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martedì 16 dicembre 2025

Il furto di “Salò” di Pasolini e di “Il Casanova di Fellini” - di Giovanni Giovannetti

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

l furto di “Salò” di Pasolini e di “Il Casanova di Fellini”

di Giovanni Giovannetti

Giovanni Giovannetti: Nato a Lucca nel 1955, è fotografo-giornalista, scrittore e editore; ha lavorato come fotogiornalista per testate italiane e nel 1988 ha fondato a Milano l’agenzia fotografica Effigie, che dal 2004 ha sviluppato anche attività editoriale. È editore presso Effigie Edizioni e autore di saggi e inchieste; nel 2025 ha pubblicato Pasolini giornalista, un ritratto/contro-inchiesta sul ruolo giornalistico e sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Ha scritto reportage e volumi su temi di società, fotografia e storia (tra cui Belfast. Appunti sulla realtà nord irlandese, Diario polacco, Ritorno a Danzica, oltre a titoli più recenti come Malastoria) ed è presente con diversi titoli nel catalogo librario italiano. Coniuga lavoro fotografico e saggistica, privilegiando inchiesta, documentazione visiva e attenzione ai fatti storici e culturali; la sua casa editrice cura testi legati a letteratura, fotografia e critica.

l furto di “Salò” di Pasolini e di “Il Casanova di Fellini”


Da quella triste notte son passati più di quarantasette anni, ma tuttora l’assassinio di Pier Paolo Pasolini non smette di suscitare accesi dibattiti. Se ne torna a parlare anche perché l’avvocato Stefano Maccioni ha lanciato in rete una raccolta firme per chiedere la riapertura delle indagini sui numerosi aspetti mai chiariti del massacro di Pasolini, tanta è la distanza che ormai separa la “verità” giudiziaria (Pino Pelosi unico responsabile) da quella “storico-giornalistica” (al delitto concorsero più persone). Obbiettivo dichiarato dell’appello erano le cinquecento adesioni; in poche settimane se ne sono avute quasi ottocento. Serviranno a sostenere la nuova istanza inoltrata il 3 marzo scorso alla Procura romana per dare finalmente un nome ai responsabili materiali e ai possibili mandanti di questo barbaro delitto compiuto la notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia.

domenica 7 marzo 2021

Pasolini compie novant’anni di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti - Le fonti di Petrolio

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 

 
Pasolini compie novant’anni
di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti
Le fonti di Petrolio
Indice:

L’introvabile libro di Steimetz è stato una delle fonti di Petrolio, da cui Pasolini riprende dati e notizie relative all’Eni e a Cefis, e a volte anche intere frasi. Ma ad accorgersene non è stato un filologo bensì un magistrato, il sostituto Procuratore pavese Vincenzo Calia, mentre stava svolgendo una nuova inchiesta sull’omicidio di Mattei. L’aereo del presidente dell’Eni, in volo tra Catania e Milano, precipitò infatti la sera del 27 ottobre 1962, nella campagna di Bascapè, presso Pavia. La procura di Pavia aveva già svolto anni prima un’inchiesta su quella morte, che però si era conclusa con una sentenza di «non luogo a procedere, perché i fatti non sussistono», avendo attribuito la caduta dell’aereo a un incidente, dovuto all’errore del pilota Irnerio Bertuzzi (la prima inchiesta, condotta dal pm pavese Edgardo Santachiara, si era conclusa il 31 marzo 1966). Calia riapre l’inchiesta il 20 settembre 1994, sulla base di nuovi fatti, e la conclude il 20 febbraio 2003 con una Richiesta di archiviazione.

Pasolini compie novant’anni di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti - La via del sangue

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 

Pasolini compie novant’anni
di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti
 La via del sangue


Il 4 settembre 1998 Graziano Verzotto – interrogato a Pavia – confida a Calia che per Mauro De Mauro «il sabotaggio del Morane Saulnier [il bireattore su cui è morto Mattei] si spiegava con una pista esclusivamente italiana. Tale pista, secondo De Mauro, portava direttamente ad Eugenio Cefis e a Vito Guarrasi», avvocato palermitano in odore di mafia, già componente del cda della s.a. "l’Ora" di Palermo – il quotidiano vicino al Pci presso cui lavorava De Mauro – e braccio destro di Cefis in Sicilia. È un tardivo riscontro della testimonianza di Junia De Mauro al giudice istruttore di Palermo Mario Fratantonio il 17 marzo 1971: «Sono in grado di affermare con sicurezza che mio padre addossava precise responsabilità per la morte di Mattei all’attuale presidente dell’Eni Eugenio Cefis».

Pasolini compie novant’anni di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti - Lampi sull’Eni

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 

 
 
Pasolini compie novant’anni
By 
di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti
 
Lampi sull’Eni
 
 Indice:

Tutte le edizioni di Petrolio finora pubblicate contengono uno strano capitolo formato da un titolo e una pagina bianca. Il titolo èAppunto 21. Lampi sull’Eni. È quello che viene subito prima dell‘Appunto 22. Il cosiddeto impero dei Troya, cioè le pagine di cui abbiamo parlato finora. Secondo Graziella Chiarcossi, erede di Pasolini e curatrice della prima edizione di Petrolio, quel capitolo non è mai strato scritto. Eppure viene richiamato in un’altra pagina di Petrolio come se fosse già scritto: «Per quanto riguarda le imprese antifasciste, ineccepibili e rispettabili, malgrado il misto, della formazione partigiana guidata da Bonocore, ne ho già

Pasolini compie novant’anni di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti - Le verità negate

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 
 

Pasolini compie novant’anni
di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti
Le verità negate
 
  
Indice:

 
«Chi tocca il Principe avrà del piombo; chi non lo tocca avrà dell’oro», scrive Steimetz: piombo tipografico o di un qualche calibro? Un ragazzo di 17 anni, Pino Pelosi, si è autoaccusato dell’omicidio di Pasolini. Il 26 aprile 1976 il Tribunale di Roma lo ha condannato alla pena di nove anni, sette mesi e dieci giorni di carcerazione, oltre a una multa di 30.000 lire per atti osceni. Il 7 maggio 2005 Pelosi ha ammesso che quel giorno non era solo, che altri avevano partecipato al pestaggio: «Erano in tre, sbucarono dal buio. Mi dissero tu fatti i cazzi tuoi e iniziò il massacro. Io gridavo, lui gridava… Avranno avuto 45, 46 anni, gli gridavano “sporco comunista”, “arruso”, “fetuso”». Insomma, fu un agguato e forse Pelosi era solo un’esca.

Pasolini, stando alla seconda versione di Pelosi, viene massacrato da «tre siciliani»; nel frattempo altri provvedono a sottrarre daPetrolio il capitolo Lampi sull’Eni, «che dall’omicidio ipotizzato di Mattei guida al regime di Eugenio Cefis, ai “fondi neri”, alle stragi dal 1969 al 1980 e, ora sappiamo, fino a Tangentopoli,

Pasolini compie novant’anni di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti - Introduzione

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro






Pasolini compie novant’anni
By Ggiovannetti
di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti
Introduzione

Indice:


Era nato il 5 marzo 1922, dunque oggi avremmo festeggiato il suo novantesimo compleanno. Cosa avrebbe detto Pasolini del tracimante ‘sacco’ del territorio? O di quanto è cronaca in Val di Susa? E del berlusconismo? Dell’ideologia edonistica come strumento subliminale del controllo sociale e dei nuovi modelli di consumo? Il «piacere di consumare, l’essere felici in quanto consumatori» era un suo motivo di fondo nei periodici interventi giornalistici di critica corsara e luterana alla progressiva restaurazione in corso, ben prima di Tangentopoli e la coda lunga dello stragismo fascista mafioso e di Stato, ben prima dunque che fosse emerso prepotentemente l’indistinto e perverso intreccio tra politica criminalità e affari. Pasolini ci manca. Manca all’Italia. Lo voglio ricordare riproponendo Come corsari sulla filibusta, saggio-inchiesta scritto insieme a Carla Benedetti sui possibili scenari e mandanti della sua morte violenta. (G. G.)

L’uccisione di Pasolini e le molte verità negate - Giovanni Giovannetti

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 
 

L’uccisione di Pasolini e le molte verità negate
Giovanni Giovannetti




«Chi tocca il Principe avrà del piombo; chi non lo tocca avrà dell’oro», scrive Giorgio Steimetz in Questo è Cefis: piombo tipografico o di un qualche calibro? Un ragazzo di 17 anni, Pino Pelosi detto “Pelosino”, si è autoaccusato dell’omicidio di Pasolini. Il 7 maggio 2005, in una intervista televisiva a Franca Leosini, conduttrice di Ombre sul giallo, Pelosi ha ammesso che quel giorno non era solo, che altri avevano partecipato al pestaggio: «Erano in tre, sbucarono dal buio. Mi dissero tu fatti i cazzi tuoi e iniziò il massacro. Io gridavo, lui gridava… Avranno avuto 45, 46 anni, gli gridavano “sporco comunista”, “arruso”, “fetuso”».Stando a questa che è la seconda versione di Pelosi, Pasolini viene massacrato da «tre siciliani o calabresi». Lo stesso racconto viene poi riproposto con varianti e nuovi particolari a Claudio Manicola del “Messaggero” (23 luglio 2008), agli autori di Profondo nero Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (Chiarelettere, 2009) e nell’autobiografico Io so… come hanno ucciso Pasolini (Vertigo, 2011): non più tre «siciliani o calabresi» (nel 2005 «diedi una falsa pista dichiarando che gli aggressori parlavano dialetto siciliano o calabrese»), ma «in tutto cinque persone»; non più una sola auto ma due («una fiat 1500 scura e una GT identica

Mattei, De Mauro, Pasolini/Cefis - Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti, Frocio e basta.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro






Mattei, De Mauro, Pasolini/Cefis
Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti



Il massacro di Pasolini resta uno dei buchi neri della notte repubblicana. Il nostro nuovo libro, nei “fiammiferi del primo amore”, fa il punto su ciò che oggi sappiamo del delitto, su cosa lo lega all’omicidio di Mattei (1962) e di De Mauro (1969), svolgendo un lavoro preciso e ragionato di controinformazione.

“Frocio e basta” si riferisce a come quel delitto è stato invece rubricato, allo scenario omosessuale che gli ha fatto da copertura, e a tutti i ricami estetici con cui una parte della cultura italiana lo ha reso credibile (la “bella morte” omosessuale, la “morte sacrificale” del poeta, la “sacra follia” che lo portò nelle braccia dell’assassino) facendosi complice di un depistaggio durato quasi quarant’anni.

Qui di seguito l’indice e le pagine iniziali del libro.

Indice

 Il “capolavoro” di Pasolini
Come la cultura italiana reagì all’assassinio
Le “fonti” di Petrolio
Tra filologi e magistratura
Note



Il “capolavoro” di Pasolini

Come la cultura italiana reagì all’assassinio

Molti anni fa sentii dire da un critico letterario che il capolavoro di Pasolini è la sua morte. Poiché i capolavori stanno di solito tra le opere e non nella biografia dei loro autori, egli stava evidentemente enunciando un paradosso, del quale era ben consapevole. Forse in quella affermazione arguta c’era anche un pizzico di malizia, quasi un’implicita svalutazione dell’opera dello scrittore. Come dire: Pasolini è riuscito a fare morendo quel che non gli è riuscito con i versi. Ma ciò la renderebbe ancor più significativa, se persino chi non apprezzava lo scrittore non poté fare a meno di scorgere in quella morte un segno di grandezza. L’omicidio di Pasolini, nella sua tragica anomalia, in effetti colpì profondamente i contemporanei. Per molti letterati esso diventò un “segno” da interpretare, quasi fosse un testo poetico. Quasi fosse un’opera di Pasolini, l’ultima e la più singolare: il suo capolavoro, appunto.

In morte di Licio Gelli - Pasolini e Petrolio - di Giovanni Giovannetti

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



In morte di Licio Gelli
di Giovanni Giovannetti


La prenderò un poco alla larga, ma colgo quest’occasione per offrire da subito qualche tosta "rivelazione" sull’omicidio di Pasolini e certe vicinanze con le trame piduiste nell’asse politico-massonico-criminale che a lungo governò il Paese e la strategia della tensione. Un arco di tempo che va dall’assassinio del presidente Eni Enrico Mattei (1962) alla strage alla stazione di Bologna (1980), passando per piazza Fontana a Milano (1969), piazza della Loggia a Brescia e la bomba sull’Italicus a San Benedetto val di Sambro (1974). Sono alcuni paragrafi di un ampio aggiornamento a Frocio e Basta, libro che ho condiviso con Carla Benedetti. La nuova edizione vedrà la luce in aprile-maggio.
E «quando è il momento di ammazzare Mattei», scrive Pasolini in Petrolio, il polimorfico ingegner Carlo Valletti protagonista del romanzo «si fa complice (sia pure solo col silenzio). A proposito della Mafia» (Petrolio, p. 546)

Pasolini - Come corsari sulla filibusta - di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


L'immagine-collage è realizzata da opere di Fabio Pop Gismondi

Come corsari sulla filibusta 1

by

di Carla Benedetti e Giovanni Giovannetti


Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente oggi finalmente in libreria. Pubblichiamo qui l’introduzione alla nuova edizione edita da Effigie.
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Nel 1972 arriva in libreria Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente di Giorgio Steimetz, una quasi biografia – non autorizzata – del presidente di Eni e Montedison, pubblicata dall’Agenzia Milano Informazioni di Corrado Ragozzino, di cui Steimetz è forse l’alter ego.[1] L’agenzia è finanziata da Graziano Verzotto, democristiano della corrente dorotea di Mariano Rumor, uomo di Enrico Mattei ed ex presidente dell’Ente minerario siciliano. Fu anche l’informatore di Mauro De Mauro, il giornalista de “l’Ora ” di Palermo rapito e ucciso dalla mafia nel 1970. Così come era accaduto a Mattei sette anni prima. Così come accadrà a Pier Paolo Pasolini cinque anni dopo. Questo è Cefis vive solo pochi mesi, poi scompare. Dalle due sedi della Biblioteca Nazionale Centrale spariscono anche le copie d’obbligo; se ne trova ancora traccia nel registro di quella fiorentina, ma il volume non c ’è: «a ridosso della pubblicazione, gli uomini della Montedison si mossero efficacemente per toglierne dal mercato il maggior numero di copie possibile e scongiurare al Presidente l’eventualità di un ’inchiesta giudiziaria ».[2] Il libro, probabilmente pubblicato con l ’intento di avvertimento o di minaccia nei confronti di Eugenio Cefis, racconta la spregiudicata avventura di uno dei timonieri del pubblico-privato, la mescolanza di poteri tra Stato e le mafie sommerse economico-finanziarie.
Pier Paolo Pasolini sta lavorando in quegli anni sugli stessi temi e, forse, sta utilizzando le stesse fonti. Proprio nel 1972 comincia a scrivere Petrolio, il grande romanzo incompiuto, che sarebbe stato pubblicato postumo solo nel 1992, diciassette anni dopo la sua morte. Un romanzo del quale la critica ha spesso enfatizzato l’aspetto erotico – la doppia vita di un ingegnere petrolchimico – mentre il suo vero tema è il Potere. È un romanzo che cerca di rendere visibile il Potere in tutte le sue forme, attraverso “Visioni ”. [3] Vi si parla del Nuovo Potere che agisce sugli individui in forme capillari, attraverso imposizione di modelli, e che raggiunge anche i loro corpi. Vi si parla della banalità del Potere, quella che agisce attraverso la «collusione » innocente (dove “innocente ” sta per “nascosto alla coscienza”) degli individui, degli intellettuali, persino dei letterati, nel loro desiderio di carriera. Vi si parla anche del potere delle trame, quelle destinate a restare segrete. E anche di quello delle stragi. Si parla persino di una bomba fatta scoppiare alla stazione di Bologna [4] – quasi una profezia di quella che davvero sarebbe scoppiata il 2 agosto 1980.

lunedì 31 agosto 2020

MALASTORIA - L’Italia ai tempi di Cefis e Pasolini Pier Paolo - di Giovanni Giovannetti

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 



LA STORIA D’ITALIA E PASOLINI. DALLA MORTE NEL 1945 DEL FRATELLO PARTIGIANO A PORZÛS ALLE STRAGI DEGLI ANNI SESSANTA E SETTANTA, NELL’OMBRA DEL NEOFASCISMO E DELLA P2.

 MALASTORIA 

L’Italia ai tempi di Cefis e Pasolini Pier Paolo. 

GIOVANNI GIOVANNETTI

Pasolini da Casarsa e Eugenio Cefis da Cividale. Lo scrittore corsaro e il grintoso manager pubblico dall’oscuro passato militare, prima come fucilatore di partigiani in Jugoslavia, poi in veste di partigiano in Val d’Ossola. Cefis, il massone confratello nella loggia segreta Giustizia e Libertà di Piazza del Gesù, omologa alla P2 del Grande Oriente d’Italia e di Licio Gelli. Cefis, quel grande elemosiniere della politica intento a coltivare progetti autoritari intrecciando la sua trama sull’ordito delle lobbies politico-finanziarie, della Massoneria occulta e degli ambienti militari. Siamo negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, anni di minacce di golpe e vere bombe di Stato, spacciate per anarchiche. E sono bombe messe da coloro che mirano a ripristinare l’ordine a fronte del disordine da loro stessi procurato. Pasolini scrive di politica e società sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, un giornale che dall’agosto 1975 (poco prima che lo scrittore venga ucciso) cade in mano proprio al presidente di Montedison Eugenio Cefis, finanziatore occulto dei Rizzoli, che formalmente ne sono i proprietari. Pasolini sta anche scrivendo Petrolio, un romanzo sul nuovo Potere (con la maiuscola) di cui Cefis, chiamato Troya, è uno dei principali protagonisti: il vicepresidente dell’Ente nazionale idrocarburi (Eni) coinvolto nell’uccisione del presidente Enrico Mattei. Quindi Pasolini sta inconsapevolmente raccogliendo notizie, foto e altri documenti su colui che nel frattempo è diventato un suo editore. Malastoria prova a immergere la vita e l’opera di Pasolini nelle profondità della penombra storica e antropologica del Paese: negli eventi che l’hanno toccato personalmente (come, ad esempio, l’omicidio del fratello Guido a Porzûs del febbraio 1945) e in quelli che hanno poi catturato la sua attenzione di cittadino e di intellettuale poiché, lo ha scritto Franco Fortini, la sua vita e la sua opera sono da mettere in relazione alle «stagioni della sua attività».

• Cefis, il partigiano fucilatore di partigiani. La poco lusinghiera pagina slovena del sottotenente dell’Esercito italiano Eugenio Cefis, quell’«esatto esecutore di ordini» impartiti nel 1942 da un manipolo di “criminali di guerra”. 

• L’onorevole proto-gladiatore. L’intrepida figura dell’onorevole Giovan Battista Carron (l’ex partigiano osovano Vico) che funge da cerniera tra l’Ufficio zone di confine di De Gasperi e Andreotti e i gruppi paramilitari nell’Est del Paese. Per tramite di Carron, l’Ufficio paga anche le parcelle agli avvocati del processo per i fatti di Porzûs, ma solo a quelli dell’accusa. 

• Carron aiuta Pasolini... a lasciare il Friuli. «Caro Pasolini, se non la smette con la propaganda comunista dovrà affrontare perniciose reazioni», parola dell’onorevole proto-gladiatore. Più precisamente, fa sapere Carron, o Pasolini «la smette di militare nel Partito comunista o gli sarebbe stato tolto l’incarico di insegnante di scuola pubblica». Ciò che avverrà sul finire del 1949; e Pasolini, rimasto senza lavoro, dovrà fuggire a Roma. 

• Il raccomandato. Dovendo ripartire da zero, nella capitale Pasolini vive una disperante condizione economica. In quell’Italia delle raccomandazioni e dell’esercizio clientelare del potere lo scrittore si rivolge allora ai democristiani e conterranei Tiziano Tessitori (il “padre” dell’’autonomia regionale del Friuli) e... Giovan Battista Carron (sì, il proto-gladiatore), per ottenere un lavoro in Rai o alla Enciclopedia italiana. Ma un posto come insegnante alla scuola parificata di Ciampino, Pasolini lo avrà solo grazie al fascista ferrarese Casimiro Fabbri, poeta e funzionario della Pubblica istruzione. 

• Pasolini, Petrolio e Piazza Fontana. «Uno di questi cade davanti ai suoi piedi di notte dal quarto piano di una clinica (D’Ambrosio). Uno muore cadendo nella tromba dell’ascensore». Lo scrive Pasolini in Petrolio,e sembra sapere che il giudice milanese Gerardo D’Ambrosio, indagando su piazza Fontana, ha dovuto giocoforza inciampare sulla morte non proprio accidentale di Vittorio Ambrosini (ex collaboratore del generale dell’Arma e dei Servizi Giuseppe Pièche). Ambrosini partecipa a una riunione nella sede romana del gruppo neonazista di Ordine nuovo, là dove, presente un deputato del Msi, era stata presa la decisione di «andare a Milano e buttare per aria tutto». Ambrosini verrà “suicidato” a Roma il 20 settembre 1971, precipitando dal quarto piano del policlinico Gemelli, la clinica presso cui è ricoverato, proprio come si legge in Petrolio. Sappiamo nome e cognome anche di colui che in Petrolio «muore cadendo nella tromba dell’ascensore»:si tratta di Alberto Muraro, un ex carabiniere, portinaio dello stabile padovano in cui abita il terrorista nero Massimiliano Fachini, protetto dai Servizi: Muraro si accingeva a confermare al giudice istruttore Carmelo Ruberto la responsabilità del gruppo di Freda e Ventura in alcuni attentati compiuti a Padova poco prima della strage di Milano. 

• Cefis capo della P2? Secondo una informativa Sismi del 1983, Eugenio Cefis sarebbe stato il vero capo della loggia massonica P2. Non resta che fidarsi, poiché a sostegno di questa ipotesi abbiamo solo indizi. Cefis era massone. Viene iniziato il 15 settembre 1961 dalla Gran loggia di Piazza del Gesù, gli scismatici “gesuiti”, così chiamati per distinguerli dai “giustinianei” del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani (le due maggiori chiese della Massoneria italiana): era il confratello “OHN - 05371 / S. 15” della esclusiva loggia “coperta” Giustizia e Libertà, retta dal venerabile Giorgio Ciarrocca e riservata ai nomi più in vista, l’equivalente “gesuita” della Propaganda 2 “giustinianea”. Nel 1973 la riunificazione delle due chiese pare a un passo. Il Gran maestro di piazza del Gesù Francesco Bellantonio – un ex funzionario dell’Eni – firma un protocollo d’intesa, ma il tentativo fallirà miseramente. E tuttavia Licio Gelli era stato lesto a muoversi cooptando quasi tutti gli iscritti alla Giustizia e Libertà di Piazza del Gesù. Cosa ha fatto Cefis?aderisce?(come ha aderito il banchiere della Mafia Michele Sindona o il procuratore generale di Roma Carmelo Spagnuolo o il popolare comico e imitatore Alighiero Noschese) si è messo “in sonno”? ne è divenuto il vertice occulto? L’informativa Sismi parrebbe accreditare quest’ultima ipotesi, ma nell’incompleto elenco dei 962 piduisti sequestrato a Gelli nel marzo 1981 il suo nome non figura, né si incontrano quelli degli altri confratelli della loggia Giustizia e Libertà. E tuttavia non si dimentichi che lo stesso venerabile, intervistato da “l’Espresso” il 10 luglio 1976, dice che la P2 sommava 2.400 aderenti. 

• Cefis e il “Corriere”. Dal 1974 il “Corriere della Sera” passa progressivamente sotto controllo piduista: formalmente, i proprietari (Crespi, Agnelli, Moratti) lo cedono al gruppo Rizzoli; in realtà i soldi li mette la Montedison presieduta da Cefis, garantendo un finanziamento senza interessi con una fidejussione ai Rizzoli della Montedison International Holding di Zurigo (che raccoglie tutte le principali partecipazioni industriali e commerciali estere del gruppo) e la promessa – poi disattesa – di ripianare il 50 per cento dell’assai elevato debito del quotidiano. L’accordo tra Montedison International Establishment con sede a Vaduze Rizzoli International, discretamente sottoscritto a Lugano il 6 agosto 1975 (attenzione alle date: tre mesi dopo ammazzano Pasolini), promette un finanziamento di 10 miliardi e 650 milioni di lire per l’acquisto dell’intera proprietà, nonché prestazioni pubblicitarie garantite per almeno 2 miliardi e mezzo l’anno, suddivise in comode rate trimestrali di 650 milioni. Ma il patto svizzero subordina altresì al gradimento di Cefis la scelta del capo redattore delle pagine economiche del “Corriere”; e impone anche a tutte le pubblicazioni del Gruppo editoriale “Corriere della Sera” di svolgere, a decorrere dal 1° luglio 1975, «una intensa costante azione volta a sostenere, con ogni più opportuno intervento ed iniziativa, l’attività industriale e commerciale di Montedison Spa e dell’intero suo gruppo», e in particolare di minimizzare le ricadute ambientali e sulla salute di cittadini e lavoratori provocate da questo gigante della chimica. Cefis ambirebbe anche a dettare la linea editoriale al principale quotidiano italiano: come si legge al punto “2.d” dell’accordo, Rizzoli si impegna «a garantire l’appoggio del l’intero suo Gruppo editoriale all’atteggiamento di Montedison sui grandi temi della politica economica nazionale». Dal 1973 Pasolini è tra i più letti e discussi collaboratori del “Corriere”, di cui è ormai un polemista di punta. Pasolini descrive un nuovo Potere violento e totalizzante, del tutto esemplificabile nel timoniere di Montedison. Va anche raccogliendo notizie su di lui, il neo-padrone segreto del quotidiano, nonché figura-chiave del romanzo che sta scrivendo: Petrolio. Quindi Pasolini sta inconsapevolmente raccogliendo notizie, foto e altri documenti su colui che nel frattempo è diventato un suo editore. 

• Il colonnello Santoro e l'autista dei Marsigliesi. Tra i protagonisti più defilati della stagione stragista andrà ricordato il colonnello dei Carabinieri e agente dei Servizi segreti Michele Santoro. Santoro è amico fraterno del criminologo Aldo Semerari (il teorico della santa alleanza tra malavita organizzata e destra eversiva) nonché uomo di collegamento tra l’Arma e i Nuclei in difesa dello Stato. Santoro è anche il fornitore di tritolo, proveniente dal Genio militare, di cui dispone il gruppo terroristico della Fenice (l’articolazione milanese di Ordine nuovo) per alcuni attentati sui treni da compiere nell’estate 1974. Per il giudice Guido Salvini è lecito «ritenere che Santoro fosse uno stabile punto di riferimento per i gruppi di estrema destra». Ebbene, nel marzo 1976 sarà Santoro a far espatriare l’autista dei “Marsigliesi” Antonio Pinna, uno dei componenti del “misto” di neofascisti e criminali comuni (almeno sette persone) che la notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 massacrano Pasolini. 

Indice:


Da Porzûs a Gladio
Nel nome Di Dio, 4 - Tra pianti e pianti e pianti, 6 - La Evelina va a morire, 16 - Alberto e Marconi, 18 - Fratelli coltelli, 25 - I monarchici, i repubblicani e gli indifferenti, 27 - Delitti sul lago, 30 - Alla fiera dell'Est, 36 - Fronte unico antislavo, 41 - Intorno a Porzûs, 49 - Bolla, 53 - «Pier Paolo carissimo...», 60 - La croce e il fucile, 72 - Noi vogliam Dio Patria Famiglia, 76 - Guerra non ortodossa, 79 - Il grande fratello, 87 - L’onorevole protogladiatore, 97 - «Il mio corpo nella lotta», 103 - Paramilitari di Stato, 105 - Che cos’è la verità?, 112 - Le due chiese, 115 - I fatti di Ramuscello, 120.

Clero
Il paradiso fiscale, 137 - Tu chiamale se vuoi, raccomandazioni, 140 - Lo stipendio
fisso, 145 - Viva la Rai, 146 - Il colpo dello Strega, 148 - La casa e la chiesa, 150 - Lo Ior tiene Banco, 160.

Stragi, atto primo
Come la santissima trinità, 169 - Chi spara a Portella?, 177 - Operazione malavita,
185 - A Pola come a Portella, come a piazza Fontana, 194 - Foibe?, 199 - Di nuovo canta la mitraglia, 212.

Boom
L’Italia del boom, 225 - Solo Carabinieri, o quasi, 241 - Il testimone, 246 - L’Amerikano, 259 - Venditore di materassi, 269 - L'interferenza Pasolini, 273 - Nasco, 284 - Uomini tutti d’un prezzo, 286 - L’Italia del boom: bombe e stragi, 289 - Legionari e infiltrati, 292 - Si ammazza troppo poco, 320 - Dodici dicembre, 323. 

Stragi, atto secondo
Piazza Fontana, trent’anni dopo, 333 - L’Antiquario, il Paracadutista e l’Anello, 341 - L’altra “verità”, 345 - E se le bombe fossero state due?, 348 - Tora tora, 355 - Poi ci sono i “tragici ragazzi”, 363 - Brescia, piazza della Loggia, 364 - Italicus, 376 - La piramide rovesciata, 390 - 2 agosto 1980, 393 - Le altre “verità”, 402 - Mafiocrazia, 406 - Un Paese di primule e cemento, 413.

L’onorato presidente
Tra la Sicilia e il West, 426 - Burattini e burattinai, 429 - Delitto senza castigo, 437 - Mattei, De Mauro, Pasolini, 448 - L’oro e il piombo, 454 - Cefis piduista?, 459 - Chi è il “vero” capo?, 465 - Il romanzo delle stragi, 468 - Pasolini come Pecorelli?, 478 - Il grande vecchio, 482 - «Se fate debiti, vi maledico», 486 - Pagine roventi, 492 - Come corsari sulla filibusta, 496 - Pagine mancanti, 503 - «Come qualcuno che mi spia di nascosto», 507 - Mattinali, 512 - Mortedison, 529.

Trasformismo
Retrobotteghe oscure, 538 - «Le verità stanno nella penombra», 539 - Opposizione al potere, 543 - Vi odio, cari poliziotti, 551 - Il Pci e il suo doppio, 565.

Il colore del sangue
Eroina di Stato, 569 - «Mistici della democrazia», 576 - Soccorso nero, 578 - Il criminologo, 580 - Rossi e neri, 584 - Attenti a quei tre, 588 - Siamo tutti in pericolo, 598 - Chi sono i Marsigliesi?, 611 - Le iene, 614 - Il colore del sangue, 624.

Fonti

Indice dei nomi e dei luoghi

GIOVANNI GIOVANNETTI (Lucca, 1955). Editore e giornalista. Tra i suoi libri: Belfast. Appunti sulla realtà nord-irlandese (1981), Diario polacco. Immagini di un anno di sindacato libero (1982), Ritorno a Danzica (con A. Sowa, 2004), Sprofondo nord (2011), Frocio e basta (con C. Benedetti, 2012 e 2016), Comprati e venduti (2013), Indagine su Leonardo (2015), Bananopoli (2019), Il tamburo di lotta (2020). 

 



Curatore, Bruno Esposito

Collaborano alla creazione di queste pagine corsare:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi