"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Vie Nuove, il settimanale diretto all’epoca da Maria Antonietta Macciocchi, rappresentava allora uno dei principali organi di discussione e divulgazione culturale vicini al Partito Comunista Italiano.
«Io patisco ciò che di peggio può patire uno scrittore. La mistificazione della mia opera: una mistificazione totale, completa, irrimediabile. Una vera e propria operazione industriale. Tutto quanto io dico e scrivo subisce, attraverso l’interpretazione calcolata della stampa ‘libera’, una metamorfosi implacabile: discredito, denigrazione e diffamazione, che, un po’ alla volta, finiscono di essere dei puri e semplici strumenti teppistici, e diventano una realtà, che trasforma sociologicamente il mio stile.»
Questa denuncia iniziale introduce una riflessione più ampia sull’impossibilità di una comunicazione artistica e poetica “pura” nell’era della società di massa. L’opera, sostiene Pasolini, cessa di appartenere all’autore nel momento in cui viene interpretata, manipolata, diffusa dagli organi del potere sociale e dai mezzi di informazione. Il testo non è più un luogo di incontro fra l’autore e una comunità viva, ma viene sequestrato, svuotato, piegato alle logiche del sistema industriale e politico vigente.
«Mi rendo conto proprio in questi mesi di quanto grande sia la mia tragedia di scrittore nel mondo che lei dice libero e democratico».
Pier Paolo Pasolini
L’epoca dell’alienazione
Vie Nuove
numero 19
10 maggio 1962
pag. 35
( © Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )
Nota della redazione di «Le Pagine corsare»: Il testo che segue viene riprodotto nella sua assoluta fedeltà originale e materiale, rispettando la pagina stampata sul numero 19 di «Vie Nuove» il 10 maggio 1962. Le vistose anomalie sintattiche, le frasi sconnesse e le ripetizioni di intere righe che il lettore incontrerà in alcuni passi non sono in alcun modo errori di Pier Paolo Pasolini. Si tratta di storici refusi di composizione tipografica, frequenti all'epoca nella stampa a piombo dei rotocalchi ad alta tiratura. I piombi e i telai della linotype venivano spesso calati o assemblati in fretta, generando salti di senso e ripetizioni meccaniche. Abbiamo scelto di non "correggere" o normalizzare queste imperfezioni per consegnare ai nostri lettori un documento storico intatto, che restituisce anche nella sua ruvida materialità tipografica il sapore e il clima di quelle storiche tribune corsare.
Stimatissimo Pasolini, vorrei che lei, famosissimo poeta e fautore della libertà, mi spiegasse l’oscuro motivo per il quale gli Editori Riuniti hanno tagliato di almeno una cinquantina di righe il poemetto di Evtusceko «Non sono nato per...»
Pubblicato integralmente in Russia, Evtusceko viene castrato in... Italia dai comunisti, sui «Cinque della Stampa», evidentemente? O mi sbaglio? Mi risponda dalla libera colonna di Vie Nuove.
Questo fatto dovrebbe interessarla, perché a quanto mi risulta, sino ad oggi nessun censore democristiano si è mai permesso di tagliare le sue poesie: oppure siamo vicini al saltare al buio della dittatura di partito?
Oppure lei ritiene che gli Editori Riuniti abbiano agito bene? E che domani, se i comunisti dovessero andare al governo, farebbero altrettanto bene a tagliare anche i poemetti scomodi di Pier Paolo Pasolini?
Mi risponda, per favore. Grazie.
Aldo Beneforti – Genova
«Gli Editori Riuniti non hanno tagliato assolutamente niente. Il Beneforti evidentemente si riferisce al testo tradotto in precedenza da Kazàrov e pubblicato in estratto sulla “Rassegna della Letteratura Sovietica”, in quantitativo di righe in più dello stesso pubblicato (in volume) dagli Editori Riuniti. Da notare però che la prima pubblicazione si riferiva a una prima stesura che Evtusceko ha in seguito personalmente rivisto. Sicché gli Editori Riuniti hanno pubblicato il testo definitivo e il solo riconosciuto dal poeta».
Pier Paolo Pasolini
Non fare il verso
trovo che la severa risposta da lei data su «Una vita violenta» e dei «Ragazzi di vita» risponda non tanto dal loro valore artistico-esistenziale quanto dal linguaggio un po’ spinto che fa uso. La critica della crudeltà di una vita imposta da una società degenerata, fatta alla sua maniera, è un efficace espediente per debellare la massa e per far meditare, anche se lei afferma di guadagnare meno del e sia noto sceneggiatore.
Non è con le bestemmie e le parolacce messe in bocca di tanti personaggi che si combatte il malcostume imperante, sebbene sue opere siano e utili socialmente. Vorrei mi considerasse un borghese, a sua volta vittima del sistema in cui mi trovo, ma a cui — per non finire per l’escussione — cerco di fare della morale. Sarei fiero se sapessi che vivo in un domani migliore, in una società socialista che, in quanto tale, non dovrà permettere la circulation di libri così scritti.
Vorrei che lei mi smentisse con essa esattezza, se questa è in sua possibilità, mi creda.
Distintamente
R. M.
Ecco, vede? Legga la mia risposta alla lettera precedente, e poi rilegga la sua. Vedrà che questa è un documento perfetto, un allegato lampante. Lasci che la ricca che lei è un ragazzo sciocco e incosciente, che crede di essere bravo facendo il verso al moralismo dei giornali: salvando capra e cavoli, per essere cioè un borghese di responsabile e insieme credere «in una società socialista». Stiamo freschi! Una società socialista costruita da gente che bada a proprie opinioni sul comunismo più miserevole e volgare. Rilegga i miei libri (o li legga, perché, nella sua ingenuità, non li ha certamente mai letti per intero), e se poi mi dimostrerà che in essi c’è solo una pagina di volgarità, le giuro che non scriverò più una riga in tutta la mia vita.






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