"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
"Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte"
Pasolini sotto processo: verità negate e giustizia tradita
Il volume "Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte" a cura di Laura Betti, pubblicato per Garzanti nel 1977, si impone come opera fondamentale per comprendere la complessità della figura di Pier Paolo Pasolini e il clima storico-politico dell’Italia dalla metà degli anni Cinquanta fino alla tragica morte dell’intellettuale nel novembre del 1975.
La pubblicazione del volume nel 1977 avviene in un'Italia segnata da tensioni profonde e da un panorama politico-culturale straordinariamente conflittuale. Gli anni Settanta sono dominati dalla cosiddetta "strategia della tensione", dagli anni di piombo e da ondate di violenza e terrorismo sia di matrice neofascista sia di estrema sinistra, mentre lo Stato democratico si trova in una posizione ambigua, spesso stretto tra spinte riformatrici e tentazioni autoritarie. Il clima di quegli anni non costituisce soltanto il retroterra degli ultimi scritti pasoliniani, ma diventa anche la trama in cui si inserisce la sua persecuzione giudiziaria, la censura e la costante attenzione della magistratura e delle forze dell’ordine. Il volume si fa testimone delle dinamiche repressive e delle manipolazioni mediatiche a cui fu sottoposto l’intellettuale, restituendo l’immagine di un’Italia in cui la libertà d’espressione e la differenza – sociale, politica, sessuale – erano soggette a forti pressioni.
Il libro nasce pochi mesi dopo la morte di Pasolini ad opera di Laura Betti, attrice, cantante, musa e infine custode della memoria pasoliniana. Al cuore della curatela c’è un atto di amore e di testimonianza: Betti, «autoproclamatasi “vedova”», raccoglie contributi di amici, intellettuali, giuristi, magistrati, insieme a documenti giudiziari, lettere e scritti pasoliniani di straordinaria importanza per la conoscenza dell’uomo e del poeta. La struttura collettanea e polifonica – con la presentazione di Betti e la prefazione di Alberto Moravia – determina la fisionomia di un’opera a più voci, che rifiuta la tentazione della biografia o dell’apologia, preferendo la stratificazione di testimonianze, documenti e interventi critici per intessere un racconto corale, capace di restituire la densità tragica delle vicende giudiziarie e umane di Pasolini. La figura di Laura Betti emerge come quella di una "vestale" della memoria pasoliniana: la sua dedizione illimitata si trasforma in una vera e propria azione culturale e politica, attraverso la fondazione del Fondo Pasolini e la cura del patrimonio documentario e audiovisivo, come raccontato anche da numerose analisi e testimonianze successive.

