"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pier Paolo Pasolini:
Un brindisi denegato
Vie nuove
numero 6
11 febbraio 1965
pag. 32
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Nell’incontro con gli scrittori ceki e slovacchi a Praga, nel mio intervento, ho detto qualcosa che forse ha turbato, e forse ha anche un po’ offeso, alcuni di loro. Ho sinceramente espresso una mia impressione che registrava una certa «ossessività» dei loro argomenti: «ossessività» che ha buone ragioni di essere, s’intende. Essi stanno lottando per una «garanzia istituzionale» della libertà dello scrittore, contro i «controlli» politici sul suo lavoro. È un problema che per i marxisti dell’Occidente è inconcepibile. Ma che è uno dei problemi più gravi e
importanti dei paesi dove il marxismo è al potere. Ora a me (certo ingenuamente) sembrava che tale controllo o censura potesse essere vanificato da una effettiva libertà dello scrittore: che è essenzialmente complessità e vastità critico-culturale, prima che «fare poetico», ossia in qualche modo azione. È quest’ultima che può essere impedita, non il pensiero, nei suoi aspetti positivi e innovatori, benché scandalosi. Per es. una decisa, violenta, cosciente modificazione dei problemi del pensiero cecoslovacco in direzione internazionalistica, o – come dicevamo a Praga, addirittura – «planetaria», potrebbe rovesciare naturalmente la situazione: e la maturazione di una nuova, reale situazione critico-culturale, potrebbe vanificare effettualmente il «controllo». Che minaccia di restare incontrollabile se il dibattito avviene all’interno del particolarismo cecoslovacco: se al particolarismo dei politici si contrappone, in un cerchio appunto, ossessivo, il particolarismo degli scrittori. Dato che indubbiamente sono in buona fede ambedue.
Alla fine di una delle nostre sedute, ci siamo trovati con il bicchiere in mano per un brindisi. Rino Dal Sasso mi ha fugacemente deversato all’orecchio il suggerimento di un discorsetto di ringraziamento. Io non l’ho percepito. Ma, non so come, lo hanno percepito gli altri. Così mi sono trovato circondato da una siepe d’occhi che aspettavano da me la parola. Limpidi, intelligenti, dolorosi occhi. Ma io non so fare brindisi, neanche se mi ammazzano, e così mi sono denegato.
Appena tornato in Italia, ho scritto in versi – che non sono versi – una prefazione a una mia nuova raccolta di vecchi racconti. Tra questi versi ce n’è qualcuno che si riferisce all’incontro di Praga. Non sono bei versi. Ma li pubblico, a risarcimento di quella mia denegazione, sapendo che «Vie nuove» arriva in Cecoslovacchia, e vi è letto.
Pier Paolo Pasolini




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