"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pasolini
Vicoli di Trastevere
L'Unità
30 ottobre 1956
pag. 3
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
L'Unità
30 ottobre 1956
pag. 3
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
“La religione del mio tempo” è una delle raccolte poetiche più significative della maturità poetica di Pier Paolo Pasolini, pubblicata nel 1961 da Garzanti e composta da testi scritti tra il 1955 e il 1960.
Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna nel 1922 e trascorre l’infanzia e la giovinezza tra il Friuli materno e varie città del Nord Italia, seguendo i trasferimenti del padre ufficiale. La formazione friulana, segnata dalla lingua dialettale, dalla religiosità popolare e dalla tragedia della guerra (la morte del fratello Guido partigiano nell’eccidio di Porzûs), costituisce il nucleo originario della sua sensibilità poetica e della sua visione del mondo. Dopo lo scandalo e l’espulsione dal PCI friulano nel 1949, Pasolini si trasferisce a Roma con la madre, iniziando una nuova fase della sua vita e della sua produzione letteraria, caratterizzata dalla scoperta delle borgate romane e del sottoproletariato urbano.
Gli anni Cinquanta vedono Pasolini affermarsi come poeta, narratore e intellettuale militante: pubblica “Ragazzi di vita” (1955), “Le ceneri di Gramsci” (1957), “Una vita violenta” (1959), e collabora con la rivista “Officina” (1955-1959), punto di riferimento per la nuova poesia civile e per il dibattito letterario e politico dell’epoca. La sua posizione di “intellettuale irregolare”, ai margini sia della borghesia che del proletariato, si fa sempre più consapevole e problematica, soprattutto dopo i fatti del 1956 (rivolta d’Ungheria, crisi del comunismo internazionale) e l’avvento del neocapitalismo in Italia.
“La religione del mio tempo” nasce in questo clima di crisi e di transizione: la raccolta raccoglie testi composti tra il 1955 e il 1960, anni segnati da profondi mutamenti sociali, politici e culturali. L’Italia sta vivendo il boom economico, l'allargamento periferie urbane, la crescita del consumismo e la perdita di centralità delle ideologie tradizionali. Il Partito Comunista Italiano, dopo la repressione ungherese e il XX Congresso del PCUS, attraversa una fase di stasi e di “desistenza rivoluzionaria”, mentre la Chiesa cattolica mantiene un ruolo dominante ma sempre più contestato.
"Rileggendo 'La religione del mio tempo' l'impressione è quella di un grande poeta che abbia posto il tema dei limiti della poesia verso la vita, in un mondo che non sa più che farsene né della poesia né dei poeti. Pasolini, scegliendo la compromissione con la realtà, si è tenuto al corpo vivo della propria singolarità, narrandone l'urto con la storia. Ha rifiutato il privilegio lirico, mettendosi in discussione come singolo anonimo e comune, prendendo su di sé, insieme alla grazia e a una squisitezza che possedeva d'elezione, tutta la nostra storica miseria individuale e di popolo. Ha deluso, è andato in una direzione contraria alla politica e alla cultura istituite e d'opposizione"
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da La religione del mio tempo
Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l'Europa tremò nella più morta vigilia.
- Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
- ma nazione vivente, ma nazione europea:
- e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
- governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
Vorrei aggiungere però una cosa. Nulla muore mai in una vita. Tutto sopravvive. Noi, insieme, viviamo e sopravviviamo. Così anche ogni cultura è sempre intessuta di sopravvivenze. Nel caso che stiamo ora esaminando, ciò che sopravvive sono quei famosi duemila anni di imitatio Christi quell'irrazionalismo religioso. Non hanno più senso, appartengono a un altro mondo, negato, rifiutato, superato: eppure sopravvivono. Sono elementi storicamente morti ma umanamente vivi che ci compongono. Mi sembra che sia ingenuo, superficiale, fazioso negarne o ignorarne l'esistenza. Io, per me, sono anticlericale (non ho mica paura a dirlo!), ma so che in me ci sono duemila anni di cristianesimo: io coi miei avi ho costruito le chiese romaniche, e poi le chiese gotiche, e poi le chiese barocche: esse sono mio patrimonio, nel contenuto e nello stile. Sarei folle se negassi tale forza potente che è in me: se lasciassi ai preti il monopolio del Bene.
«Prima gli uomini e le donne delle borgate non sentivano nessun complesso d’inferiorità per il fatto di non appartenere alla classe cosiddetta privilegiata. Sentivano l’ingiustizia della povertà, ma non avevano invidia del ricco, dell’agiato. Lo consideravano, anzi, quasi un essere inferiore, incapace d’aderire alla loro filosofia. Oggi, invece, sentono questo complesso d’inferiorità. Se osserva i giovani popolani vedrà che non cercano più di imporsi per quello che essi sono, ma cercano invece di mimetizzarsi nel modello dello studente, addirittura si mettono gli occhiali, anche se non ne hanno bisogno, per avere un’aria da “classe superiore”».
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| Presso Biblioteca Nazionale Centrale - Roma. |
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| Presso Biblioteca Nazionale Centrale - Roma. |
"I fascisti rimproverano per esempio a una mia poesia (epigramma intitolato Alla mia nazione) di essere offensiva alla patria, fino a sfiorare il reato di vilipendio. Salvo poi a perdonarmi - nei casi migliori - perché sono un poeta, cioè un matto. Come Pound: che é stato fascista, traditore della patria, ma lo si perdona in nome della poesia-pazzia... Ecco cosa succede a fare discriminazione tra ideologia e poesia: leggendo quel mio epigramma solo ideologicamente i fascisti ne desumono il solo significato letterale, logico, che si configura come un insulto alla patria. Ma poi, rileggendolo esteticamente, ne desumono un significato puramente irrazionale, cioè insignificante. In realtà il momento logico e il momento poetico, in quel mio epigramma coesistono, intimamente e indissolubilmente fusi. La lettera dice, sì: la mia patria è indegna di stima e merita di sprofondare nel suo mare: ma il vero significato è che, a essere indegna di stima, a meritare di sprofondare nel mare, è la borghesia reazionaria della mia patria, cioè la mia patria intesa come sede di una classe dominante benpensante, ipocrita e disumana. [...] Per esempio, un epigramma intitolato Alla bandiera rossa. In esso delineo una tragica situazione di regresso nel sud (come si sa, coincidente con il progresso economico, almeno apparente, del nord) e concludo augurandomi che la bandiera rossa ridiventi un povero straccio sventolato dal più povero dei contadini meridionali. Forse per questo Salinari mi chiama, senza mezzi termini, senza appello, 'populista'".