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lunedì 25 febbraio 2019

Quando Pasolini chiese di cambiare tesi di laurea e farla su Pascoli - di Carlo Picca

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Quando Pasolini chiese di cambiare tesi di laurea 
e farla su Pascoli
di Carlo Picca

La più organica e imponente espressione dell'attività critica di Pasolini è certamente Passione e Ideologia, un volume che fu pubblicato da Garzanti nel 1960. In questo notevole ed interessantissimo studio, che è da considerarsi un vero e proprio manuale critico non solo per gli addetti ai lavori, sono presenti due vaste analisi letterarie dedicate rispettivamente alla poesia dialettale e alla poesia popolare italiana del secolo scorso.
Vi è poi una seconda parte, la quale ha in oggetto i saggi su personalità importanti della nostra letteratura compresi gli anni dello sperimentalismo, e fra le quali figure spicca senza dubbio quella di Pascoli.
Un rapporto vivo di stima, ma al contempo anche connotato da una attenzione ambivalente, quello dello scrittore friulano per il poeta del Fanciullino.
Questo perché per Pasolini in Pascoli coabitano, con evidente contraddizione, una ossessione vera e propria e spesso melensa, che tende in modo quasi patologico a mantenerlo sempre fisso a sé stesso, come uno strumento mono corda, ma anche, uno sperimentalismo che lo varia e lo riesce a rinnovare di continuo in modo sorprendente.
In altri termini coesistono in lui una forza irrazionale che lo costringe alla fissità stilistica e una forza intenzionale che lo porta alle tendenze stilistiche più disparate.
Così, pari all'allontanamento che possono suscitare alcuni versi e temi del Pascoli, a causa di questa sua immobilità, corrisponde tuttavia una più che complementare simpatia derivante dal suo sperimentalismo e dalla sua appassionata velleità di ricercatore.
Parole non a caso queste, tutt'altro, Pascoli per lungo tempo fu motivo di studio molto approfondito per il regista di Accattone, e forse non tutti sanno che Pasolini in procinto di laurearsi, nel 1944, nonostante la tesi assegnatagli dal professor Longhi intorno alla pittura contemporanea, decise e propose di potersi smarcare proprio per dedicarsi al poeta del X agosto.
E lo fece giustificandosi che il manoscritto di quella tesi gli era andato perduto, a Pisa, durante il marasma seguito all'armistizio, e non volendo rifare tutto quel lavoro daccapo, mutò argomento e soprattutto relatore rivolgendosi con un’epistola al Professore Calcaterra.
Così nel marzo 1944, lo studente Pasolini chiese la tesi di laurea al suo docente di Letteratura italiana dell’Università di Bologna, appunto Calcaterra. Al nuovo professore avanzò un lavoro accademico su Pascoli sperando ardentemente che questi lo soccorresse nella sua istanza rocambolesca ed imprevista fino a poco prima.
La cosa andò a buon fine e si concretizzò, avvenne infatti che il poeta de Le Ceneri di Gramsci discuterà il 26 novembre 1945 la sua tesi intitolata Antologia della poesia pascoliana: introduzione e commenti.
Completa conversione di argomento dunque, giustificata dal fatto che Pascoli fosse un poeta a cui egli si sentiva legato profondamente, “quasi da una fraternità umana”, e per questo, nonostante non sempre lo avesse accettato senza remore, l’aveva comunque sempre letto e molto assorbito.
Come dimostra la lettera che Pasolini scrisse a Calcaterra per giustificare il cambio di tesi, la lettura del Pascoli, ha sempre avuto in lui un valore di “studio della tecnica della poesia”, ovvero di uno studio personale e peculiare, in cui tutte le sue facoltà critiche restavano “sveglie”, protese a rilevare “gli affetti risolti in linguaggio” innovativo.
Ed ammessa e concessa la dote contraddittoria della sua poesia, tuttavia laddove “si fa più chiara ha in sé una commovente modernità”.
Secondo l’autore di Casarsa, come ebbe poi modo di scrivere nel 1955 circa il «Fanciullino», in un articolo apparso sulla rivista Officina e qui ripreso nei corsivi, e successivamente raccolto proprio nel volume Passione e Ideologia, la poetica pascoliana, se non ha in sé l’attributo di una lingua ispirata ad un realismo di origine ideologico, alla Manzoni o Verga per intenderci, possiede però quello di una vita intima e poetica dell’io immerso in un allargamento e sperimentalismo linguistico ben degno di nota.
In questa analisi si configura il Pascoli anche come punto di riferimento per tutta la poesia a venire dopo lui, ovvero per l’intero organismo stilistico dei crepuscolari e degli epigoni di questi.
Per lo scrittore che fu Eretico e Corsaro infatti, con questa caratteristica di saper fornire alla lingua un contributo stilistico originale non da poco, Pascoli senza ombra di dubbio, influenzerà non solo Sbarbaro, Saba, il lessico vernacolare di taluni dialettali come De Titta, Costa, Lorenzoni, e ancora Govoni, fino ad arrivare ad Ungaretti, Montale, Onofri, Gatto, Betocchi, Bertolucci, ma tanti e tanti altri poeti, ritenendo in questa maniera, assai ricco e complesso il suo apporto alle forme poetiche di gran parte del novecento.
Concludendo, va detto che prima di tutta l’indagine pasoliniana, Pascoli era sempre stato descritto in veste molto accademica dalla critica letteraria precedente. La sua lettura seppe aprire un varco nuovo di conoscenza, ancora tutt’oggi punto di riferimento per chi studia e approfondisce il poeta di Myricae.

Carlo Picca


@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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domenica 3 febbraio 2019

Le ceneri di Gramsci, capolavoro poetico di Pasolini ancora attuale - di Carlo Picca

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Le ceneri di Gramsci  
una raccolta di poesie di Pier Paolo Pasolini 
pubblicata da Garzanti nel 1957.
Di Carlo Picca


Il volume, che riporta il sottotitolo "Poemetti", raccoglie undici poesie già pubblicate su riviste tra il 1951 ed il 1956. Il titolo è preso da una poesia immaginata davanti alla tomba di Gramsci nel Cimitero acattolico di Roma. Lo statista sardo ha significato molto per la cultura immediatamente postbellica, come del resto tuttora continua ad essere letto e approfondito. 
Ed anche per Pasolini fu punto di riferimento centrale, pur modulandone i principi e dandogli una nuova interpretazione, molto personale, che espose con questa raccolta ed in particolare con la poesia omonima in essa contenuta e che all'epoca fece molto "scandalo". 
E' chiaro sin da subito leggendo quest'opera che Pasolini non intende seguire Gramsci sul piano intellettuale. Il miglioramento del popolo legato alla formazione di una sua coscienza di classe, appare infatti, riprendendo dei versi di una delle poesie raccolte, Il pianto della Scavatrice, il prodotto oramai d'un rozzo giornale della cellula, l'ultimo sventolio del rotocalco
Per l'autore friulano, il popolo, la popolanità, e negli anni cinquanta si ha meglio la possibilità di parlare in questi termini, possiedono un'autenticità millenaria, arcaica, che non può intellettualizzarsi freddamente, io sono una forza del passato, solo nella tradizione è il mio nome, scriverà lo scrittore anni dopo in Poesia in forma di rosa.

L'educazione della popolazione quindi per il poeta di Casarsa non può avvenire dal suo esterno con un'ideologia che si è spenta, ma conoscendo da vicino la sua vitalità, il suo vissuto ed i suoi bisogni,  e come scrive in Picasso, altra celebre poesia della raccolta, restando dentro l'inferno con marmorea volontà di capirlo, è da cercare la salvezza. Una società designata a perdersi è fatale che si perda: una persona mai.  
Il poeta non vuole fare da guida senza essere lui stesso coinvolto. In tale direzione è evidente che i modi intellettuali lo sottraggono dalla sua disperata passione di essere in quel "mondo", a cui non riesce politicamente a proporre modelli freddi da seguire, ci appare  tra le macerie finito il profondo e ingenuo sforzo di rifare la vita. 

La politica, gli intellettuali, la classe dirigente, in una parola l'élite dell'epoca, non conoscono più quel mondo, sono divenuti invece portatori di idee distanti e vuote. Pasolini nega la battaglia serrata per il miglioramento delle condizioni umane che avviene attraverso una religione sterile e rifiuta questa separazione fra uomini perché l'educazione deve avvenire appunto in uno scambio profondo e comune. 
Scriveva Seneca: C'è un duplice vantaggio nell'insegnare, perché, mentre si insegna, si impara. Così Pasolini, come il grande autore latino, vive un rapporto maieutico con le forme di borgata, queste gli concedono sentimenti di vitalità antica e il poeta fornisce loro parola, stile, espressione matura. 
…attratto da una vita proletariaa te anteriore, è per me religionela sua allegria, non la millenariasua lotta: la sua natura, non la suacoscienza; è la forza originariadell'uomo, che nell'atto s'è perduta,a darle l'ebbrezza della nostalgia,una luce poetica: ed altro più…
Gramsci ha insegnato molto al poeta, ed egli continua a seguirlo, ma ne contestualizza la lotta per dargli continuità e non farla morire in vuote formule. Non lo rimprovera, non si erige a nuovo teorico della "rivoluzione", lo vive nelle vive esperienze
Le ceneri di Gramsci divengono così le ceneri su cui far sbocciare un nuovo fiore nel terreno dell'antica lotta del miglioramento, ceneri sulle quali quindi, eliminati i dogmi gelidi, germogliano petali pasoliniani vivi ed impegnati. Così il poeta recupera il suo Gramsci, senza quella ideologia che non poteva rispettare, lui in preda alla "miseria dei sensi" e a quella "religione dei sensi" che proprio dall'amore per quella popolanità gli erano nati.
Sensi che  non gli permettevano di "dipingere" il popolo con ottica prospettivistica, l'errore di Picasso, senza prima conoscere ed amare il suo vitale mondo.  Pasolini inoltre, in questa raccolta, comunica la percezione che svilupperà meglio in seguito, dell'avvento di un falso progresso come forza distruttrice dell'autenticità millenaria della popolanità.

Quella popolanità che ha iniziato a conoscere ed amare sin dai tempi di Casarsa, ovvero dai tempi in cui ragazzo, nasceva in lui l'amore per i volti e le storie dei luoghi materni. Adorazione che a Roma il poeta ha vissuto in continuità proprio con l'immersione nel mondo delle borgate.
E proprio perché dentro quell'autentico mondo, poté da subito rilevare in modo profetico, la minaccia della sua estinzione in quella che definirà anni dopo "mutazione antropologica".  Questa sarà la percezione che "scandalosamente" lo porterà a scrivere sempre nel Pianto della scavatrice che piange ciò che muta, anche per farsi migliore.
In questi versi infatti egli avverte l'inizio di questo mutamento epocale, che col tempo contrasterà sempre più in modo "corsaro", come sappiamo infatti, con il passare degli anni la sua protesta diverrà "eretica".  Pasolini colse con profonda umanità l'arrivo di questa mutazione, e cercherà  "fratelli" per affrontare una lotta condivisa  contro questa "omologazione", a cercare fratelli che non sono più, scriverà ancora in Poesia in forma di rosa.

Omologazione nella quale l'uomo perdeva la sua storia millenaria divenendo elemento consumato e consumistico. Ma in netta risposta fu emarginato da tutta l'élite dell'epoca che non lo capì affatto. Da qui l'insegnamento di quest'opera poetica è ancora molto attuale a mio avviso, perché quell'élite, ieri come oggi, dovrebbe conoscere e sentirsi dentro le storie ed i bisogni degli uomini e delle donne, senza separazione alcuna, per educare a migliori livelli e non lasciarsi invece tutti consumare in un'alienazione generale.
Perché questo è accaduto e sta accadendo, sancendo il trionfo del consumo e la sconfitta dei sentimenti ideali di umanità e facendosi strada sempre più un basso populismo… 


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Curatore, Bruno Esposito

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martedì 17 gennaio 2017

21 gennaio 2017 - 40 anni senza Sandro Penna

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




21 gennaio 2017 - 40 anni senza Sandro Penna


L'editore FaLvision in occasione del quarantennale della scomparsa del poeta Sandro Penna, morto a Roma il 21 gennaio 1977, organizza la presentazione della sua pubblicazione



di Carlo Picca.


Durante la serata, che sarà ospitata, a partire dalle ore 19, dalla Libreria Odusia in Rutigliano-Bari, saranno lette poesie di Sandro Penna attraverso un reading aperto a tutti coloro che vorranno parteciparvi e che possono prenotare il loro intervento scrivendo a questa pagina.

La serata sara' condotta da Massimo Bruni. Intervento critico sul poeta a cura della docente e Poetessa Lucia Diomede, e letture scelte a cura dell'attrice Antonella Cautero.

Forse la giovinezza è solo questo
perenne amare i sensi e non pentirsi 

Sabato dalle ore 19:00 alle ore 21:00

Via Turi, 5, 70018 Rutigliano



Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Dopo esperienze in campo scolastico come insegnante, ed editoriale come consulente letterario, attività che ancora svolge per alcuni autori ed editori, nel 2011 ha deciso di aprire una libreria a Rutigliano (Ba), che conduce con passione organizzando eventi letterari ed artistici rivolti al pubblico di ogni età, fra cui laboratori didattici, letture animate, incontri con Autori. Dal 2011 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Puglia ed ha collaborato per quattro anni, come caporedattore, con il network pugliese La Voce del Paese. Attualmente
scrive articoli per alcuni magazine nazionali che si occupano di cultura e ha da poco pubblicato, per FaLvision Editore, un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano 
Sandro Penna.

Ha deciso di intraprendere l’esperienza di blogger su Libreriamo intendendo proporre spunti di riflessioni sul mondo dei libri e dell’editoria, nonché recensioni e consigli per la lettura.



Il libro "106/110. Sandro Penna" di Carlo Picca, puoi acquistarlo QUI

L'evento organizzato per il 21 gennaio, lo trovi QUI, su facebook.

Per leggere il saggio di Pier Paolo Pasolini - Come leggere Sandro Penna - QUI.


@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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venerdì 13 gennaio 2017

Perché Pasolini era “Eretico e Corsaro”

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


La copertina del volume di Carlo Picca - 106/110 Sandro Penna.

Perché Pasolini era “Eretico e Corsaro”

Di Carlo Picca

Carlo Picca, pugliese, si è laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Bari. Dopo esperienze in campo scolastico come insegnante, ed editoriale come consulente letterario, attività che ancora svolge per alcuni autori ed editori, nel 2011 ha deciso di aprire una libreria a Rutigliano (Ba), che conduce con passione organizzando eventi letterari ed artistici rivolti al pubblico di ogni età, fra cui laboratori didattici, letture animate, incontri con Autori. Dal 2011 è iscritto come pubblicista all’Ordine dei Giornalisti di Puglia ed ha collaborato per quattro anni, come caporedattore, con il network pugliese La Voce del Paese. Attualmente scrive articoli per alcuni magazine nazionali che si occupano di cultura e ha da poco pubblicato, per FaLvision Editore, un saggio critico sperimentale sul Poeta italiano Sandro Penna.

Ha deciso di intraprendere l’esperienza di blogger su Libreriamo intendendo proporre spunti di riflessioni sul mondo dei libri e dell’editoria, nonché recensioni e consigli per la lettura.

(L'opera è di Dimitris Lamprou. L'artista prossimamente esporrà le sue opere ad Atene) 


Cari Amici, questo mese abbiamo incontrato Bruno Esposito, per scambiare con lui qualche battuta sulla sua vita e sulla sua attività di curatore del Gruppo Fb Pasolini Eretico & Corsaro, luogo virtuale di condivisione attenta e di testimonianza importante sull’intera produzione del poeta di Casarsa.


Bruno, come, quando e soprattutto perché nasce questo spazio?


Le pagine Eretiche e Corsare, dedicate a Pier Paolo Pasolini, nascono da un incontro casuale in rete. Nel 2007-08, attraverso una serie di commenti sui nostri rispettivi blog, incontrai Angela Molteni che, nel 2010, mi convinse ad entrare a far parte della comunità di facebook. Da quel momento iniziò una collaborazione molto stretta. Nel 2012 Angela mi inserì come curatore in “Pasolini.net“, il più grande sito web, da lei creato, interamente dedicato all’intellettuale (dopo la morte di Angela, è sparito dalla rete) e sempre nel 2012, Angela ed io abbiamo dato vita al blog “pasolinipuntonet.blogspot.com” che oggi è ospitato presso il Centro studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa. Alla fine del 2012 le nostre strade si sono separate, ma la passione è rimasta e, quindi, alla fine di quell’anno è nato Eretico e Corsaro, sia come pagina Facebook che blog. La pagina Facebook che oggi è curata da un gruppo di editori ( Io, Giovanna Caterina Salice, Daniele Cenci, Daniela Tuscano, Maria Vittoria Chiarelli, Loretta Fusco, Lucia Genito, Alessandro Barbato, Simona Zecchi, Franceca Tuscano ecc…) nasce con l’intento di far conoscere e mantenere vivo il pensiero, attraverso la sua opera, di uno dei nostri maggiori intellettuali del trascorso secolo. Il nostro principale obiettivo sono i giovani che poco conoscono, per i motivi che tutti sappiamo, questo attualissimo intellettuale tanto ostacolato nel suo lavoro dal potere. Pasolini poeta, narratore, saggista, giornalista, regista… personaggio scomodo, amato… odiato… processato, perseguitato con sistematico accanimento giuridico, infangato, barbaramente ammazzato per quella sua grande capacità di saper essere contro, può ancora dire qualcosa soprattutto ai giovani. Per questa ragione, la rete è il luogo perfetto per quest’incontro e i social offrono la possibilità, attraverso il loro linguaggio diretto, sintetico, di comunicare con tanta gente ed in modo particolare proprio con le nuove generazioni. Lo scopo del nostro lavoro è generare curiosità, voglia di approfondire.

Personalmente trovo preparatissimo il lavoro che fai e fate nella diffusione dell’opera di Pasolini, di tutti i suoi centomila e passa aspetti, e lo fai e fate con una umiltà ed eleganza che apprezzo molto, qui vorrei farti la domanda difficile, e forse banale, ma provo ugualmente a portela, se dovessi raccontarci la lezione più grande che Pasolini ci ha lasciato ?


La lezione più grande che abbiamo ereditato da Pasolini è saper comunicare per essere veramente compresi: “La morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi”. Oggi, nell’era della comunicazione, in quanti riescono comunicando ad essere veramente compresi? Pasolini ci ha anche prospettato la sua grande visione critica rispetto al mutamento politico-economico, che tutti noi oggi possiamo constatare nei suoi molteplici nefasti aspetti. La sua denuncia dei cambiamenti antropologici generati dalla cultura consumistica, restata inascoltata allora, oggi viene ripresa e riconosciuta ovunque. Tutti riconoscono il potere devastante che esercita la comunicazione dei media e l’effetto omologante che detto potere produce sulle masse : Pasolini aveva previsto, con straordinaria capacità di analisi, il passaggio da persona a consumatore e tutte le conseguenze che questo passaggio comportava. Può essere considerato pertanto un grande osservatore e non certamente profeta . In sostanza ci ha fatto comprendere che tutto nella vita è poesia, e che tutto può essere guardato ed espresso poeticamente.
...

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Curatore, Bruno Esposito

Collaborano alla creazione di queste pagine corsare:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi