano destra i genitali, e poiché io gli resistevo, respingendo la mano, egli insisteva dicendomi: “Dai, stacci che poi ti darò 20.000 lire, e adesso ti porto anche a mangiare”. lo mi trovavo senza una lira e l’ho lasciato fare.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

Entrati in trattoria mi sono accorto che l’uomo era un buon cliente dato che era ossequiato e salutato dal padrone e dai camerieri e che, anche se era tardi e la trattoria era senza clienti, il gestore si premurò subito a ordinare la mia richiesta di un piatto di spaghetti all’olio e peperoncini e il petto di pollo con una birra. L’uomo non cenò, dicendo che aveva già mangiato e si limitò a bere un bicchiere di birra. Alla fine del pasto l’uomo tirò fuori una banconota da 10.000, che io notai distintamente, però non posso precisare a quanto ammontasse il conto.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

Dopo di che siamo risaliti in macchina, dirigendoci sulla via vecchia di Ostia e dopo circa un chilometro ci siamo fermati a un distributore automatico, e precisamente vicino all’Alfa Romeo di San Paolo. Sono sceso anch’io aiutandolo a far benzina, e mentre lui teneva in mano la pompa, io infilavo 4.000 lire nella cassetta della colonnina, che lui mi aveva consegnato.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

Omicidio Pasolini: interrogatorio
Pino Pelosi, Idroscalo di Ostia



L’Alfa 2000 si apparta nel campetto da calcio, vicino alla porta. Inizia un rapporto sessuale che però si interrompe, secondo quanto raccontato da Pino Pelosi. Pino esce dalla macchina, si avvicina alla recinzione e Pier Paolo Pasolini lo insegue, diventa violento. Sempre secondo i racconti di Pelosi, Pasolini prende un bastone e lo rincorre per altri 50 metri.

Mentre la macchina si avviava sulla vecchia strada di Ostia, l’uomo mi ha fatto presente che si dirigeva verso Ostia dicendomi che conosceva un posticino dietro un campetto di calcio. Infatti la macchina scantonava per una traversa dirigendosi verso un campetto e poi proseguiva per una stradetta e quindi camminando ancora un poco per un prato si è fermata vicino a una rete di recinzione, “con la parte anteriore verso la rete metallica”. La zona era completamente al buio e a me era perfettamente sconosciuta.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

A domanda risponde: «Quando siamo usciti dalla pizzeria sita a San Paolo, il Pasolini mi ha detto che si dirigeva a “Ostia” senza però precisarmi esattamente il luogo. Prima di quel momento non mi aveva indicato il posto dove mi portava».
Interrogatorio del 13 novembre 1975

«Il luogo è quello descritto, e preciserò meglio quello che ivi è accaduto. Ricordo infatti che il Paolo lasciò la strada asfaltata e si addentrò in un viottolo a terra battuta, e si fermato con l'auto vicino alla porta da calcio. Ricordo che in vicinanza c'erano delle baracche in muratura.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

[a seguito del rapporto sessuale] Quindi l’uomo mi ha proposto di scendere dalla macchina per prendere un poco di aria; al che ho risposto che sentivo freddo ma ho finito per acconsentire. Infatti mi sono diretto verso la rete seguito dall’uomo che improvvisamente mi poneva le mani sul didietro. Preciso però che prima di mettermi le mani sul didietro l’uomo è venuto addosso a me accostandomisi tutto col bacino e ponendo la sua verga sul mio didietro. Io lo ho scansato, e fu a questo punto che lui mi ha messo le mani sul didietro. Ancora una volta gli ho tolto le sue mani dal mio culo.

Allora l’uomo, chinandosi per terra, ha raccolto un paletto ponendolo contro il mio sedere. Ho scansato ancora una volta l’individuo e sono scappato, inseguito però dal medesimo che, approfittando del fatto che sono inciampato, mi si buttava addosso tenendo sempre in mano il paletto e esercitando una certa pressione col paletto sul mio corpo. Ho cercato di liberarmi della pressione afferrando con le mie mani il centro del paletto che lui teneva, peraltro, alle estremità con entrambe le mani.

Sono riuscito a respingerlo all’indietro con una forte spinta, facendolo cadere col sedere a terra e approfittando della circostanza sono scappato, scivolando però dopo una breve corsa nel fango, sfavorito dal fatto che le mie scarpe avevano il tacco alto. L’uomo mi ha raggiunto e, mentre stavo per terra, mi ha cominciato a menare con il paletto alla testa, alle tempie, al ginocchio, e vibrandomi un pugno al naso, mentre mi intimava di non strillare e di fare quello che voleva lui. Ciò nonostante sono riuscito a sollevarmi in ginocchio, ad afferrarlo poi per i capelli per aiutarmi ad alzarmi del tutto e poi gli ho sferrato due calci o due ginocchiate, non ricordo bene, alla faccia o al petto. Malgrado i colpi l’uomo si è ripreso e si è iniziata allora una colluttazione tra noi due: infatti io tenevo con una mano l’estremità del paletto che lui aveva afferrato per l’altra estremità mentre con l’altra mano ci tenevamo stretti, respingendoci reciprocamente.

L’uomo riusciva però a liberare il paletto dalla mia mano e fu allora che io gli vibrai due calci sui genitali, mentre lui imperterrito continuava a menare coi paletto come se fosse impazzito. Io strillavo sempre, mentre lui mi diceva “T’ammazzo”. Allora mi chinavo per terra, afferrando una tavoletta di forma rettangolare, mentre l’uomo continuava a colpirmi alla spalla con il paletto. Gli vibravo la tavoletta in testa che al primo colpo si è spaccata in due e con il moncone che mi è rimasto in mano l’ho colpito ripetutamente alla nuca e al collo, a casaccio. L’uomo è caduto per terra e sentendolo rantolare sono fuggito dirigendomi verso la macchina sita a una certa distanza, che non so precisare, e terrorizzato per l’accaduto e sanguinante mi ponevo al posto di guida cercando di avviarla.
Interrogatorio del 2 novembre 1975



Omicidio Pasolini: interrogatorio

Pino Pelosi, la colluttazione


Il Paolo si era tolto gli occhiali che aveva lasciato in macchina, e nel vederlo in viso mi è sembrato con una faccia da matto tanto che ne ho avuto proprio paura. lo sono scappato in direzione della strada asfaltata sul terreno fangoso mentre il Paolo mi inseguiva. Siccome portavo ai piedi le stesse scarpe con i tacchi alti che ho in questo momento, ho inciampato e sono caduto. A questo punto mi sono sentito addosso il Paolo che si agitava alle mie spalle, io ho capito che voleva ricominciare e mi sono rigirato divincolandomi, e allora il Paolo mi ha colpito alla testa col bastone proprio nel punto dove ho il cerotto e dove mi è stato dato un punto di sutura al Pronto soccorso.
Interrogatorio del 2 novembre 1975


Sembrava che non avesse sentito niente e sembrò non sentire nemmeno due calci nelle "palle". Allora gli ho afferrato i capelli, gli ho abbassato la faccia e gli ho dato due calci in faccia. Il Paolo barcollava, ma ha trovato ancora la forza di darmi una bastonata sul naso. Allora non ci ho visto più e con uno dei due pezzi della tavola di cui ho detto prima l'ho colpito di taglio più volte finché non l'ho sentito cadere a terra e rantolare. Allora sono scappato in direzione della macchina, portando con me i due pezzi di tavola che ho buttato e anche il paletto verde che ho pure buttato vicino alla rete e vicino alla macchina.
Interrogatorio del 2 novembre 1975


Ripeto che i fatti sono quelli da me narrati e che ho agito per difendermi e che ho colpito duramente quando ho avuto l'impressione che il Paolo mi volesse proprio ammazzare per come si stava comportando. Durante i fatti che ho descritto ero solo, anzi siamo stati sempre solo io e il Paolo dal momento in cui abbiamo lasciato l'osteria fino a quando è successo quello che è successo».
Interrogatorio del 2 novembre 1975


lo a mia volta, dopo avere ricevuto il colpo, ho afferrato il bastone con le due mani e sono riuscito a scaraventare lontano da me il Paolo. Sono nuovamente fuggito e sono stato nuovamente raggiunto; il Paolo mi ha colpito col bastone, ora ricordo. era un paletto verde, e mi ha colpito alla tempia, alla testa e in varie parti del corpo. Io ho visto per terra la tavola con la scritta di cui ha detto prima il dottor Masone e gliela ho rotta in testa, ma questo non è servito a farlo smettere.
Interrogatorio del 2 novembre 1975


A domanda risponde: «Sono stato colpito dal Pasolini con l’asta di legno che lui aveva in mano la seconda volta, quando sono caduto. Infatti come ho detto in precedenza alla S.V. sono caduto due volte mentre fuggivo inseguito da Pasolini».
Interrogatorio del 13 novembre 1975

A domanda risponde: «Ribadisco ancora una volta che il Pasolini mi ha colpito con un paletto, che aveva raccolto per terra, per la prima volta, quando, durante la fuga, sono scivolato la seconda volta in una zona fangosa. Preciso ancora che col paletto sono stato colpito alla testa e ho riportato la ferita alla testa che mi fu destro, alla gamba che non so precisare, e anche alla schiena. Mi ha colpito anche a calci e mi ha dato un pugno al setto nasale».
Interrogatorio del 15 novembre 1975


A domanda risponde: «Ho reagito afferrandolo per i capelli e vibrandogli due calci ai genitali. Poi ho raccolto una tavoletta che era a portata di mano e gliel’ho vibrata in testa. A seguito dell’urto la tavoletta si spezzava in due parti. Col pezzo di tavola che mi è rimasto in mano ho continuato a colpirlo, servendomi sempre dello stesso pezzo di legno per menarlo, e ciò fino a quando non l’ho visto cadere. Devo però dire che nello stesso tempo il Pasolini continuava a colpirmi col paletto di legno di cui ho parlato prima
Interrogatorio del 15 novembre 1975


Preciso ancora che la zuffa tra il Pasolini e me, avvenuta dopo che sono caduto la seconda volta, era reciproca e che io impugnavo per colpirlo il pezzo di tavola che mi era rimasto in mano dopo la rottura, mentre il Pasolini brandiva il paletto di cui ho già parlato. Dopo che è caduto a terra ricordo che mi sono spaventato, non l’ho più colpito e sono fuggito».
Interrogatorio del 15 novembre 1975


A domanda della difesa, risponde: «Sono stato colpito per primo dal Pasolini dopo la seconda caduta.»
Interrogatorio del 15 novembre 1975


A domanda risponde: «Ricordo che nel corso della colluttazione riuscii a impossessarmi del paletto che teneva il Pasolini e con esso lo colpii più volte, in faccia e sulla testa: egli riuscì a impossessarsi poi di nuovo del paletto e fu allora che io presi la tavoletta. Avevo già inferto i calci in faccia e ai testicoli. Ci trovavamo in quel momento nel punto ove presumo sia stato trovato il cadavere, poiché di lì il Pasolini non si mosse più. Dopo i colpi infertimi dal Pasolini mi sentivo indolenzito in varie parti del corpo.
Interrogatorio del 9 dicembre 1975



Omicidio Pasolini: interrogatorio

Pino Pelosi,  gli indumenti ritrovati all' Idroscalo di Ostia



Secondo perizie successive, la camicia di Pasolini sarebbe stata utilizzata per tamponare il sangue, da Pasolini stesso. La camicia verrà ritrovata lontana dal corpo esanime, a 70 metri di distanza.

A domanda risponde.- «Non ricordo, dato quello che è successo, se il Pasolini si fosse tolto in macchina qualche indumento.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

A domanda risponde: «Durante la colluttazione avvenuta quando siamo scesi dalla autovettura, vicino al reticolato, e poi dopo, quando sono scivolato due volte per terra, il Pasolini non era a dorso nudo ma era coperto da un indumento. Non ricordo e non so niente della maglietta del Pasolini che è stata rinvenuta, intrisa di sangue, e alla rovescia, sul luogo dove si è svolta la colluttazione. Null’altro ho da aggiungere.»
Interrogatorio del 2 novembre 1975

A domanda risponde: «Non ricordo se quando il Pasolini mi inseguì e poi mi colpì, indossava anche la camicia. Escludo, comunque, di aver toccato a terra o comunque spostato la camicia: non so se questa si sia sfilata al Pasolini durante la colluttazione o se se la sia sfilata lui stesso nell’inseguirmi. Io in quel frangente portavo indosso il maglione rosso che è stato sequestrato».
Interrogatorio del 9 dicembre 1975

A domanda risponde: «Dopo il primo tentativo del Pasolini col paletto io fuggii lungo la stradetta su cui fu poi rinvenuto il corpo del Pasolini. Il fatto che sui calzoni e sulle scarpe non siano state rilevate tracce di terra e fango può dipendere dal fatto che io lavai alla fontanella anche le scarpe, ponendole sotto il getto d’acqua, e che potrei essere caduto in una zona erbosa, per quanto non ricordi tale punto».
Interrogatorio del 9 dicembre 1975

A domanda risponde.- «Ricordo che, mentre guidavo la macchina del Pasolini, dopo l’accaduto, ho notato adagiato sul cruscotto, vicino al parabrezza, un giacchetto o un maglione. Ho notato altresì che sul sedile posteriore vi era un montgomery o un giaccone pesante mentre i carabinieri mi portavano a Monte Mario e io ho dato uno sguardo nell’interno dell’autovettura per cercare le mie sigarette e l’accendino. L’autovettura “GT” si trovava nel garage dei carabinieri.»
Interrogatorio del 5 novembre 1975


Omicidio Pasolini: interrogatorio

Pino Pelosi, la fuga



Dopo la colluttazione con Pier Paolo Pasolini, Pino Pelosi scappa verso la macchina gettando vicino alla rete di recinzione i due pezzi della tavoletta e il bastone insanguinato. Poi sale nella macchina di Pier Paolo Pasolini e scappa, fermandosi alla fine della strada presso una fontanella per ripulirsi dal sangue. Alle ore 1,30, lungomare Duilio di Ostia, una gazzella dei carabinieri vede passare l’Alfa 2000 contromano e inizia l’inseguimento.

A domanda risponde: «I due pezzi di tavola e il paletto che sono stati ritrovati vicino alla rete metallica, in prossimità della macchina del Pasolini, li ho raccolti io e li ho buttati verso la rete, mentre correvo verso la macchina, preso dalla paura».
Interrogatorio del 15 novembre 1975


Allora sono scappato in direzione della macchina, portando con me i due pezzi di tavola che ho buttato e anche il paletto verde che ho pure buttato vicino alla rete e vicino alla macchina. Subito dopo sono salito in macchina e sono fuggito con quella. Ero stravolto e ho impiegato del tempo per metterla in moto e per accendere le luci.
Interrogatorio del 2 novembre 1975


Nel fuggire non so se sono passato o meno con l'auto sul corpo del Paolo.
Interrogatorio del 2 novembre 1975


Descrivo le manovre che ho fatto con l'auto. L'auto era col muso rivolto alla rete di recinzione e con il "culo" alla porta di calcio. Ho ingranato la retromarcia e sono passato sotto la porta, e poi ho fatto la conversione curvando a sinistra».
«lo non ho investito volontariamente il corpo del Paolo e nemmeno ricordo di esserci passato sopra con l'auto inavvertitamente. Ero sotto shock e non capivo niente. Ricordo solo che sulla strada alla prima fontanella mi sono fermato per lavarmi e togliermi le macchie di sangue che avevo indosso».
Interrogatorio del 2 novembre 1975


L’uomo è caduto per terra e sentendolo rantolare sono fuggito dirigendomi verso la macchina sita a una certa distanza, che non so precisare, e terrorizzato per l’accaduto e sanguinante mi ponevo al posto di guida cercando di avviarla. Non ci riuscivo che dopo pochi minuti e innestando la marcia indietro facevo a ritroso un angolo retto con l’autovettura, innestando quindi la marcia in avanti e partendo a tutto gas, ormai in preda al panico, dato che avevo il volto e gli occhi coperti di sangue. Lungo il percorso non ho avvertito se le ruote della macchina passassero sul corpo dell’uomo che giaceva a terra. Mi sono fermato a una fontanella sita alla fine della strada per lavarmi il viso che era tutto insanguinato come pure le mani che erano coperte di sangue. Poi sono giunto sul lungomare di Ostia dove sono stato fermato dai carabinieri.»
Interrogatorio del 5 novembre 1975

A domanda risponde: «Non mi ricordo se, quando ho avviato la macchina del Pasolini, ho acceso i fari. Non conosco i comandi della macchina».
Interrogatorio del 15 novembre 1975


A domanda risponde: «Mi trovavo sul lungomare di Ostia, dove sono stato fermato dai Carabinieri, perché cercavo la piscina del Kursal che per me sta di fronte allo spiazzale della via Cristoforo Colombo, per andare a casa. Io non conoscevo altra strada».
Interrogatorio del 15 novembre 1975


A domanda risponde: «Dopo che il Pasolini si è accasciato a terra sono stato preso dalla paura. La zona era buia, tremavo tutto, non conoscevo il posto e ho pensato di prendere la macchina perché a piedi non sapevo dove andare».
Interrogatorio del 15 novembre 1975


Il corpo di Pasolini era a terra e rimase a terra quando partii con la macchina. lo comunque non lo vidi allorché con la macchina giunsi all’altezza di quel punto che d’altronde neppure ricordavo con esattezza. Non lo vidi, altrimenti non sarei stato così matto da montargli addosso. Pensai solo di andarmene: non pensavo che fosse morto, ma in quel momento, poiché il motivo preminente era quello di andare a riprendere la mia macchina, non mi interessava la possibilità che a seguito delle ferite il Pasolini, abbandonato, potesse morire».
Interrogatorio del 9 dicembre 1975


A ulteriore domanda dell’avv. Mangia, risponde: «In macchina io accesi il motore, armeggiai per conoscere i comandi, accesi i fari, mi raccolsi per qualche secondo, poi misi la retromarcia, e in quel momento i fari si spensero e io tentai e riuscii a riaccenderli. Quando poi proseguii in avanti i fari erano accesi, ma non ricordo quale tipo di luci. Ricordo che non erano sempre visibili le buche, anche per l’erba che talora le occultava. Non vedevo l’ora di andarmene».
Interrogatorio del 9 dicembre 1975



Omicidio Pasolini: interrogatorio
Pino Pelosi, l'anello 



L'anello di Pino Pelosi - Il colonnello Vitali riferisce, per quanto appreso a sua volta dal personale operante, Carabinieri di Ostia, che subito dopo l'arresto il Pelosi chiese di cercare in macchina un anello, e che un anello fu poi rinvenuto vicino al cadavere.

«Io cercavo le sigarette, l'accendino e un anello mio: si tratta di un anello d'oro con pietra rossa, a fianco della pietra ci stavano due aquile e tutt'intorno la scritta "United States of America"».
A questo punto il dottor Masone esibisce l'anello repertato che il Pelosi riconosce per il proprio e dichiara che "può darsi" che l'abbia perso mentre vibrava i colpi. Si fa presente che la scritta è lievemente differente e che dice esattamente "United States Army"
L'imputato dichiara: «L'anello è mio, l'ho comprato da uno "stuart" che lo ha portato dall'America. Ripeto che i fatti sono quelli da me narrati e che ho agito per difendermi e che ho colpito duramente quando ho avuto l'impressione che il Paolo mi volesse proprio ammazzare per come si stava comportando. Durante i fatti che ho descritto ero solo, anzi siamo stati sempre solo io e il Paolo dal momento in cui abbiamo lasciato l'osteria fino a quando è successo quello che è successo».
Interrogatorio del 2 novembre 1975


A domanda risponde: «Io portavo due anelli ognuno al dito mignolo delle mani. Non ricordo in quale dito mignolo io portavo l’anello d’oro che ho perduto e che ho cercato in caserma. Non so se lo portavo al mignolo della mano destra o della sinistra». A domanda risponde: «A sfilarlo, il detto anello, veniva via subito, mentre l’altro anello d’argento che ho qui in carcere mi sta stretto. Non ricordo nemmeno il dito in cui portavo l’anello che ho qui in carcere. A volte questo lo spostavo da un mignolo all’altro perché mi stava stretto e mi dava fastidio».
Interrogatorio del 13 novembre 1975

A domanda risponde: «Non posso precisare come ho smarrito l’anello d’oro laminato. Può darsi mentre colluttavo col Pasolini, può darsi mentre scappavo. Se sapevo dove mi era caduto non l’avrei chiesto ai carabinieri».
Interrogatorio del 13 novembre 1975

fonte...Cronaca-Nera.it

@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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