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Biografia, lavori in corso - a breve anche il 1974 e il 1975

mercoledì 10 aprile 2013

Delitto Pasolini - inchiesta MicroMega - Le ipotesi: un delitto ‘semplicemente’ politico

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




di Gianni Borgna e Carlo Lucarelli, da MicroMega 6/2005

Una ricostruzione minuziosa, attraverso fatti e testimonianze, di quel 2 novembre 1975 in cui fu ucciso Pasolini, e delle incongruenze delle ricostruzioni ufficiali e ufficiose che vorrebbero spiegare l’omicidio. Fino a questa clamorosa e documentata ipotesi, l’unica che fa andare al suo posto tutti i pezzi del terribile puzzle: un omicidio politico premeditato.



Le ipotesi: un delitto ‘semplicemente’ politico

Sono gli anni Settanta, è il 1975 e la politica, da qualcuno, a destra, a sinistra e nello Stato, è intesa come violenza, quella delle stragi, del terrorismo, o anche quella diffusa che insanguina le strade. Soltanto in quell’anno le vittime della violenza diffusa sono otto, come Sergio Ramelli, a cui alcuni militanti di estrema sinistra spaccano la testa con una chiave inglese, come Alberto Brasili, accoltellato da giovani di destra perché attraversa una zona nera vestito «da comunista», o come Gianni Zibecchi, investito da un camion dei carabinieri durante una manifestazione.
Sono delitti politici, ma sono delitti politici anche altri, che più che al campo della cronaca o del giallo sembrano appartenere direttamente a quello dell’orrore. Come il massacro del Circeo, nel settembre del 1975, quando un gruppo di tre ragazzi di buona famiglia, tre neofascisti del quartiere Parioli, a Roma, porta due ragazze nella villa di uno di questi, a San Felice Circeo, in provincia di Latina. Lì le seviziano tutta la notte e ancora il giorno dopo per ore e poi, credendole morte, le caricano nel baule di un’auto e tornano a Roma. Lì parcheggiano l’auto in una piazza e vanno a cercarsi una pizzeria per mangiare. Una delle due ragazze, però, non è morta. Comincia a picchiare sul portello del baule finché qualcuno non la sente e chiama i carabinieri. Che aprono il baule e la trovano lì, a guardarli con gli occhi spalancati, accanto al corpo dell’amica.
O come lo stupro di Franca Rame. Nel marzo del 1973, a Milano, l’attrice Franca Rame sta camminando per via Nirone quando viene affiancata da un furgoncino. Dentro ci sono cinque estremisti di destra, che la obbligano a salire, la chiudono dentro e la violentano, ripetutamente. Dalla testimonianza di uno degli esecutori e di un ufficiale dei carabinieri, l’azione sarebbe stata ispirata e celebrata addirittura da alti ufficiali della divisione Pastrengo, di Milano.
Sono crimini politici, per la militanza attiva di chi li compie e per l’espressione di un modo di concepire chi è diverso, che sia un avversario politico, una donna o un omosessuale, come un nemico da abbattere con la violenza, da cancellare dalla faccia della terra.
È in questo clima che avviene un delitto come quello di Pier Paolo Pasolini? È questo odio che ha ucciso Pasolini, frocio e comunista?
2 novembre 1975. Ore 22,30.
Pier Paolo Pasolini è nell’Alfa 2000, in piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione.
Pino Pelosi viene avvicinato da Pasolini, torna al bar per riprendere le chiavi e intanto avverte gli amici.
Ragazzi di borgata, così simili ai protagonisti dei suoi libri e dei suoi film, ma anche ragazzi violenti, con idee politiche confuse ma precise, in cui Pasolini non è un poeta, non è un omosessuale, ma è quel frocio comunista di Pasolini, un nemico, uno a cui si deve dare una lezione, uno che si può bastonare e magari anche uccidere.
Così lo seguono, lo tirano fuori dalla macchina e lo massacrano.

Fonte:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/cosi-mori-pasolini/



@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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