Benvenuto/a nel mio blog

Benvenuto nel blog

Questo blog non ha alcuna finalità di "lucro".
Viene aggiornato di frequente e arricchito sempre di nuovi contenuti, anche se non in forma periodica.
Sono certo che navigando al suo interno potrai trovare ciò che cerchi.
Al momento sono presenti oltre 1800 post e molti altri ne verranno aggiunti.
Ti ringrazio per aver visitato il mio blog e di condividere con me la voglia di conoscere uno dei più grandi intellettuali del trascorso secolo.
Visualizzazione post con etichetta Atti processo omicidio Pasolini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Atti processo omicidio Pasolini. Mostra tutti i post

mercoledì 1 maggio 2019

Omicidio Pasolini - Sentenza della Corte d'Appello 4 dicembre 1976

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Omicidio Pasolini
Sentenza della Corte d'Appello 4 dicembre 1976

[...] In sostanza ogni strada è stata percorsa tutte le indagini ragionevolmente possibili sono state svolte e hanno avuto esito negativo, come risulta dai relativi atti allegati al processo [...] Nessun elemento è emerso che potesse essere utilmente fatto oggetto di ulteriori accertamenti da parte del Tribunale, e che possa ora giustificare l'avvio di una attività istruttoria da parte della corte. Non sono ravvisabili, in definitiva, lacune di sorta negli accertamenti compiuti in primo grado, cui occorra rimediare attraverso una rinnovazione di indagini, la quale non soltanto sarebbe quanto mai aleatoria e riferibile – al di fuori della funzione del dibattimento – a oggetti privi di sufficiente concretezza, ma non potrebbe consistere che nella negativa ripetizione di tentativi di ricerca già inutilmente compiuti.
[...]
la corte non ritiene di dover procedere a una più estesa analisi dell'intera narrazione dell'imputato – che pure presenta non pochi elementi di inattendibilità – ma di dover prima tentare di accertare se egli abbia agito da solo, come si sostiene nei motivi d'appello, oppure insieme ad altri, come ha affermato la sentenza impugnata. Quest'accertamento, se dovesse concludersi nel secondo senso, sarebbe infatti risolutivo quanto alla natura dolosa del fatto.
Va ancora una volta ribadito che nessun dubbio consistente circa la partecipazione di terzi al delitto trae origine da elementi o da seri sospetti ricavabili da dati diversi da quelli offerti dal racconto dell'imputato e dall'analisi dei reperti, delle tracce, dei risultati delle perizie: cosicché si tratta di vagliare se questi dati giustificano le deduzioni attraverso le quali il Tribunale è giunto a una ricostruzione del delitto implicante il concorso di altre persone.
Un elemento essenziale di tale ricostruzione è la scissione della vicenda in due fasi ben distinte, la prima delle quali – secondo la sentenza impugnata – si sarebbe svolta vicino alla porta del campo di calcio, la seconda nel luogo in cui il corpo di Pasolini tu ritrovato. A questo riguardo il Tribunale attribuisce determinante valore al rinvenimento della camicia di Pasolini nella primi zona, e inoltre al fatto che sul terreno dell'area di rigore furono rilevate impronte di scarpe con suola gommata (probabilmente scarpe da tennis) sicuramente non appartenenti né a Pelosi né a Pasolini, e insieme a esse altre numerose impronte denuncianti che nell'area della porta vi fu quella notte un notevole movimento di persone. Vari indizi portano poi a ritenere che il bastone e la tavola siano stati usati soltanto all'ultimo momento
[...]
La corte rileva in contrario un primo dato di grande importanza e dal Tribunale taciuto: ed è che nella zona attorno alla porta del campo di gioco e al punto in cui la camicia rimase abbandonata non è stata trovata la minima traccia di sangue. Se si considera che avrebbe dovuto trattarsi (dato lo stato in cui fu rinvenuta la camicia) di perdite di sangue abbondanti, le quali certamente avrebbero lasciato tracce vistose sul terreno, si può subito negare con tutta sicurezza che vi sia stata una prima aggressione nel modo e nel luogo ritenuti dal Tribunale.
Per di più alle impronte di scarpe gommate, le quali avrebbero costituito un elemento di per sé decisivo se si fosse potuto stabilire che furono lasciate contestualmente alla vicenda delittuosa, non è invece possibile attribuire alcun rilievo indiziario. La sentenza impugnata si dà carico di escludere che le impronte potessero essere state lasciate sul terreno dopo il delitto (e in particolare da un gruppo di ragazzi che giocarono a pallone nella mattinata del 2 novembre, ma quando i rilievi della polizia erano già stati eseguiti); trascura però di domandarsi se non potessero essere state lasciate prima, e precisamente nel corso della giornata festiva del 1°novembre, in cui è probabilissimo che il campo di calcio fosse stato frequentato da giovani giocatori, come fa ritenere il fatto che sul posto fu rilevata la confusa presenza anche di moltissime altre impronte. Così stando le cose, e non essendo stato possibile escludere che queste altre numerose impronte fossero state lasciate in ore precedenti e tanto meno attribuirle soltanto a Pelosi e Pasolini, non si può assegnare alle impronte di scarpe gommate, solo perché isolabili per la loro peculiarità, alcun significato.
Approfondendo l'analisi delle deduzioni del Tribunale, si deve poi rilevare che appare difficilmente spiegabile perché mai l'uso iniziale di strumenti di offesa più consistenti ed efficaci, che sarebbero stati sufficienti a far stramazzare la vittima, avrebbe dovuto essere seguito dall'impiego di strumenti meno efficienti (e che peraltro i periti hanno giudicato perfettamente idonei a provocare le lesioni riscontrate). Se ne deduce che la scissione dell'aggressione in due distinte fasi sarebbe resa meno verosimile dall'uso dei mezzi supposti dal Tribunale: ma più in generale essa appare meno verosimile in rapporto all'ipotesi stessa della presenza di più aggressori, i quali è difficile credere che avrebbero concesso a Pasolini una tregua sufficiente per sfilarsi la camicia e asciugarsi il sangue, o ai quali certo più difficilmente egli sarebbe riuscito per qualche tempo a sfuggire. Cosicché l'episodio della camicia, pur restando oscuro per più aspetti, s'accorda meglio con l'ipotesi che Pasolini e Pelosi siano stati soli a fronteggiarsi, e non può essere affatto utilizzato per desumerne la partecipazione di terzi all'aggressione.
Gli altri elementi che la sentenza impugnata ha considerato come indizi del concorso di più persone sono i seguenti:
- nell'automobile di Pasolini furono rinvenuti un golf verde e un plantare per scarpa destra non appartenenti né a lui né al Pelosi;
- non furono rinvenuti il pacchetto di sigarette e l'accendisigari che il Pelosi, prima di scendere dall'auto insieme a Pasolini, posò sul portaoggetti situato vicino al cambio;
- sul tetto della macchina furono rinvenute, dalla parte del passeggero, incrostazioni di sangue di Pasolini: nessuna traccia di sangue di Pasolini fu invece rinvenuta dall'altro lato dell'automobile, né, soprattutto, sul volante;
- troppo scarse furono le tracce di sangue rimaste addosso a Pelosi, in rapporto all'entità delle emorragie subite da Pasolini e alle modalità della colluttazione descritte dall'imputato; troppo scarse ugualmente, le lesioni riportate da Pelosi, in confronto a quelle riportate da Pasolini;
- il calcio ai testicoli fu troppo violento e preciso per poter essere stato assestato durante una colluttazione a due, svoltasi a distanza ravvicinata;
- un pezzo del paletto e un frammento della tavola furono entrambi trovati sotto il corpo di Pasolini (il che fa pensare a un uso
contemporaneo dei due legni da parte di più persone); l'altro pezzo del paletto e i due della tavola furono trovati a notevole distanza fra loro (il che fa pensare che siano stati presi e gettati via da persone diverse, anche perché la tavola, più insanguinata, avrebbe lasciato su Pelosi maggiori tracce di sangue);
- il tempo di circa un'ora fra l'arrivo all'Idroscalo e l'arresto dell'automobile da parte dei Carabinieri non poté essere tutto impiegato nel modo raccontato da Pelosi (il che fa presumere che il tempo vuoto sia stato utilizzato per decidere una comune linea di condotta tra le più persone che avevano partecipato all'aggressione).
Ancora una volta gli elementi che potrebbero avere rilevanza decisiva – il plantare e il golf appartenenti a sconosciuti, rinvenuti nell'automobile – si rivelano in realtà privi di valore indiziario. La loro importanza dovrebbe desumersi, nell'argomentazione del Tribunale, dal fatto che la mattina del 31 ottobre la cugina di Pasolini (teste Chiarcossi) ripulì sommariamente la macchina e non li notò. Ma è da ritenere che quando fece, secondo le sue parole, "un minimo di pulizia" della vettura (probabilmente, come ha detto in istruttoria, ma non sicuramente, il giorno 31), la teste non vide i due oggetti perché il plantare si trovava in posizione nascosta (cioè sotto il sedile del posto di guida) e perché il golf si trovava nel portabagagli (ove fu rinvenuto al momento dell'ispezione, e non sembra da ritenere più attendibile, come fa il Tribunale, il ricordo dei due Carabinieri che fermarono Pelosi, secondo i quali il golf sarebbe stato sul sedile posteriore insieme agli altri indumenti rinvenuti, giacché non si spiegherebbe perché durante le poche ore precedenti l'ispezione esso soltanto, e non gli altri oggetti di vestiario, sarebbe stato spostato nel bagagliaio). In ogni caso non sarebbe possibile escludere che il piantare e soprattutto il golf siano stati lasciati nell'autovettura da qualche accompagnatore di Pasolini dopo la ripulitura da parte della Chiarcossi, cioè nel corso delle giornate del 31 ottobre o dello stesso 1° novembre, durante il quale la macchina, secondo le dichiarazioni istruttorie della stessa Chiarcossi, fu usata due volte prima di sera. Senza dire che ben poco verosimile è che qualcuno abbia potuto togliersi il golf di dosso nella fredda notte del delitto; e inoltre i supposti complici, se veramente avessero freddamente concordato col Pelosi la linea di condotta immaginata dal Tribunale, avrebbero certamente avuto cura di non lasciare loro tracce sull'automobile.
Maggiore rilievo deve essere invece attribuito al mancato rinvenimento, nell'interno dell'autovettura e sul luogo del delitto, dell'accendisigari e del pacchetto di sigarette che Pelosi ha detto di aver lasciato nella macchina e che ricercò subito dopo l'arresto. In effetti, se egli li lasciò veramente sul portaoggetti della vettura, la loro sparizione non sarebbe facilmente spiegabile. Non può però escludersi che il ricordo dell'imputato non sia stato preciso, o il suo racconto non sia stato fedele, e che ad esempio egli abbia nuovamente fumato dopo essersi lavato le mani alla fontana e abbia smarrito i due oggetti in quel luogo, o che questi, caduti a terra sullo spiazzo dell'Idroscalo, siano stati prelevati da una delle persone che giunsero sul posto prima dell'arrivo della polizia. Deve anche osservarsi che l'ipotesi del prelevamento da parte di supposti complici non s'accorderebbe con l'atteggiamento tenuto da Pelosi quando fu fermato giacché egli si sarebbe ben guardato dal far balenare la possibilità che accendisigari e sigarette potessero essere stati presi da altre persone. Tutto ciò, peraltro, non toglie che la circostanza della sparizione desti qualche perplessità, anche se non è possibile ritenerla un indizio univoco nel senso voluto dal Tribunale.
- Attenta considerazione meritano poi, e soprattutto, la sproporzione fra le lesioni riportate da Pasolini e quelle riscontrate sull'imputato, la scarsità delle tracce di sangue di Pasolini sui vestiti di Pelosi, l'assenza di tracce di sangue di Pasolini sul volante e la presenza d'una traccia sul tetto dell'autovettura dal lato opposto a quello di guida, il rinvenimento di frammenti di due corpi contundenti sotto il corpo della vittima. Che questi elementi possano spiegarsi con l'ipotesi della partecipazione di più persone è indubbio; che ne siano indici sicuri e incontrovertibili è da negare. Il Tribunale ha fatto di essi una analisi acuta e dettagliata, senza però raffrontarli a sufficienza con l'ipotesi alternativa che Pelosi fosse solo, mentre è evidente che se con questa essi si mostrassero compatibili, la loro forza indiziaria (lei concorso ne sarebbe incrinata. Orbene, se si procede a questo necessario raffronto si deve ammettere che la detta compatibilità non può essere esclusa rispetto a nessuno degli elementi considerati.
Per quanto riguarda, in primo luogo, la sproporzione delle lesioni subite dai due contendenti, essa certo s'accorda malamente con la versione dell'imputato, ma può trovare piena spiegazione proprio ipotizzando che, invece che essere stato aggredito, sia stato lui ad aggredire Pasolini, cogliendolo di sorpresa e menomandone fin dall'inizio la capacità di difendersi. Questa supposizione non è affatto contraddetta, come invece si prospetta nella sentenza impugnata, dall'agilità e robustezza fisica di Pasolini, che peraltro era di complessione fisica assai minuta (59 kg di peso e 1.67 m di altezza), poiché Pelosi poté valersi non soltanto della maggiore vigoria della giovane età, ma verosimilmente d'una determinazione a offendere che in Pasolini mancò, e con tutta probabilità lo portò a colpire duramente per primo e d'improvviso. Cosicché, a questo riguardo perde altresì importanza stabilire se le due più rilevanti lesioni riscontrate su Pelosi gli furono prodotte da Pasolini o furono da lui riportate nel brusco arresto della macchina quando fu fermato dai Carabinieri.
[...]
Ciò che qui è da rilevare, a ogni modo, è che la lieve entità delle lesioni subite da Pelosi non è indice univoco della presenza di altre persone, ma al contrario – e a maggior ragione se le due lesioni più importanti furono da lui riportate nell'automobile – può convalidare l'ipotesi d'una aggressione improvvisa e violenta da parte sua, alla quale Pasolini non poté reagire in modo efficace.
Ciò vale anche a fornire una plausibile spiegazione della limitatezza delle tracce di sangue di Pasolini riscontrate su Pelosi. Queste tracce, in verità, non furono, sproporzionate a quelle rinvenute nell'ambiente circostante. E vero, infatti, che l'imbrattamento della camicia e le macchie sulle tavole e sul bastone dimostrano che Pasolini subì forti emorragie, ma il luogo del delitto non rimase cosparso di sangue in modo esteso (oltre alle chiazze sotto il corpo, soltanto tre piccole macchie e alcuni schizzi in zona, a circa sette metri dal cadavere, secondo la descrizione della polizia scientifica), cosicché non pare esatta l'affermazione della sentenza impugnata secondo cui le percosse con i corpi contundenti dovettero provocare veri e propri getti di sangue. D'altra parte sangue di Pasolini è stato rinvenuto sul polsino sinistro della maglia a carne di Pelosi, sulla parte terminale del suo pantalone destro e sotto la suola di una scarpa, e altre tracce possono essere state completamente eliminate con il lavaggio, senza che ne rimanessero residue sbavature. Senza dubbio l'imputato sarebbe rimasto sporcato in maniera più evidente se la lotta, com'egli ha dichiarato, si fosse svolta in fasi alterne con continui afferramenti, senza che fino all'ultimo egli riuscisse ad avere il sopravvento. Ma da ciò, come s'è detto, si può trarre la deduzione che egli abbia mentito intorno allo svolgimento della colluttazione, e non soltanto desumere che egli abbia avuto una parte secondaria nella vicenda e Pasolini sia stato colpito anche da altri.
Anche la presenza di una piccola traccia di sangue di Pasolini sul lato destro del tetto dell'autovettura (immediatamente al di sopra dello sportello posteriore) e l'assenza di tracce sul volante possono spiegarsi in modo diverso da quello supposto dal Tribunale. Anzitutto può ipotizzarsi che Pelosi, lasciato Pasolini esanime al suolo e direttosi nuovamente verso l'area della porta, abbia urtato contro il tetto dell'autovettura.
[...]
Che poi il volante non sia rimasto sporco di sangue di Pasolini può spiegarsi pensando che Pelosi ne fosse imbrattato solo al dorso delle mani e non sulle palme – cosa del tutto verosimile se durante l'intera aggressione egli continuò a stringere nelle mani uno dei corpi contundenti, con cui può anche aver cagionato lo strappo della ciocca di capelli rinvenuta sul terreno – oppure che si fosse in qualche modo ripulito strofinando le palme sulla camicia di Pasolini o più probabilmente sullo straccio celeste, trovato in terra sporco di sangue di Pasolini, oppure ancora che prima di salire in macchina abbia indugiato i pochi minuti sufficienti a far coagulare le macchie che avesse avuto sulle palme, o infine che le incrostazioni rimaste sul volante siano state asportate dal successivo attrito delle mani di Pelosi stesso e di chi guidò poi la macchina fino alla caserma.
Le possibili spiegazioni, tutte ragionevoli, sono dunque più d'una, e per conseguenza a quella prospettata dal Tribunale non può essere attribuito il preteso valore.
La stessa cosa è da dire quanto alla contemporanea presenza di frammenti dei due corpi contundenti sotto e intorno al corpo di Pasolini. Anche a questo riguardo la supposizione fatta nella sentenza impugnata, che i due legni siano stati usati nello stesso tempo da diverse persone, è in astratto ammissibile, ma non può escludersi che sia stato soltanto Pelosi ad adoperarli nello stesso luogo in tempi consecutivi, tanto più se la vittima, già raggiunta dai calci ai testicoli, era ormai già immobilizzata e probabilmente in ginocchio, fino a quando, colpita ancora ripetutamente, cadde bocconi.
[...]
Da ultimo la corte deve attribuire mero valore congetturale alle induzioni che la sentenza impugnata vuole trarre dalla precisione e violenza del calcio ai testicoli, che sarebbe stato inferto da uno dei complici mentre Pasolini veniva tenuto da altri, e dal tempo di circa un'ora trascorso fra l'arrivo all'Idroscalo e l'arresto dell'imputato, che sarebbe stato in buona parte impiegato dai concorrenti per decidere il da farsi dopo il delitto. Trattasi in verità di illazioni che non sono suffragate da alcun elemento, non potendosi escludere che Pelosi sia riuscito a colpire Pasolini al basso ventre quando l'altro non se l'aspettava, né essendo in alcuna maniera individuabili i risultati della supposta concertazione, che del resto troverebbe spiegazione in una ricostruzione dei tempi basata sul racconto di Pelosi, per altri versi dimostratasi non credibile.
L'ipotesi del concorso appare poi improbabile per alcune considerazioni di carattere generale.
Innanzitutto non è facile ipotizzare che Pelosi e Pasolini siano stati preceduti o seguiti sul luogo del delitto da terze persone. I sospetti dovrebbero restringersi (com'è prospettato anche nella sentenza impugnata) agli amici con cui Pelosi si trovava al momento dell'incontro con Pasolini, perché questi soltanto avrebbero potuto sapere da Pelosi in quale luogo lui e Pasolini sarebbero andati, e là attenderli o raggiungerli, oppure avrebbero potuto seguire la macchina di Pasolini fino all'idroscalo
Secondo la prima ipotesi, l'informazione avrebbe potuto essere data da Pelosi quando egli ritornò a piazza dei Cinquecento, dopo circa mezz'ora, per richiedere al Seminara le chiavi di casa (e in quel momento la scelta dell'Idroscalo avrebbe già dovuto essere stata concordata con Pasolini). Stando invece alla seconda ipotesi, gli amici di Pelosi avrebbero dovuto porsi all'inseguimento della macchina di Pasolini, arrestarsi e attenderla durante le soste, non perderla di vista fino all'Idroscalo.
Ma se la prima alternativa fosse vera, cioè se il piano criminoso fosse stato concordato quando Pelosi ritornò indietro, è da credere che tutti avrebbero taciuto di questo ritorno, che invece fu subito dichiarato sia da Pelosi sia dai suoi amici uditi come testi. Se invece i compagni di Pelosi avessero deciso di seguire i due, è da supporre che l'inseguimento sarebbe incominciato subito, senza che il gruppo si intrattenesse ancora per più di mezz'ora, come fece, in piazza dei Cinquecento. Se poi la decisione dell'inseguimento fosse stata presa dopo il ritorno di Pelosi, ancora una volta varrebbe l'osservazione che verosimilmente questo ritorno non sarebbe stato confessato.
D'altra parte, con riferimento alla prima ipotesi, deve osservarsi che è molto più verosimile che sia stato Pasolini, da cui era provenuto l'invito, a scegliere il luogo di destinazione, quasi certamente a lui noto per averlo frequentato altre volte (così come scelse la trattoria per la cena, dove, a detta del teste Panzironi, si era più volte recato), mentre nessun elemento è emerso da cui possa desumersi che Pelosi lo conoscesse. (La contraria illazione che il Tribunale ha voluto desumere dal fatto che Pelosi, quando volle lavarsi le mani e i vestiti, arrestò l'automobile prima della piazza in cui si trovava la fontana, appare arbitraria, posto che si trattò di una distanza di pochi metri, appena dieci o quindici dalla fontanella, e l'imputato è credibile quando dichiara che decise di non parcheggiare la macchini rubata nella piazza perché temeva che qualcuno lo vedesse). [...]
Con riferimento all'ipotesi dell'inseguimento deve invece rilevarsi anche l'improbabilità che gli inseguitori, rimasti all'esterno della trattoria in attesa che Pasolini e Pelosi finissero la cena, non siano stati notati dal trattore che accompagnò i due clienti all'uscita del locale (teste Panzironi), né successivamente, al distributore di benzina, dall'altro automobilista sopraggiunto (teste De Angelis). Con riferimento all'una e all'altra ipotesi non può poi non rilevarsi che se è vero che Pasolini, come afferma la sentenza impugnata, aveva motivi di diffidenza verso i compagni di Pelosi, egli non avrebbe mancato di mettersi in sospetto e invertire la marcia notando le luci del veicolo inseguitore. Inoltre è assai importante la circostanza che nessuna traccia di veicoli, oltre quelle ben evidenti lasciate dall'auto di Pasolini, sia stata trovata sul terreno dell'Idroscalo.
Quanto alla conciliabilità dell'ipotesi del concorso con l'atteggiamento tenuto dal Pelosi dopo l'omicidio, le ragioni di dubbio sono molteplici. In primo luogo non pare credibile che Pelosi non avrebbe lasciato il luogo del delitto insieme con i suoi complici, a bordo del veicolo o dei veicoli da loro utilizzati per arrivare sul posto. Anche se si temeva che Pelosi avrebbe potuto alla fine essere rintracciato attraverso le testimonianze del De Angelis e del Panzironi, per le autorità inquirenti egli sarebbe stato l'unico addentellato per poter giungere all'identificazione dei concorrenti, e costoro avrebbero avuto tutto l'interesse a occultare ogni connessione fra lui e il delitto, in primo luogo non esponendolo a essere trovato in possesso dell'automobile di Pasolini. Se poi nel piano comune fosse rientrato anche il furto dell'autovettura, o se per altra non comprensibile ragione si fosse deciso di far esporre Pelosi all'arresto, concordandosi che avrebbe allora dovuto raccontare di essersi difeso perché era stato aggredito, ebbene in tal caso Pelosi, per essere credibile, avrebbe subito dovuto avanzare questa versione una volta arrestato.
[...]
In definitiva, le conclusioni che da tutta la disamina che precede la corte trae intorno alla possibilità della partecipazione di altre persone al delitto, anche se non possono essere espresse in termini di totale e assoluta certezza, sono tuttavia sufficientemente tranquillanti, e possono essere riassunte come segue:
a) Un primo punto è certo, ed è che non può assolutamente essere condivisa, e anzi deve essere considerata ingiustificata alla luce di una più approfondita e completa analisi dei fatti, la sicurezza con cui il giudice di primo grado ha affermato l'esistenza del concorso di persone. Non esiste infatti alcuna prova fisica della presenza di terzi sul luogo del delitto: ma non esiste neppure quella molteplicità di indizi seri e concordanti, per la quale i singoli elementi, pur se dubbi o insufficienti ove presi singolarmente, acquisterebbero forza probante proprio in virtù della loro coesistenza. I dati che il Tribunale ha considerato imponenti e univoci, e dunque decisivi anche perché collegati all'esistenza di prove positive della presenza di altre persone, sono invece per la massima parte – come s'è visto ampiamente – inesistenti o labili, e per la parte residua privi di univocità, cioè perfettamente compatibili anche con l'ipotesi che Pelosi abbia commesso da solo il delitto.
b) La valutazione complessiva delle circostanze, dei tempi, delle possibilità in genere del raggiungimento del luogo del delitto da parte di altre persone, la mancanza di tracce della presenza di altri sul luogo del delitto, nonché la supposizione del comportamento successivo che i concorrenti, compreso il Pelosi, avrebbero ragionevolmente dovuto tenere, portano a escludere, piuttosto che ad ammettere, l'ipotesi del concorso. Certo, la possibilità che chi ha commesso un omicidio tenga atteggiamenti irragionevoli non può essere negata, ma la cosa è meno verosimile quando si tratti di un delitto preordinato da più persone, che denuncia maggiore freddezza di propositi e quindi maggiore capacità, almeno da parte di qualcuno dei compartecipi, di concepire e imporre la condotta che meglio possa servire ad assicurare l'impunità. Ciò che deve recisamente escludersi, a ogni modo, è che il comportamento tenuto da Pelosi dopo il delitto possa essere meglio spiegato – come si pretende nella sentenza impugnata – se lo si collega alla complicità di altre persone.
c) Restano tuttavia alcuni lievi margini di dubbio sul concorso di terzi, nascenti da alcune lacunosità del racconto di Pelosi e dalla astratta possibilità di interpretare in maniera diversa alcune delle circostanze sopra esaminate: in particolare la sparizione dell'accendisigari e delle sigarette, il ritrovamento di pezzi del bastone e insieme della tavola sotto il corpo di Pasolini, la sproporzione fra le lesioni subite dalla vittima e quelle riportate dall'imputato: e insieme a esse la ciocca di capelli ritrovata prima del punto in cui Pasolini cadde, che potrebbe far pensare che egli sia stato afferrato mentre fuggiva: la stessa distanza fra l'automobile e il punto di caduta, che pure potrebbe essere attribuita a un tentativo di fuga. Trattasi però di circostanze che possono tutte trovare spiegazioni anche escludendo che Pelosi fosse con altri, e dunque non costituiscono indizi univoci del concorso di persone.
In definitiva, esprimendo il proprio definitivo giudizio sull'ipotesi del concorso di altri nell'omicidio, la corte afferma di ritenere estremamente improbabile, per tutte le cose dette, che Pelosi possa avere avuto uno o più complici.
Quanto alle conseguenze giuridiche ditale residua e pur marginale incertezza, esso impedisce certo di affermare che su tutte le modalità del delitto si sia potuto fare piena luce (ciò che del resto era tanto più vero secondo la tesi della sentenza impugnata, la quale dal suo punto di vista non ha certo potuto chiarire quale sarebbe stato il numero dei concorrenti, quale la concreta partecipazione di ognuno, quale la ragione del supposto concerto criminoso), ma non ha influenza sul l'accertamento della responsabilità dell'imputato, accertamento che non rimane pregiudicato – come s'è detto a proposito della correlazione fra accusa e sentenza – dal lieve dubbio residuale che Pelosi possa avere ucciso Pasolini anche con l'aiuto di terzi.
In linea giuridica, invero, vale il principio che quando il giudice non arriva ad appurare in maniera totale e dettagliata ogni modalità del fatto criminoso, non ne rimane perciò incrinato il giudizio di colpevolezza ove sia dissolto ogni dubbio sugli elementi essenziali dell'azione e sul rapporto di causalità fra l'azione stessa e l'evento: in particolare, poiché nel diritto penale la concausa è trattata come causa, la residua incertezza che non sia stato possibile sciogliere intorno al carattere concorrente o esclusivo dell'azione non influisce sull'accertamento del nesso di causalità. Mentre l'opinione che Pasolini fosse stato vittima di più persone aveva facilitato al Tribunale il proprio giudizio sulla colpevolezza dell'imputato, essendo implicito nella partecipazione di più complici il carattere doloso dell'azione di tutti i compartecipi, la corte deve ora giudicare della colpevolezza muovendo dal presupposto che Pelosi agì da solo: ma ritiene ugualmente, con tranquilla coscienza, che non possa aversi alcun dubbio sulla natura dolosa dell'azione dell'imputato e sull'assenza di cause di giustificazione.
Alla formazione di questo fermo convincimento valgono già gran parte dei rilievi fin qui fatti, e innanzitutto l'acclarata falsità del racconto dell'imputato, che certamente non appare attribuibile, se collegata con i dati obiettivi, a un maldestro tentativo di difesa.
S'è visto che la narrazione di Pelosi s'è rivelata anzitutto menzognera in rapporto alla circostanza della camicia e dell'effetto dei calci ai testicoli. Ma le sue menzogne non finiscono qui. È falsa, in primo luogo, l'affermazione che egli non sapeva di essersi accompagnato con Pasolini. In piazza dei Cinquecento lo scrittore era stato riconosciuto dagli amici dell'imputato, due dei quali avevano anche conversato con lui, gli avevano proposto un giro in macchina e scherzando gli avevano chiesto una particina in un film. Sia i due sia il Seminara dissero a Pelosi che l'uomo della macchina era Pasolini.
[...]
Le menzogne sulla conoscenza dell'identità di Pasolini e delle sue tendenze sono evidentemente un accorto tentativo di non far apparire che egli aveva accettato l'idea delle prestazioni sessuali che poi sostenne di non aver voluto, e per opporsi alle quali avrebbe reagito. L'imputato si è reso ben conto che la sua versione d'essersi difeso contro un'aggressione alla libertà sessuale sarebbe stata in contraddizione con un suo iniziale consenso a rapporti sodomitici indifferenziati, e ha contestato ogni elemento da cui quel consenso potesse implicitamente apparire.
[...]
Quanto alla materialità dell'aggressione, che secondo l'imputato sarebbe stata tale da giustificare la propria violenza difensiva, la corte rileva che se si ricerca a fondo nel suo racconto, anche senza voler tener conto delle incongruenze di cui è infrcito, in quale modo l'aggressione stessa si sia estrinsecata, non si trova nulla che possa far credere che la libertà sessuale dell'imputato o la sua integrità fisica siano state veramente messe in pericolo o siano potute a lui apparire gravemente minacciate.
[...]
È ben vero che qualche lesione Pelosi l'ha riportata, e dunque un qualche scambio di colpi fra lui e Pasolini ci deve essere stato:
ma la sola ipotesi che appare verosimile, data la sproporzione delle conseguenze dall'uno e dall'altro subite e date le caratteristiche di molte delle lesioni riscontrate sul corpo di Pasolini (contusioni a carico dell'avambraccio e del dorso delle mani, che secondo i periti denotano un atteggiamento difensivo), è che Pasolini si sia limitato a cercare di difendersi, e se pure raggiunse Pelosi con qualche percossa, lo fece soltanto per contrastare un attacco, senza avere l'intenzione o la possibilità di arrecare grave offesa e probabilmente incredulo delle reali intenzioni dell'altro, venendo ben presto raggiunto da colpi di calci ai testicoli che gli tolsero ogni capacità di resistere. Ciò è convalidato dal fatto che sul paletto sono stati trovati soltanto sangue e capelli di Pasolini, il che da un lato fa escludere che il legno sia stato da lui stesso usato, o semmai soltanto in una fase iniziale e (data la friabilità) senza particolare violenza, e dall'altro dimostra che Pelosi ebbe modo di adoperare entrambi i corpi contundenti, così come egli ha finito per ammettere (pur mentendo circa l'ordine del loro impiego, e mentendo altresì sul fatto che la tavola si sarebbe rotta a primo colpo, giacché tracce di sangue di Pasolini sono state trovate su entrambe le facce di tutti e due i pezzi) negli ultimi interrogatori.
In definitiva, la generale inattendibilità del racconto di Pelosi dimostrata dalle sue menzogne circa la camicia e circa le conseguenze dei calci ai genitali, l'incongruenza dei particolari da lui descritti, e infine l'analisi dei dati obiettivi portano a ritenere che quando i due finirono per trovarsi, per ragioni che rimangono non chiare, a una cinquantina di metri dall'automobile (ma occorre ricordare che in uno dei suoi interrogatori l'imputato ha dichiarato che Pasolini gli aveva proposto di fare un giretto) vi dovette essere fra loro una colluttazione durante la quale Pelosi riuscì ad afferrare Pasolini per i capelli [...] e a raggiungerlo con violenza ai testicoli. Subito dopo, mentre Pasolini era incapace di difendersi, lo colpì alla testa con il paletto; quindi prese la tavola e continuò a dar colpi con furiosa insistenza [...]
Nello stesso tempo, si deve affermare che dal racconto dell'imputato non appare verosimile che Pasolini abbia posto in essere un tentativo di violenza carnale o altra immotivata aggressione fisica [...j.
[...]
Infine, contro la tesi dell'aggressione si pone nettamente il comportamento successivo dell'imputato. A parte il fatto che la preoccupazione di disperdere i mezzi di offesa e di eliminare da sé ogni traccia di sangue coi lavaggio alla fontana, oltre che priva di giustificazione, sarebbe stata incompatibile con lo stato d'animo di chi avesse dovuto difendersi da una violenza, è certo che se Pelosi avesse agito per legittima difesa avrebbe mostrato ben diverso atteggiamento di fronte ai Carabinieri che lo fermarono: non avrebbe cercato di sfuggire loro per occultare il furto della macchina, avrebbe raccontato immediatamente l'accaduto, non avrebbe tentato di far apparire legittimo, come fece in un primo tempo, il possesso dell'automobile, e poi di far credere che se ne era impossessato in luogo e circostanze diversi [...]
Intorno alla propria consapevolezza che Pasolini fosse a terra esanime sulla strada percorsa dall'automobile l'imputato ha fornito versioni contraddittorie. Ha detto infatti in dibattimento «credevo che l'uomo si fosse rialzato e se ne fosse andato»; «ero sconvolto perché forse si era recato al commissariato a denunciarmi»; ma ha detto anche «avrei fatto una telefonata anonima perché qualcuno andasse a soccorrerlo»; «non volevo assolutamente confessare l'omicidio ai Carabinieri perché avevo paura che mi picchiassero»; «per scherzare dissi in carcere a un amico che avevo ammazzato Pasolini»; e in istruttoria aveva detto «di lì Pasolini non si mosse più»; «al mio vicino di cella dissi di avere ammazzato Pasolini perché pensavo che per tutte le botte che gli avevo dato e perché era rimasto lì fosse morto o potesse essere morto». Tale contrasto di dichiarazioni non sembra casuale, ma piuttosto diretto ad accreditare l'affermazione che quando ritornò verso la macchina egli era sconvolto e non fu più in grado di pensare o stabilire dove la sua vittima fosse o non fosse, non la vide più, non fu capace di rendersi conto che passando con l'auto avrebbe potuto investirla.
Ciò su cui, tuttavia, non può nutrirsi alcun dubbio è che l'imputato, quando cessò di vibrare colpi, per simulare un incidente o comunque confondere gli indizi, raccoglie i due pezzi della tavola e il pezzo più lungo del paletto (il più corto era rimasto sotto il corpo di Pasolini), raccoglie anche la camicia (non è infatti dubbio che questa deve identificarsi con lo "straccio o carta" di cui egli ha parlato, perché solo così si spiega che l'indumento sia finito accanto ai pezzi di tavola) pone attenzione a non insanguinarsi troppo e avvolge i pezzi di legno nella camicia, supera poi il punto in cui è l'automobile per andare a gettarli oltre la porta del campetto di gioco, in una zona erbosa e piena di detriti.
Successivamente, nonostante che non conosca il tipo di autovettura, riesce ad avviarla, ad accendere le luci, a compiere con precisione una manovra di retromarcia, passando sotto la porta larga non più di sei metri.
A questo punto la narrazione dell'imputato comprende due circostanze del tutto inattendibili: la prima è che egli avesse il volto e gli occhi coperti di sangue, tanto da rimanergliene ostacolata la vista; la seconda è che fosse partito "a tutto gas" (interrogatorio del 5 novembre) e che la macchina sbandasse perché non riusciva a dominarla (interrogatorio dibattimentale). La prima circostanza è certamente falsa, poiché – come si è visto – egli non aveva riportato alla testa alcuna lesione che potesse produrgli una abbondante emorragia, né poteva essersi imbrattato a tal punto il viso entrando in contatto con Pasolini (cosa di per sé da escludere alla luce dei rilievi sopra fatti intorno allo svolgimento della colluttazione) senza che anche i suoi indumenti ne rimanessero sporcati in modo molto più vistoso. La seconda circostanza non è credibile perché la presenza di profonde buche nel terreno (salvo che nell'ultimo tratto più vicino al punto in cui giaceva Pasolini), che anche a detta dell'imputato facevano sobbalzare la macchina, non consentiva di spingere ai massimo la velocità e perché le tracce rimaste sul terreno non denotano alcuno sbandamento, ma sono invece perfettamente rettilinee.
Quanto all'illuminazione del percorso, l'imputato ha in un primo tempo dichiarato che aveva acceso le luci (interrogatorio (lei 2 novembre), poi che non ricordava se aveva acceso i fari (interrogatorio del 15 novembre), quindi che era riuscito ad accendere i fari, e anche a riaccenderli dopo che essi si erano spenti durante la retromarcia (interrogatorio del 9 dicembre), infine (nel corso del dibattimento) che quando accese il quadro si accesero i fari, ma che non sapeva se fossero «le luci di posizione o altro».
Da tali dichiarazioni – le quali rivelano ancora una volta l'accortezza con la quale in dibattimento l'imputato ha cercato di attenuare, con parziali abili modificazioni, la portata di precedenti ammissioni – la corte trae la certezza che Pelosi non procedette con le insufficienti luci di posizione ma con i proiettori a luce abbagliante o anabbagliante, anche questi ultimi idonei, data la bassa velocità tenuta, a illuminare il corpo di Pasolini da una distanza sufficiente per riuscire a evitarlo.
Quanto a questa possibilità e alla conseguente volontarietà dell'investimento, la difesa ha preteso di attribuire molta importanza alla presenza di un'angolatura nella recinzione delimitante la strada, rasentando la quale l'automobile avrebbe necessariamente dovuto, seguendo un percorso rettilineo, passare sul punto in cui giaceva il corpo. Sta però di fatto:
a) che il corpo di Pasolini, posto in posizione obliqua rispetto all'asse stradale, aveva la testa a m 4,10 dalla recinzione delimitante la strada a sinistra secondo il senso di marcia dell'auto (e il tronco e le gambe a distanza ancora minore) e a m 8,50 dalla recinzione di destra:
b) che lo spigolo della recinzione di destra sopraddetto, oltre il quale la recinzione stessa subiva un'ampia rientranza, era a m 22-23 dal corpo:
c) che se dopo l'investimento l'auto avesse conservato la medesima direzione rettilinea, che tenne fino al corpo, sarebbe andata poco dopo a urtare contro la recinzione di sinistra:
d) che in effetti, dopo il punto dell'investimento, le tracce dei pneumatici – com'è agevole rilevare dalle fotografie e dalla planimetria – deviano verso destra di quel tanto che fu sufficiente per riprendere la direzione esatta.
Se ne desume che l'imputato, a parte la cautela con cui avrebbe dovuto procedere sapendo della presenza del corpo di Pasolini, aveva uno spazio ampiamente sufficiente sia prima di raggiungere il corpo (m 22 partendo dallo spigolo della recinzione) sia sulla destra di esso (m 8,50), per evitare con tutta facilità di investirlo, senza dover compiere una brusca manovra ma soltanto con una lieve e progressiva correzione di direzione. Ma se ne desume anche che il percorso naturale dell'automobile, se il conducente non avesse voluto portarla proprio sopra il corpo, avrebbe piegato leggermente verso destra subito dopo lo spigolo della recinzione. Non è credibile, in altre parole, che una tale leggera necessaria deviazione sarebbe stata ritardata fino a che non fosse stato raggiunto il punto dove in effetti fu eseguita, e, correlativamente, si deve pensare che se fu operata proprio nel punto dell'investimento, quando le ruote di sinistra erano venute a trovarsi a meno di quattro metri dal limite sinistro della strada e a circa nove metri dal destro, ciò fu dovuto alla volontà di investire. Desta anzi impressione l'inesorabile precisione con cui, nelle fotografie. le tracce dell'automobile puntano direttamente fin da lontano verso il corpo di Pasolini, ne sormontano (quelle delle ruote di sinistra) il tronco, e riprendono poi, per effetto di una immediata correzione di marcia, la giusta direzione.
Da tutto quanto precede la corte ricava il duplice convincimento che, dopo aver colpito Pasolini con insistente reiterazione, Pelosi conservò il dominio di se stesso, e volle l'investimento con uguale determinazione.
La lucidità e freddezza del suo comportamento sono convalidate dall'atteggiamento che egli tenne subito dopo, quando, invece di fuggire in preda al panico, si preoccupò di eliminare le tracce della lotta che ancora conservava su di sé e si arrestò alla fontana, ebbe cura di non esporre troppo in vista la macchina rubata, si lavò accuratamente gli indumenti e le mani. Pochi minuti dopo, quando venne avvistato dai Carabinieri, decise immediatamente di darsi alla fuga guidando con perizia e elevatissima velocità, fu capace di simulare di arrestarsi per poi ripartire all'improvviso, seppe subito inventare bugie a proposito del furto dell'auto. La piena consapevolezza delle azioni che aveva compiuto e delle conseguenze di esse è poi dimostrata dalle dichiarazioni fatte la mattina successiva al suo vicino di cella, al quale disse che stava in prigione perché aveva ucciso Pier Paolo Pasolini. Ciò fa anzi supporre che, dopo l'investimento, egli possa essersi arrestato per assicurarsi che Pasolini non desse più segni di vita.
L'azione finale si collegò, dunque, nella sua fredda determinazione, a quella precedente, quando Pasolini, ormai in balia del suo aggressore, venne colpito ripetutamente, senz'altro scopo che quello omicida, alla testa e alla nuca. Allo stesso modo Pelosi, salito sull'automobile, non soltanto non si curò di evitare il corpo di Pasolini giacente a terra, che sapeva bene dove fosse e che altrettanto bene vedeva alla luce dei fari, ma si diresse decisamente su di esso e non cambiò direzione che quando l'ebbe schiacciato con le ruote.
[...]
Quanto precedentemente esposto sulla mancanza di prova che
il delitto di omicidio sia stato da Pelosi commesso in concorso con altri comporta l'eliminazione della modifica al capo b) della rubrica, apportata dal Tribunale. P.Q.M. - Visto l'art. 523 C.p.p. in parziale riforma della sentenza del Tribunale per i minorenni di Roma in data 26.4.76, appellata dall'imputato Pelosi Giuseppe e dal Pg, assolve Pelosi Giuseppe dal reato di atti osceni a lui ascritti al capo a) dell'imputazione e conferma le statuizioni della impugnata sentenza relativa ai due reati al Pelosi ascritti ai capi b) e c) dell'originaria imputazione Roma, 4 dicembre 1976
Corte composta da: Ferdinando Zucconi Galli Fonseca, Presidente; Consiglieri: Almo Fratoni, Giovanni Del Basso, Maria Luisa Lanza, Marcello Vacchini.

Fonte:
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&frm=1&source=web&cd=50&ved=0CHgQFjAJOCg&url=http%3A%2F%2Fwww.itisavezzano.it%2Fpublic%2FPIERPAOLOPASOLINI.pdf&ei=XUiWUbP2IITFPIPogZAC&usg=AFQjCNEHPM6SNZNMzzWup57Yy_lnNPPLxA&sig2=byzGSvkup2EzcUWXOqc1cQ
Vedi anche:
Pasolini.net



@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

Grazie per aver visitato il mio blog

lunedì 1 aprile 2019

Omicidio Pasolini - Sentenza di Corte di Cassazione 26 aprile 1979

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Omicidio Pasolini 
Corte di Cassazione 26 aprile 1979

Svolgimento del Processo Nella notte tra l'I e il 2 novembre 1975 fu ucciso al Lido di Ostia Pier Paolo Pasolini.
Il corpo, rinvenuto al mattino su una strada di fondo naturale conducente a uno spiazzo in parte occupato da un rudimentale campo di calcio, presentava gravi ferite alla testa e al torace. Sotto di esso furono rinvenuti frammenti di legno insanguinati; a pochi metri un anello con la scritta 'United States Army" e una ciocca di capelli; più oltre, verso Io spiazzo, un paletto macchiato di sangue; infine, a 90 metri dal corpo, dietro la porta di sinistra del campo di calcio, gettati tra i rifiuti, due pezzi di una tavola rotta e una camicia di lana, macchiati anch'essi di sangue. Furono rilevate altresì tracce continue di pneumatici di autovettura che, partendo dai pressi della porta, raggiungevano direttamente il cadavere e proseguivano oltre.
Frattanto, all'una e trenta della stessa notte una pattuglia di Carabinieri aveva fermato un giovane, poi identificato per il diciassettenne Giuseppe Pelosi, che, sorpreso mentre guidava a forte velocità e contromano un'autovettura Alfa 2000, non si era arrestato all'alt. In caserma il giovane ammise di aver rubato l'auto (che risultò appartenere al Pasolini) e aggiunse tra l'altro di aver smarrito un anello (che dalla descrizione fattane risultò corrispondere a quello rinvenuto presso il cadavere).

venerdì 1 marzo 2019

Omicidio Pasolini - Sentenza del processo di Primo grado 26 aprile 1976

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Sentenza del processo
di Primo grado
26 aprile 1976
 
[...] Passando all'esame dei fatti contestati al Pelosi, rileva innanzitutto il collegio la necessità di una attenta disamina di tutti gli elementi di causa per una più puntuale ricostruzione di una vicenda che appare per molti aspetti oscura. E vero che esiste in atti la confessione piena dell'imputato, ma tale confessione – nel vigente ordinamento di rito penale fondato sul libero convincimento del giudice sulla base di tutte le risultanze di causa – non esime il Tribunale dal ricercare la verità sostanziale. Anche in presenza di una confessione è sempre necessario che il collegio giudicante esamini tutti gli elementi acquisiti agli atti per non lasciarsi fuorviare da ciò che viene interessatamente rappresentato ma per controllare se effettivamente ciò che viene ammesso corri-sponda in pieno a ciò che è realmente avvenuto.
E ciò non solo nel presente procedimento, troppo emotivamente vissuto dall'opinione pubblica per la notorietà della vittima [...]

martedì 1 gennaio 2019

Omicidio Pasolini - PERIZIA MEDICO-LEGALE

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




PERIZIA MEDICO-LEGALE 

 Note di parte alla relazione peritale d'ufficio (perizia medico-legale) sul cadavere di Pasolini
Prof. Faustino Durante Medico chirurgo, docente dell'Istituto di Medicina Legale dell'Universitò di Roma
Per incarico dell'avv. Antonio Marazzita  ho preso visione della relazione peritale d'ufficio dei
proff. Silvio Merli, Enrico Ronchetti, Giancarlo Umani Ronchi,  sulla morte di Pier Paolo Pasolini,
e redigo qui di seguito la mia relazione tecnica.

 Sormontamento del corpo di Pasolini da parte della propria autovettura. Va anzitutto premesso che una corretta ricostruzione delle modalità con le quali si è verificato tale evento lesivo non può prescindere dall'attento esame dei seguenti elementi:



1) le fotografie eseguite sul posto prima della rimozione del cadavere per uno studio sia della posizione del corpo nel suo insieme, nei singoli segmenti (capo, arti superiori, tronco, arti inferiori) e rispetto ai luoghi, sia alla posizione delle vesti ancora indossate dalla vittima, e sia delle lesioni corporee visibili, nonché delle tracce di pneumatici in tutto il loro percorso fino al cadavere:


2) le lesioni cutanee, sottocutanee, ossee e dei visceri endotoracici (cuore) ed endoaddominali (fegato);

3) le strutture metalliche dell'autovettura. Risulta dalla relazione peritale - anche per esplicita ammissione dei periti i quali invocano l'estrema difficoltà di una particolareggiata ricostruzione - che il loro "convincimento" sulla dinamica di questo momento lesivo prende origine soltanto dalla constatazione di alcuni elementi anatomopatologici: scarsità e non uniformità delle fratture costaIi, rottura del solo cuore e non scoppio del pericardio, assenza di lesioni cutanee figurate da riferire al disegno dei pneumatici. È assente, invece, nella ricostruzione peritale, ogni riferimento alla rottura del fegato, alle caratteristiche delle singole lesioni cutanee, e soprattutto alla disposizione di ogni complesso lesivo esaminato singolarmente e nell'insieme con tutti gli altri. È altresì assente un confronto con le fotografie eseguite sul corpo di Pasolini prima della rimozione e sui luoghi circostanti il cadavere stesso. Una accurata indagine condotta con il sistematico studio di tutti gli elementi a disposizione - secondo il metodo prima indicato - porta alle seguenti constatazioni di fatti obiettivi. Dall'esame necroscopico: a) Presenza di "materiale ferroso" sulla canottiera, sul capo, sul collo, sulle spalle e sugli arti superiori "specie alle superfici laterali" (pagg. 4 e 5 della relazione peritale).



Tale materiale non è presente sulla parte inferiore della canottiera e sui pantaloni. b) Presenza di due larghe e del tutto simili escoriazioni ecchimotiche comprendenti soluzioni di continuo alle regioni frontali laterali (pagg. 6, 11, 12, 14 della relazione).
c) Ecchimosi escoriata della regione zigomatica e masseterica di sinistra (pag. 5 della relazione). d) Frattura in due punti della branca orizzontale di sinistra della mandibola e lussazione dell'articolazione temporo-mandibolare di sinistra (pagg. 15 e 16 della relazione).
Assenza di lesioni a carico della branca mandibolare di destra.
e) La piramide nasale risulta appiattita da sinistra verso destra (pag. 11 della relazione).
f) Lesione trasversale a carico del padiglione auricolare destro (pagg. 16, 18 della relazione).
È assente qualsivoglia alterazione cutanea nelle zone superiori al padiglione auricolare stesso.
g) Interessamento della regione occipito-parietale destra da "serie duplice soluzioni di continuo lineari pressoché trasversali e parallele tra di loro della lunghezza di cm 2 e cm 4,5 essendo la prima - costituita da tre soluzioni di continuo - localizzata posteriormente alla inserzione del padiglione auricolare destro, la seconda - costituita da quattro soluzioni di continuo - localizzata più medialmente, pressoché sulla linea mediana del capo...", le lesioni sono "svasate a carico del margine inferiore", e la svasatura è "più accentuata nel gruppo situato medialmente" (pagg. 18, 19 della relazione).
h) Vasta lesione situata superiormente e posteriormente al padiglione auricolare sinistro. Tale lesione è scollata "specie nella parte inferiore" (pagg. 23, 24 della relazione).
i) Lesione al padiglione auricolare sinistro. Il padiglione è "ampiamente strappato sul suo impianto" e interessato dalla lesione stessa in corrispondenza del suo "terzo medio superiore" (pag. 25).
I) Tumefazione della regione latero-cervicale sinistra con escoriazioni seriate "prevalentemente trasversali" (pagg. 25, 26 della relazione).
m) Numerose escoriazioni sulle regioni posteriori della spalla sinistra, sulla regione dorsale in posizione o "trasversale" o "obliqua" (pag. 28 della relazione); non infiltrate e non "figurate" (pagg. 28 e 29 della relazione).
"Detto complesso si estende sino alla regione lombare essendo più accentuata la infiltrazione emorragica proprio a carico delle lesioni localizzate in questa sede come alla base dell'emitorace sinistro" (pag. 29 della relazione).
n) Escoriazioni trasversali alla base degli emitoraci, anteriormente, e all'addome (pagg. 31, 32, 33 della relazione). Non inflitrate.
o) Escoriazione in corrispondenza della spina iliaca anterosuperiore di sinistra. Tale zona è ecchimotica (pag. 33 della relazione).
p) Numerose escoriazioni agli emitoraci, anteriormente, senza infiltrazione (pagg. 31, 32, 33, 34 della relazione).
q) Soluzione di continuo al braccio sinistro (pagg. 36 e 37 della relazione).
r) "Complesso lesivo a forma di grossolana losanga di cm 6 x 3 che su di un fondo ecchimotico mostra figurazioni escoriative di colore rosso-grigiastro" (pag. 37 della relazione, dorso avambraccio sinistro).
s) Complesso ecchimotico al dorso della mano sinistra con frattura di alcune falangi e lesione da taglio al primo dito (pag. 40 della relazione).
t) Frattura dello sterno a livello del III spazio; frattura della IV e V costola di destra lungo la linea emiclaveare, frattura della VII e VIII costola di destra lungo la linea ascellare posteriore; a sinistra frattura della VI e VII costola in due punti; sulla linea emiclaveare e sulla linea ascellare anteriore, frattura dell'VIII e della IX costola sulla linea ascellare anteriore. Complessivamente 10 fratture costali (pag. 48 della relazione).
u) Lacerazioni capsulari del fegato lunghe 15 e 7 cm a carico della superficie antero-laterale del lobo destro e della superficie del lobo sinistro (pag. 51 della relazione).
v) Assenza di infiltrazioni ematiche delle pareti toraciche, di quelle addominali e di ogni regione degli arti inferiori (pag. 51 e altre della relazione).
 Dall'esame delle fotografie:
Il corpo di Pasolini si trova in posizione prona; la testa poggia sul terreno con le regioni laterali di sinistra, e più precisamente con la temporale, la frontale, la zigomatica e la geniena. La piramide nasale si nota schiacciata verso destra. Le regioni frontale, zigomatica e geniena di destra sono libere. L'arto superiore di sinistra è leggermente discostato dal corpo e situato in posizione di flessione al gomito, sicché appaiono visibili: in parte il braccio nelle sue superfici latero-posteriori, il gomito stesso e porzione della superficie latero-posteriore del terzo superiore dell'avambraccio. L'arto superiore di destra è situato sotto il corpo e di esso è visibile soltanto la superficie palmare della mano che sporge sul lato sinistro del corpo stesso.
Il cadavere indossa una canottiera che risulta parzialmente sollevata in corrispondenza del dorso e che presenta una sola lacerazione, verso il lato destro, di piccole dimensioni; pantaloni non lacerati; scarpe senza alcuna alterazione
Si rilevano, non distintamente, le lesioni a carico del capo, e della mano di destra. Si rilevano piuttosto distintamente numerose escoriazioni seriate disposte in senso obliquo dal basso in alto e da destra verso sinistra lungo il fianco sinistro, e altre disposte meno obliquamente sulla regione dorso-lombare.
Si apprezzano abbastanza bene le impronte delle ruote di una auto fino al corpo di Pasolini, che viene raggiunto dall'impronta di sinistra pressoché a livello della regione dorso-lombare, o comunque in direzione del terzo medio dell'asse corporeo. Tale impronta di sinistra proviene sul corpo stesso in senso diagonale, dal basso in alto e da destra verso sinistra. Dall'esame dell'autovettura di Pasolini: Risulta dal disegno della superficie interiore dell'autovettura che il punto più basso, rispetto al piano terra, si trova a 12 cm ed è costituito dal primo silenziatore dello scarico; che a 13 cm da terra è situato il secondo silenziatore. Risulta altresì che due strutture con margini molto stretti, quali la sporgenza del longherone della fiancata sinistra e il supporto della barra di reazione della stessa fiancata, si trovano, rispettivamente, a cm 14 e a cm 13,5 dal piano terra.
Dai dati obiettivi sopra riportati si possono avanzare le seguenti considerazioni.
Le superfici posteriori e laterali del corpo di Pasolini, e più precisamente il capo, il collo, le spalle, il dorso e la regione lombare, sono interessate da gruppi di lesioni - costituite da escoriazioni più o meno infiltrate di sangue e da ferite lacere o lacero-contuse - che hanno, sia singolarmente che nel loro insieme, un andamento a volte obliquo da destra verso sinistra e dal basso in alto e a volte trasversali all'asse corporeo. Più specificatamente i vari gruppi di lesioni vengono a costituire nel loro insieme tre fasci di linee ideali, parallele tra loro, con il seguente andamento rispetto al corpo:
superiormente in corrispondenza del capo con lievissima obliquità dal basso in alto e da destra verso sinistra (dalla lesione all'orecchio destro che ne interessa il terzo inferiore alla lesione a carico dell'orecchio sinistro che ne interessa il terzo medio superiore) passando per le numerose lesioni pressoché da taglio alla regione occipitale di destra indicate quasi trasversali, e per la grossa lesione da scollamento alla regione occipito-parietale di sinistra fino al distacco del padiglione auricolare di sinistra dalla sua base di impianto. [Alle lettere f); g); h); i)]; medialmente in corrispondenza del collo, della spalla sinistra e della parte alta del dorso con andamento in parte trasversale e in parte obliquo sempre dal basso in alto e da destra verso sinistra [lettere I); m)]; inferiormente in corrispondenza della regione dorsale bassa e della regione lombare con andamento simile a quello prima descritto [lettera m)]. Siffatta disposizione delle lesioni - che già di per sé porta a ipotizzare come più verosimile l'azione di mezzi lesivi che hanno agito sempre con andamento obliquo rispetto all'asse corporeo - assume tutta la sua vera importanza se confrontata con le peculiari caratteristiche di ognuna delle stesse lesioni ora considerate e con le caratteristiche delle altre lesioni cutanee, nonché di quelle ossee e di quelle viscerali. Iniziando dal capo e procedendo da destra verso sinistra, si richiama l'attenzione sui seguenti elementi: - la lesione del padiglione auricolare destro è nettamente trasversale, ha le caratteristiche della lesione da taglio, o meglio lacera, e non è accompagnata ad alterazioni cutanee nella zona subito soprastante. Ciò porta a ritenerla come prodotta in senso pressoché trasversale e a escludere una azione dal basso in alto che avrebbe "strappato" il lobo stesso dal suo impianto inferiore continuando ad agire oltre il padiglione auricolare; - tale proseguimento dell'azione lesiva esiste invece lateralmente verso sinistra, cioè sulla regione nucale adiacente, dove troviamo le numerose lesioni dirette tutte nello stesso senso, ovverossia pressoché trasversalmente o con andamento leggermente obliquo dal basso verso l'alto; tutte presentano il margine inferiore svasato, e la svasatura stessa è maggiore in quelle lesioni che sono situate pressoché medialmente nella regione nucale.
Questa caratteristica è dovuta a due fatti:
anzitutto tale zona è più alta rispetto al piano terra e quindi il mezzo lesivo nel suo procedere in avanti vi ha agito con maggiore profondità; e in secondo luogo in questo punto la regione nucale assume un più pronunciato andamento a scivolo verso il basso sicché il mezzo lesivo è venuto ad attingere una superficie piuttosto convessa; - ancora più a sinistra, verso la regione occipito-parietale sinistra, la vasta lacerazione a lembo è scollata nella parte inferiore e lateralmente e si prosegue con il distacco del padiglione auricolare dalla sua inserzione. Il padiglione auricolare è quindi a sua volta sezionato trasversalmente.
Queste caratteristiche delle lesioni al capo fin qui ricordate portano a ritenere come nel momento in cui l'automezzo superò il corpo di Pasolini, questi poggiasse sul piano terra le superfici di destra del capo stesso sicché le prime strutture metalliche attinsero subito la regione parieto-occipito- auricolare di sinistra dove produssero la vasta lacerazione al cuoio capelluto e la lesione del padiglione auricolare; contemporaneamente impressero alla testa un movimento di rotazione, cosicché vennero attinte da altre strutture metalliche le superfici nucali centrali e di destra; una volta presentatesi le superfici di destra del volto, successive strutture metalliche lacerarono trasversalmente il padiglione auricolare di destra. Per eseguire ora un confronto di tale ricostruzione con le caratteristiche di altre lesioni ricordiamo principalmente: le ecchimosi escoriate, con caratteri del tutto simili tra loro, situate sulle regioni frontali laterali; la frattura della branca mandibolare di sinistra e la lussazione temporo-mandibolare dello stesso lato; la frattura delle ossa nasali e la deviazione per schiacciamento della piramide nasale verso destra; la posizione in sede di sopralluogo della testa della vittima che appariva poggiata sul piano terra con le superfici laterali di sinistra.
Ne deriva un quadro completo della dinamica prima accennata. Infatti, al primo impatto delle strutture metalliche si produsse, per contraccolpo, la lesione escoriata-contusa con lacerazione alla regione frontale destra che poggiava sul piano terra; subito dopo nel suo rotamento la testa si venne a trovare, in un tempuscolo molto breve, poggiata sul piano terra con il naso e il mento; in quel momento sopraggiungeva un'altra struttura metallica che impattava sulla nuca (dove produceva alcune lesioni, quelle centrali) e comprimeva il capo sì da fratturare le ossa nasali; ancora dopo, continuando il capo a ruotare ma continuando anche la compressione a tergo, si fratturava la branca sinistra della mandibola che era venuta a trovarsi come unico punto resistente tra il piano terra e la forza compressiva posteriore.
Non si fratturava la branca di destra proprio perché la testa in questo tempuscolo, come già detto, era in rotazione e quindi la leva tra due punti di forza, piano terra e compressione posteriore, era costituita dalla branca di sinistra. Immediatamente dopo veniva leso il padiglione auricolare di destra, e, in sede contrapposta, anche il frontale di sinistra dove si produceva l'ecchimosi escoriata con lesione cutanea; sempre contemporaneamente il naso veniva schiacciato verso destra. La regione frontale mediale non riportava vaste lesioni perché mai a contatto pieno col terreno; infatti anche quando la testa aveva la parte anteriore del volto sul piano terra i punti più sporgenti erano costituiti dal naso e dal mento.
Per quanto riguarda le lesioni alla regione latero-posteriore del collo, la loro direzione nettamente trasversale e obliqua - in uno con la loro caratteristica di escoriazioni "seriate" - le indica come inequivocabilmente prodotte da un mezzo che agì per strisciamento in senso trasversale all'asse corporeo. Analoghe considerazioni possono essere avanzate per le numerose escoriazioni presenti alla regione posteriore della spalla sinistra, alla regione dorsale e, ancora più fondatamente, per quelle presenti sulla regione lombare. Per tutte esse, infatti, i periti indicano una direzione trasversale e obliqua e per le più basse parlano di "infiltrazione emorragica più accentuata". Quest'ultimo particolare è chiaramente indicativo dell'azione di un mezzo che abbia anche compresso oltre che escoriato, così come è tipico del pneumatico.
Non trascurabili, infine, sempre per una ricostruzione della direzione di attraversamento, appaiono alcune delle lesioni all'arto superiore sinistro e in particolare quelle presenti sul braccio. Infatti, tenendo presente che al momento del rinvenimento del cadavere l'arto superiore si trova piegato a livello del gomito, appare verosimile che le lesioni sopra ricordate siano state prodotte dalle strutture metalliche, ancorché non sia da escludere l'azione compressiva delle ruote almeno per quanto concerne alcune escoriazioni.
Al termine della suesposta ricostruzione appare doveroso sottolineare che del vasto complesso lesivo presente sulle regioni posteriori del capo, l'ampia lacerazione scollata verso il basso sulla regione nucale di sinistra, per i suoi caratteri potrebbe anche essere indicativa di una azione traumatica da mezzo contusivo che agì direttamente prima del sormontamento del corpo della vittima. Comunque su tale particolare torneremo in seguito.
Affrontando ora il problema specifico del passaggio dei pneumatici sul corpo della vittima, va ricordato che oltre alle summenzionate lesioni posteriori erano presenti, sulle superfici anteriori del corpo, varie lesioni per lo più non infiltrate, e una escoriazione con ecchimosi in corrispondenza della spina iliaca antero superiore di sinistra. Inoltre non risultavano, all'esame autoptico, infiltrazioni emorragiche delle pareti toraciche e di quelle addominali, mentre venivano riscontrate 10 fratture costali, lo scoppio del cuore, e due lacerazioni del fegato, di cui una molto ampia (15 cm).
Nell'insieme di tutte le lesioni (cutanee anteriori e posteriori, ossee, viscerali) si ravvisano le tipiche caratteristiche lesive dei sormontamento a opera di pneumatici, quali sogliono riscontrarsi nell'infortunistica stradale; scarsità di lesioni esterne per lo più rappresentate da escoriazioni non infiltrate di sangue e da qualche ecchimosi nelle zone con resistenza ossea sottostante (come quella nella specie presente sulla spina iliaca di sinistra e sulle ultime costole di sinistra), imponenza del quadro lesivo interno rappresentato da fratture ossee e rotture viscerali. Non sembra che nel caso specifico si possa parlare di "relativa modestia del quadro fratturativo costale" (pagg. 76, 77 della relazione peritale) trattandosi di 10 fratture costali; né pare da condividere l'affermazione di "irregolare distribuzione dei punti di frattura" (pag. 77 della relazione peritale) laddove si tengano presenti sia le linee di distribuzione (emiclaveare destra ed emiclaveare sinistra, ascellare anteriore sinistra e ascellare posteriore destra), sia i punti di frattura (IV, V, VII e VIII costola a destra, VI, VII, VIII e IX a sinistra), e sia, infine, la frattura sternale che era situazione pressoché a livello di una zona di frattura costale, terzo spazio intercostale.
Allo stesso modo non si può condividere l'affermazione di una relativa modestia del quadro lesivo viscerale (pag. 77 relazione) in presenza di uno scoppio del cuore e di lacerazioni epatiche (queste ultime mai ricordate dai Periti nelle considerazioni).
In definitiva, non risulta dalla traumatologia medico-legale, e dalla comune giornaliera esperienza di infortunistica stradale, che nel sormontamento del corpo umano da parte di pneumatici il "franamento del torace" e la "lacerazione del pericardio" o comunque "ben più gravi lesioni da scoppio dei visceri interni" debbano essere assolutamente presenti così come affermano i Periti (pag. 77 della relazione). Al contrario, la pratica giornaliera dimostra che sono più che sufficienti - come nel caso specifico -10 fratture costali, la frattura dello sterno, lo scoppio del cuore, due lacerazioni del fegato. Per quanto riguarda, poi, l'assenza di "impronte cutanee" o sulle vesti, prodotte da pneumatici, la loro obiettivazione costituisce dato tutt'altro che costante così come risulta proprio dalla letteratura in proposito.
Concludendo, da tutti gli elementi obiettivi appare come più attendibile che il sormontamento del corpo di Pasolini a opera della propria autovettura sia avvenuto con la seguente dinamica: l'auto, sopraggiungendo da destra rispetto al corpo, lo ha sormontato con le due ruote di sinistra secondo una direzione nettamente obliqua dal basso in alto e da destra verso sinistra lungo una linea ideale che dalla base dell'arcata costale raggiungeva la regione scapolare sinistra; le ruote stesse producevano lesioni cutanee dirette alle regioni dorsali e lombari (queste ultime rappresentate da tipiche escoriazioni prodotte dal bordo esterno del pneumatico), lesioni cutanee indirette all'addome e al torace, due lacerazioni del fegato, lo fratture costali, frattura dello sterno, scoppio del cuore. Durante il passaggio le strutture metalliche producevano direttamente molte lesioni lacere e lacero- contuse al capo, la lesione trasversale dei padiglioni auricolari, il distacco dal suo impianto del padiglione auricolare di sinistra, le escoriazioni seriate alla regione postero-laterale sinistra del collo; e indirettamente le fratture della branca mandibolare sinistra, la frattura delle ossa e delle cartilagini nasali, le ecchimosi escoriate e lacerazioni cutanee alle regioni frontali; probabilmente alcune delle lesioni all'arto superiore sinistro.
Appare quanto mai poco verosimile che l'autovettura sia passata sul corpo della vittima in senso caudo-craniale senza sormontarlo con le ruote ma attingendolo soltanto in successivi momenti con le strutture metalliche, per le seguenti ragioni:
1) assenza di "materiale ferroso" (non meglio identificato dai Periti) di presumibile provenienza dalle strutture metalliche della autovettura, sui pantaloni indossati dal cadavere;
2) assenza di qualsivoglia lacerazione dei pantaloni stessi;
3) assenza di ampie e numerose lacerazioni della canottiera come sarebbe da attendersi in una dinamica così ipotizzata date le sporgenti strutture metalliche;
4) assenza di qualsivoglia lesione a carico dei tessuti di rivestimento e delle ossa del bacino e degli arti inferiori, considerando che strutture molto resistenti quali il longherone del telaio della fiancata vengono a distare, rispettivamente, cm 14 e cm 13,5 laddove la distanza dalla sommità dei glutei a terra è, in un soggetto della corporatura di Pasolini, di cm 18-20 circa; e la distanza dalla superficie posteriore delle cosce a terra è di cm 14 circa. Da non dimenticare che altre strutture metalliche della autovettura distano, da terra, 12 e 13 cm;
5) assenza di lesioni da strappamento del cuoio capelluto con direzione dal basso in alto quali si sarebbero certamente dovute verificare per il dimostrato impatto sul capo di strutture metalliche a larga superficie con bordi netti: i due silenziatori del tubo di scarico;
6) assenza di vaste lacerazioni cutanee al dorso - con direzione dal basso in alto - sempre considerando l'altezza da terra delle strutture metalliche e lo spessore del torace di Pasolini, che è risultato di cm 23 (pag. 45 della relazione peritale).
Dinamica dell'aggressione. Ipotesi sulla presenza di più aggressori. Pur condividendo in parte quanto affermato dai Periti di ufficio circa le difficoltà che in genere si incontrano nella identificazione dei mezzi produttori di lesioni contusive, riteniamo che una tale affermazione non debba mai escludere il particolareggiato esame di ogni elemento obiettivo per giungere quanto meno alla prospettazione di ipotesi. Gli elementi obiettivi di maggiore interesse che si rilevano dall'esame dei reperti, dai dati di sopralluogo, e dall'esame dei complessi lesivi, sono i seguenti:
1) il paletto più corto (cm 40,5 circa) è completamente macchiato di sangue e presenta adesi, alle due estremità, capelli appartenenti a Pasolini;
2) il paletto più lungo (cm 58) presenta una piccola macchia ematica proveniente dal sangue di Pasolini; 3) la tavoletta di legno recante la dicitura "Buttinelli A." presenta imbrattamento ematico con adesione di capelli appartenenti a Pasolini in quattro zone distinte;
4) la tavoletta di legno recante la scritta "Via Idroscalo 93" presenta il margine inferiore "nel suo terzo di sinistra" massivamente imbrattato di sangue; e presenta altresì formazioni pilifere appartenenti ai capelli di Pasolini adesi sulla superficie posteriore;
5) il frammento di legno trapezoidale distaccatosi dalla tavoletta su descritta, presenta anche esso formazioni pilifere di Pasolini adese a incrostazioni ematiche;
6) la camicia a righe di Pasolini (rinvenuta a circa 70 metri dal cadavere) presenta vasta imbibizione di sangue pressoché uniformemente diffusa sulla superficie posteriore e sulle maniche, mentre scarsissime sono le macchie di sangue presenti sulle superfici anteriori;
7) sul polsino sinistro della maglia di lana a carne del Pelosi la macchia di imbibizione rossastra (risultata poi essere di natura ematica prodotta dal sangue del Pasolini) non è "vasta" (pag. 15 della relazione sui reperti) ma misura alcuni centimetri di larghezza e lunghezza;
8) la macchia di sangue (risultata poi appartenente al sangue del Pelosi) e rinvenuta sul bordo anteriore della canottiera del Pelosi, è delle dimensioni di 3 cm;
9) la parte inferiore della gamba destra dei pantaloni di Pelosi non è "diffusamente imbrattata" (pag. 14 della relazione sui reperti) di materiale ematico (risultato poi essere sangue di Pasolini), ma presenta diverse macchie di sangue commisto a vasto imbrattamento di fango;
10) nessun indumento di Pelosi - tranne il polsino sinistro della maglia e il fondo della gamba destra dei pantaloni di cui sopra - presenta residui ematici del sangue di Pasolini;
11) la lesione al capo del Pelosi non presentava zone circostanti ecchimotiche nè é escoriate;
12) prima di essere arrestato, il Pelosi, a bordo dell'autovettura di Pasolini condotta a forte velocità, fu "incastrato" di colpo contro un marciapiede da un'auto della Polizia;
13) il corpo di Pasolini fu rinvenuto a circa 70 metri dalla sua camicia che appariva regolarmente sfilata;
14) nelle vicinanze della camicia furono rinvenuti i due frammenti del bastone e le due metà della tavoletta;
15) la tavoletta originariamente si trovava vicino al posto in cui fu rinvenuto il corpo di Pasolini;
16) presenza sangue di Pasolini sul tetto della propria auto.
Per quanto riguarda le lesioni presentate da Pasolini si rinvia alla prima parte della presente relazione. Sulla base dei dati riportati, in uno con quanto visibile dalle fotografie del sopralluogo, possono avanzarsi le seguenti considerazioni. I mezzi contusivi rinvenuti sul luogo del fatto, i due pezzi di legno e le due tavolette, hanno certamente colpito reiteratamente il corpo di Pasolini. In particolare si può affermare che almeno quattro o cinque delle lesioni presenti alle regioni posteriori vanno attribuite all'azione di detti mezzi. Infatti i caratteri di alcune, quali la modesta infiltrazione ma la irregolarità dei margini e soprattutto il successivo diramarsi di lesioni collaterali, e i caratteri di altre, quali l'ecchimosi dei margini e la direzione della svasatura degli stessi, portano a ritenerle come certamente prodotte e dal mezzo a larga superficie (tavola) e da quello a stretta superficie (margine della tavola e bastone).
Altrettanto verosimile appare il riferimento del complesso ecchimotico escoriativo interessante la regione zigomatica di sinistra all'azione di un mezzo contusivo diretto, e così la zona ecchimotico- escoriativa di forma grossolanamente rettangolare situata sotto il gonion destro, nonché la ecchimosi escoriata a forma di "L" rilevata in corrispondenza della spalla destra e le molteplici escoriazioni ed ecchimosi presenti sugli arti superiori, nonché le lesioni fratturative delle falangi che stando ai rilievi di sopralluogo circa la posizione del corpo difficilmente possono riferirsi al sormontamento. In considerazione, però, della scarsa resistenza offerta dal bastone (un legno molto secco, e friabile) e relativamente anche dalla tavoletta, acquista discreto valore l'ipotesi dell'azione di altri mezzi contusivi.
Non soltanto, infatti, le fratture delle falangi fanno ipotizzare un mezzo contusivo molto più resistente di quelli rinvenuti, ma va considerata, a questo proposito, l'ampia lacerazione con perdita di sostanza (tanto che nella relazione peritale viene riferita con margini difficilmente ravvicinabili) e scollata verso il basso sulla regione nucale di sinistra.
Come già accennato nel primo capitolo tale lesione proprio per i suoi caratteri porta a ritenerla prodotta da un'azione tangenziale dall'alto in basso, sicché non è da escludere che possa essere stata prodotta in questa fase dell'evento lesivo ma certamente da un mezzo ben più resistente del bastone e della tavoletta.
L'ipotesi dell'uso di altri mezzi contusivi si prospetta, poi, con maggiore interesse, là dove si tengano presenti alcuni elementi di sopralluogo: il punto di rinvenimento della camicia di Pasolini (a circa 70 metri dal corpo), la disposizione delle macchie di sangue sulla camicia dello stesso, l'integrità di tale indumento, luogo dove fu usata la tavoletta, e luogo dove fu usato il bastone. Un attento esame di questi elementi porta a una prima indiscutibile ricostruzione della dinamica dei fatti: Pasolini in un primo momento, e in un luogo situato a circa 70 metri dalla definitiva caduta del corpo, fu violentemente percosso al capo e le ferite sanguinarono abbondantemente.
La prova inconfutabile di ciò è data dall'abbondante impregnazione di sangue della camicia e al rinvenimento di essa in una zona appunto situata a circa 70 metri dal cadavere. Quest'ultimo elemento, data l'integrità dell'indumento, indica che fu la vittima stessa a togliersi la camicia dopo che con le braccia (risultate inzuppate anche esse di sangue) si era riparato il capo o comunque aveva tentato una difesa. Quale fu il mezzo che produsse cosi vaste lesioni? È a questo interrogativo che appare veramente difficile rispondere qualora si ipotizzi il solo bastone, premesso che certamente in quella prima fase non fu usata la tavoletta la quale era sul cancello di legno del Buttinelli a circa 70 metri di distanza (laddove fu poi rinvenuto il cadavere di Pasolini), e che quindi venne usata nella seconda fase dell'aggressione. Sorge quindi con fondatezza l'ipotesi di un altro mezzo contusivo il quale abbia agito nella prima fase dell'aggressione. Ma comincia a prospettarsi, a questo punto, anche l'ipotesi di un altro o di altri aggressori.
C'è da chiedersi infatti chi ha fatto uso dell'altro mezzo contusivo e, soprattutto, resta da spiegare l'assenza di tracce ematiche sulle superfici anteriori degli indumenti di Pelosi (tranne una macchia al polsino di sinistra della maglia) quali sarebbero dovute presentarsi fin da questa prima fase dell'aggressione che produsse certamente abbondante emorragia.
Non riteniamo di dover ricordare la notevole vascolarizzazione del cuoio capelluto, ma vogliamo soltanto far presente che quella emorragia, o comunque le lesioni che la produssero, ben difficilmente può far escludere l'interessamento di vasi arteriosi e quindi emorragie a "nappo".
Tali perplessità acquistano maggior valore, poi, quando si passa a esaminare la seconda fase dell'aggressione nella quale fu certamente fatto uso della tavoletta. Questo mezzo, infatti, fu usato di piatto e di taglio più volte, e certamente anche sul capo della vittima (in differenti zone della tavoletta erano presenti formazioni pilifere di Pasolini); esso è sì della lunghezza di 75 cm, ma su una delle superfici larghe presenta una intensa macchia di sangue con intrisi più capelli, il che fa ritenere un suo uso violento e quindi la sicura produzione di una emorragia a nappo che molto stranamente non ha mai attinto le vesti del Pelosi. E d'altra parte appare molto artificioso ipotizzare un'aggressione con mezzi contudenti operata ad arti sempre estesi! In definitiva, che dalla scena del fatto delittuoso non possa escludersi la presenza attiva del Pelosi è dimostrato se non altro dalla macchia di sangue sul polsino della sua maglia e dalle macchie sul bordo inferiore del suo pantalone, ma che il Pelosi non fosse solo è quasi altrettanto sicuro per la modestia dell'imbrattamento delle sue vesti che lascia perplesso chiunque abbia una se pur modesta esperienza di lesività. Non riteniamo, a tale proposito, necessario - pur riservandoci di farlo in determinate circostanze - produrre testi o lavori di criminologia e pubblicazioni fotografiche di polizia scientifica, ma vorremmo soltanto ricordare quelle situazioni di imbrattamento ematico diffuso che sogliono riscontrarsi nei sopralluoghi di ambienti dove la vittima è stata attinta al capo da mezzi contusivi. In definitiva, sono due gli elementi obiettivi più rilevanti che portano a prospettare come quasi certa la presenza di altri aggressori e l'uso di altri mezzi: la sproporzione tra il bastone di legno che produsse sicuramente ferite al cuoio capelluto e l'entità delle lesioni stesse; l'imponente emorragia verificatasi fin dalla prima fase della colluttazione e la modestia dell'imbrattamento ematico sulle vesti del Pelosi.
Un altro elemento, poi è insito in ognuna delle varie ipotesi che sono prospettabili circa tutta la dinamica del fatto, e cioè la assenza o meno di una reazione di Pasolini e quindi il verificarsi o no di una colluttazione.
È certo che Pasolini ricevette un violento trauma contusivo ai testicoli. Orbene, se tale trauma si verificò nella prima fase esso impedì a Pasolini ogni reazione lasciandolo alla mercè dell'aggressore e non permettendogli quindi, anche perché ripetutamente colpito al capo, di togliersi la camicia, di alzarsi e di percorrere da solo circa 70 metri; e l'aggressore, d'altra parte, avrebbe potuto continuare a infierire sullo stesso posto con lo stesso bastone fino a lasciare esanime la vittima.
Se, al contrario e come pare più attendibile, il trauma contusivo ai testicoli si verificò nella seconda fase quando Pasolini cadde veramente esanime e fu allora alla mercè dell'aggressore che infierì con la tavola, allora appare davvero poco credibile che nella prima fase non vi sia stata una colluttazione tra vittima e aggressore, colluttazione durante la quale la vicinanza dei corpi rende veramente contraddittoria la constatazione che il Pelosi sia rimasto indenne da ampi imbrattamenti di sangue.
Dalle indagini di laboratorio è stato dimostrato che i residui ematici rilevati all'interno dell'autovettura di Pasolini, così come quelli presenti sulla canottiera del Pelosi, hanno le stesse proprietà gruppo-specifiche del Pelosi.
Su questo dato obiettivo si possono avanzare soltanto due ipotesi: o il Pelosi ha partecipato a una colluttazione con Pasolini e allora egli non poteva essere solo perché troppo "pulito" come abbiamo detto prima; oppure la lesione alla regione frontale di Pelosi è stata prodotta in un momento successivo e verosimilmente per urto contro il volante quando, come all'inizio ricordato, egli fu violentemente "incastrato" alla guida dell'autovettura rubata, e condotta a forte velocità, da un'auto della Polizia.
Comunque, in questa seconda ipotesi, torna a prospettarsi una assoluta mancanza di qualsivoglia reazione da parte di Pasolini e quindi la più che verosimile presenza di altre persone. Ancora perplessità molto gravi desta la presenza di sangue di Pasolini, descritto dai Periti come "piccole e tenui incrostazioni", sul tetto dell'autovettura dello scrittore, e più precisamente in vicinanza del bordo del tetto stesso a livello della parte posteriore della portiera di destra.
Evidentemente anche per questo dato obiettivo si possono avanzare soltanto due ipotesi: o il sangue è stato "depositato" in quel punto direttamente da Pasolini stesso, o vi è stato "trasportato" indirettamente dall'aggressore. Nel primo caso - considerando l'altezza da terra del punto in cui erano situate le tracce ematiche e la presenza di una struttura metallica con bordo quasi tagliente quale lo sgocciolatoio - si potrebbe anzitutto ritenere che la testa di Pasolini vi abbia direttamente battuto durante la colluttazione, ma una tale ipotesi appare contraddetta dalla scarsità del sangue nonché dall'assenza di altri elementi biologici (capelli), quantunque a questo proposito non possa sottovalutarsi il lungo tempo intercorso tra i fatti e l'osservazione dell'auto da parte dei Periti. Resta allora da considerare la possibilità - ancora nell'ambito della prima ipotesi - che durante l'aggressione Pasolini sia stato proiettato contro l'autovettura sì da urtarvi con le parti superiori del tronco e quindi schizzare sangue sul tetto dell'auto o che, sempre durante la colluttazione, Pasolini si sia venuto a trovare vicino alla propria autovettura e vi si sia appoggiato con una mano già imbrattata di sangue. In tutte e due queste eventualità, però, viene a configurarsi una nuova dinamica dell'aggressione che non trova alcuna rispondenza nei racconti del Pelosi.
Quest'ultimo, infatti, in tutti i suoi interrogatori ha sempre descritto una primissima fase di aggressività di Pasolini iniziata in vicinanza della rete di recinzione (a circa 20 metri cioè da dove era rimasta posteggiata l'auto) e poi sviluppatasi lungo un percorso di molti metri (50 circa in
direzione del punto dove fu poi trovato il corpo di Pasolini) durante il quale sarebbe cominciata la sua reazione.
Orbene, dovendo considerare assolutamente inattendibile la versione fornita da Pelosi per l'assenza sul suo corpo e sulle sue vesti dei segni di così violente percosse, viene a ripresentarsi ancora una volta il "vuoto" nella prima fase, ovverossia torna l'interrogativo sulla successione esatta dei primi tempi e soprattutto si prospetta sempre di più l'ipotesi di una prima fase molto "movimentata" svoltasi in vicinanza dell'autovettura (presenza della camicia insanguinata, uso reiterato del bastone o comunque di un corpo contundente, sangue di Pasolini sul tetto della propria autovettura) e quindi l'ipotesi di una aggressione a opera di più persone, data sempre la scarsa verosimiglianza - per le ragioni prima riferite - di un primo susseguirsi di violenza del solo Pelosi contro Pasolini pressoché inerme.
Qualora, poi, si volesse ipotizzare un "trasporto" del sangue di Pasolini sul tetto della sua autovettura a opera di Pelosi, anzitutto ci si dovrebbe chiedere di nuovo come l'imbrattamento da sangue interessasse soltanto le mani dell'aggressore, e in secondo luogo perché egli avesse necessità di portarsi sul lato destro dell'autovettura. Per concludere, l'esame approfondito di tutti i dati obiettivi (sopralluogo, interrogatori di Pelosi, reperti, bastone, tavola, vesti, lesioni di Pasolini) da una parte smentisce il racconto di Pelosi sulla dinamica di tutta l'aggressione, e dall'altra induce ad avanzare con fondatezza l'ipotesi che Pasolini sia stato vittima dell'aggressione di più persone.