Benvenuto/a nel mio blog

Benvenuto nel blog

Questo blog non ha alcuna finalità di "lucro".
Viene aggiornato di frequente e arricchito sempre di nuovi contenuti, anche se non in forma periodica.
Sono certo che navigando al suo interno potrai trovare ciò che cerchi.
Al momento sono presenti oltre 1800 post e molti altri ne verranno aggiunti.
Ti ringrazio per aver visitato il mio blog e di condividere con me la voglia di conoscere uno dei più grandi intellettuali del trascorso secolo.
Visualizzazione post con etichetta Tempo 1965. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tempo 1965. Mostra tutti i post

sabato 25 luglio 2020

Pasolini all'inferno - Corrado Stajani, Tempo, 3 febbraio 1965

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini all'inferno

Tempo, 3 febbraio 1965



E' pallido, tetro, con gli zigomi che spuntano dalla pelle tirata, gli occhi incavati, mobilissimi e febbrili, la faccia segnata da solchi profondi. Compito e attento, Pier Paolo Pasolini risponde alle domande con la quieta gentilezza di un primo della classe sicuro di se'. Ha un'aria stanca, annoiata. E' a Milano da più di una settimana: ha tenuto conferenze alle vecchie signore sui problemi della lingua; ha parlato del suo film, "Il Vangelo secondo Matteo", nei circoli di democrazia laica e in un dibattito organizzato dai gesuiti; ha discusso di letteratura alla comunista casa della cultura. Ha frequentato i salotti borghesi e quelli dei grandi industriali con le case gremite di credenze quattrocentesche e di quadri di Bacon; è stato il vero protagonista alla serata-happening - il teatro che si fa da sè - nello studio di un pittore: gli altri invitati - era di rigore per tutti un peplo di tela bianca senza tasche - cucinavano spaghetti, bruciavano incenso, discorrevano di Trotski e della rivoluzione.
E in tutti questi posti, salotti, teatri, studi, lo scrittore è sempre comparso al centro di una breve processione: l'apriva facondo e grasso, con la testa a uovo, tutto chiuso in un cappottone giallo, il poeta Francesco Leonetti che nel "Vangelo" fa la parte di Erode; seguiva Pasolini, intimidito dagli sguardi, con il suo viso di statua gotica di legno che si accorda male al corpo piccolino e fragile; chiudeva la fila, quasi nascosto dietro le spalle dei due scrittori, un giovane delle borgate romane - attore anche lui del "Vangelo" nella parte di un pastorello ricciuto, imbarazzato, gli occhi ridenti e forse ironici.
Siamo ora nella hall di un grande albergo: nel salone accanto hanno appena installato le passerelle per una sfilata di moda; i lifts vanno e vengono tra le poltrone e i divani, vestiti di celeste, con i berrettini tondi e bassi; si sentono i rumori dei tram che corrono verso la Scala, e che giungono fin qui smorzati dai tappeti soffici. Pasolini siede in un angolo, proprio sotto una grande lampada: ha la sua solita faccia tirata, colma di un'angoscia che dà angoscia e che fa sentire in colpa chi è allegro, in pace col mondo. Il discorso va avanti lento, faticoso, impacciato. Pasolini è di legno anche lui come la sua testa gotica: non fa concessioni, forse ha finalmente imparato a difendersi.

« In questi anni - gli dico - oltre che poeta, scrittore e regista, lei è stato spesso protagonista della cronaca nera. Ed è stato al centro di vere e proprie persecuzioni ideologiche e private. Ma non ha aggravato la sua spiacevole situazione compiacendosene, esibendosi, insomma? ».

« No, no - risponde seccamente lo scrittore, ma con una sfumatura di voce che mi sembra accorata; - io non sono responsabile del mio inconscio. Ma per quanto riguarda la mia coscienza dovrei dire che non è vero: in questi anni ho avuto, sempre e soltanto, una disperata volontà di stare tranquillo e in pace. Non ho commesso niente di cui debba pentirmi, non mi sono esibito».