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giovedì 13 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini: Datemi una strega tutta colorata - Una strana intervista rilasciata a Maurizio Ponzi - Vie Nuove, numero 50, 15 dicembre 1966, da pag. 50 a pag. 54

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini: Datemi una strega tutta colorata
Una strana intervista rilasciata a Maurizio Ponzi

Vie Nuove
numero 50
15 dicembre 1966
da pag. 50 a pag. 54

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


 Su Pier Paolo Pasolini non si è mai aggiornati. Non si fa in tempo a sapere che dirige un episodio del film Le streghe che eccolo già in partenza per il Marocco, per girare Edipo, sempre dopo l'America, per un giro di conferenze nelle università. E poi c'è un non tanto improvviso amore per il teatro, sta lavorando a più di una commedia (ma difficilmente le darà ad attori italiani, forse le tradurrà in francese, il timore per la lingua morta, assurda, convenzionale degli attori di prosa italiani è troppo grande), e stava per debuttare nella regia teatrale, Il mondo è quello che è, solo l'impazienza di Moravia lo ha per ora dispensato.

I lettori conoscono bene Pasolini. Bene in modo particolare perché la rubrica che egli ha tenuto sul settimanale per tanto tempo, era un po' come un'intervista permanente che lo rivelava compiutamente in quanto intervista a «totale». Si trattasse di politica, di ideologia, di cinema, di letteratura, di poesia, o più semplicemente, di un consiglio, il tono di Pasolini veniva fuori con una sua pacata e ingenua spregiudicatezza. E a parlarci si sente che è lo stesso Pasolini, si ha l'impressione che in lui non ci sia differenza fra lingua scritta e lingua parlata. Forse per questo fa il cinema, l'unico mezzo d'espressione che gli appaia capace di dire direttamente. «L'azione stessa che parla».

Che cos'è La terra vista dalla luna, l'episodio diretto per Le streghe?

Pasolini ci risponde: 

«E' una favola picaresca che nasce dal rimpianto di non aver fatto di Uccellacci e uccellini un film più puro, isolando Totò e Ninetto. Ho capito dopo che la poesia di Uccellacci sono loro due, il loro stare insieme, il modo di camminare ».

mercoledì 12 novembre 2025

Un corvo ideologo finisce mangiato: Pier Paolo Pasolini, Uccellacci e Uccellini - A. Trombadori, Vie Nuove, numero 20, 19 maggio 1966, pag. 56

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Un corvo ideologo  finisce mangiato

Pier Paolo Pasolini

Uccellacci e Uccellini

 A. Trombadori

Vie Nuove

numero 20

19 maggio 1966

pag. 56

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Dove va il mondo? Boh...! 

Mao Tse-tung.

 

Con questa epigrafe satirica ma agghiacciante ha inizio il film di Pasolini Uccellacci e Uccellini.  L'attribuzione forzata di una simile frase al capo della rivoluzione cinese, contiene già tutto intiero il senso dello stile e del contenuto della più recente fatica cinematografica del poeta-regista. Uno stile che egli ha felicemente chiamato « ideo-comico », un contenuto che sembra come nutrito di quella proposizione di Engels nella quale è detto: « Tutto ciò che esiste è degno di perire ». Invano però si cercherà in Uccellacci e Uccellini quell'atteggiamento « rabbioso » o, all'occorrenza, flebilmente evasivo che da tante parti ci viene proposto come sola alternativa possibile alla confusione attuale. Al contrario, il piglio del film di Pasolini è quello della certezza. Di due cose fondamentali Uccellacci e Uccellini vuole renderci socraticamente edotti: che non sappiamo e che dobbiamo sapere. Pasolini perciò, ad onta del dato di partenza che sembrerebbe consigliare soluzioni unicamente irrazionaliste (nel momento in cui tace la ragione il solo rimedio è quello di abbandonarsi nelle braccia dei mostri), rimane radicalmente e, si vorrebbe dire, ostinatamente, sul terreno dell'analisi dialettica, del ricorso alle armi della critica, insomma, della costatazione che quando insorge un conflitto fra la realtà e l'ideologia quel che occorre non è di far luogo a un qualsiasi pragmatismo ma di ritessere, al lume dei fatti, l'ideologia stessa. Che è quanto dire: distruggere la ideologia come falsa coscienza e fondare una nuova autentica coscienza della realtà. Non va oltre la segnalazione di tale stato di cose il film di Pasolini. Ma questa stessa segnalazione è già un modo di servirsi del dubbio per cessare di dubitare e per muovere verso la ricerca e l'azione. La vicenda, se di vicenda si può parlare, è collocata, come in una favola esopica o in un'operetta morale leopardiana o in un racconto gnomico alla Voltaire, fra il dato più grezzo della cronaca e il volo più elaborato dell'immaginazione. Cronaca e immaginazione si cibano reciprocamente di se stesse in modo tale che ogni situazione, ogni personaggio, ogni squarcio di ambiente e di paesaggio sembrano continuamente spostarsi sotto i nostri occhi dal fuoco di una meravigliosa lente di ingrandimento: ora, perciò, essi ci appaiono nelle loro dimensioni naturali, e si immiseriscono persino, ora assumono lo spessore, il gesto e la nobile aerea levità di veri e propri simboli storici.