"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
L'ambiguità di Pier Paolo Pasolini
testo letto al convegno organizzato dalla Biennale nell’ottobre 1974
Filmcritica
n° 248
ottobre 1974
pag. 308-309-310
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
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Ogni opera è ambigua. Ma lo dico non in difesa della sua unità; bensì in polemica con la sua unità. Ogni unità è infatti idealistica. (Noi ci poniamo evidentemente, anzitutto, su un terreno culturale materialista). L'ambiguità dell'arte non è dunque, malgrado le apparenze, un dato negativo in quanto irrazionalistico, e quindi decadentistico e borghese. L'ambiguità dell'arte è un dato positivo, in quanto presuppone nell'opera due momenti diversi, che la lacerano, e ne distruggono l'unità, essa sì irrazionalistica, e quindi, se vogliamo, decadentistica e borghese. Il formalismo russo, specie attraverso Sklovskij ha rilanciato l'unità dell'arte, in quanto unità di funzionamento, unità del <<priem>>. Lo strutturalismo che, in questo senso, è lo sviluppo storico del formalismo, continua a ribadire l'unità dell'arte, come <<tutto solidale>>, <<coesività>> ecc. E' vero che sia i formalisti che gli strutturalisti non si dimenticano mai di parlare anche di ambiguità, o, per dirla tecnicamente meglio, di senso sospeso: ma tale ambiguità o canone della sospensione non è che un elemento formale o strutturale: uno dei tanti elementi che compongono l'unità idealistica dell'arte. L'ambiguità non viene opposta all'unità, come un modo totalmente altro di concepire l'arte. La mia ignoranza mi impedisce di definire cosa sia l'ambiguità dell'arte: cioè di dire quali sono due elementi contrari costanti che si scontrano dentro un'opera, inconciliabilmente, fondandone l'ambiguità. I soliti


